Racconti di guerra | Aleksandr Solženicyn

Solženicyn torna ad affrontare le misura breve del racconto con esiti di indiscutibile intensità ed efficacia

Aleksandr SolženicynRacconti di Guerra copertina libro

Racconti di guerra

Jaca Book 2014

pp. 248

€ 14

A cura di Sergio Rapetti

 

Negli anni tra il 1993 e il 1998, dopo i romanzi e i cicli narrativi che l’hanno reso famoso nel mondo, Solženicyn torna ad affrontare le misura breve del racconto con esiti di indiscutibile intensità ed efficacia.

Nascono così i racconti “bipartiti” o “dittici”, tre dei quali già proposti in L’uomo nuovo (Jaca Book, 2013): ambientati negli anni Venti e Trenta, vedevano uomini e donne sotto scacco in una società, che si sperava più giusta, e invece sempre più avvelenata dalla menzogna e dalla violenza.

In questi altri racconti siamo negli anni Quaranta dell’epica guerra contro l’invasore tedesco con un racconto autobiografico, Željabuga e i suoi abitanti cui è stato  unito un romanzo breve magistralmente raccontato “nell’arco di ventiquattr’ore” e intitolato Adlig Schwenkitten. Infine, due racconti ambientati negli anni della perestrojka e oltre: Sulle fratture e Poco importa. Il titolo di quest’ultimo racconto può assurgere a motto del cieco autoritarismo, e dell’altra sua faccia che è il lassismo rinunciatario e il ladrocinio i quali rendono più rovinose le guerre, devastano e rapinano la natura, trasformano la vita sociale in arena della lotta senza scrupoli di speculatori, burocrati e agenti segreti riciclati negli affari. È un luogo di corruzione, miseria e ipocrisia che sembra ancora più invivibile, dopo un’altra grande speranza delusa, per donne e uomini onesti.

 

 

 

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