Dichiarazione dell’associazione internazionale Memorial sulla sentenza di Julija Timosenko

17 ottobre 2011 - Mosca

Due giorni fa è apparsa su Internet la sentenza emessa a Kiev l’11 ottobre dal tribunale del distretto Pecerski, al processo di Julija Timosenko, ex primo ministro dell’Ucraina.

Non ci è possibile formulare un apprezzamento giuridico circostanziato su questa sentenza, tuttavia riteniamo necessario fare la seguente dichiarazione.

Le incriminazioni di dirigenti politici ritiratisi dal potere, rivolte contro l’una o l’altra decisione del governo da loro presa nel periodo in cui erano al potere, esigono da parte di un tribunale una particolare cautela per definire le intenzioni, il corpo del reato, il danno causato, come pure per fissare il grado della pena. Conviene, inoltre, essere particolarmente attenti al rispetto del diritto a un giudizio equo.
Le informazioni conosciute dell’opinione quanto alla natura del reato imputato a Ju Timosenko, la crudeltà e il carattere abusivo della misura di detenzione preventiva e del giudizio emesso, le molteplici distorsioni delle norme di una procedura giudiziaria equa durante lo svolgimento del processo, ci portano alla conclusione della motivazione politica delle incriminazioni mosse, che possono essere qualificate come regolamento di conti politici. La sentenza resa pubblica non contiene neppure una descrizione completa del corpo del reato imputato a Ju. Timosenko.

Memorial esprime la sua protesta contro l’impiego dell’apparato giudiziario a scopo politico, esige l’annullamento della sentenza e la liberazione di Julija Timosenko.

Direzione dell’ Associazione internazionale «Memorial», 17 ottobre 2011

 

 

Aiutaci a crescere

Condividi su:

Per sostenere Memorial Italia

Leggi anche:

Non chiamatelo padiglione Russia

Lo ha fatto la burocrazia nel 1993, e purtroppo continua a farlo anche la Biennale 2026 che, mentre per altri Paesi adotta una precisione formale, alla Federazione Russa concede il privilegio, o la complicità, di essere chiamata semplicemente Russia. Questa imprecisione nutre una continuità storica che nei fatti non esiste, ma che si allinea perfettamente con la narrazione del Cremlino.

Leggi