Nella foto: Angela Merkel
e Vladimir Putin, 2 maggio 2017
(foto: The Russian Presidential
Press and Information Office,
CC BY-SA 4.0)
(di Michael Hesse, Frankfurter Rundschau, traduzione di Simone Zoppellaro)
03 dicembre 2025
alle 08:19
Martin Schulze Wessel, nato nel 1962, è dal semestre estivo 2003 professore di storia dell’Europa orientale presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco. I suoi campi di ricerca sono la storia religiosa dell’Europa centro-orientale e orientale, la storia degli imperi nell’Europa orientale, la storiografia e il pensiero storico in Russia, la storia dell’Europa centro-orientale, in particolare la storia ceca dal 1848, le relazioni transnazionali tra l’Europa orientale, centrale e occidentale. Due anni fa è stato pubblicato il suo libro Der Fluch des Imperiums (“La maledizione dell’impero”) presso l’editore Beck. Lo storico illustra la fallimentare politica tedesca nei confronti dell’Ucraina. La reticenza di Angela Merkel è il frutto di un’incomprensione storica. Il “piano di pace” della Casa Bianca ha causato grande irritazione perché, stando alle intercettazioni telefoniche, il negoziatore statunitense avrebbe ripreso il testo direttamente dalla Russia. Ciononostante, si sta negoziando con impegno per porre fine alla guerra in Ucraina.
Michael Hesse: Schulze Wessel, lei nel suo libro afferma che a partire dal XIX secolo esiste una “nazione ignorata” dalla prospettiva tedesca. Chi ha ignorato l’Ucraina e perché?
Martin Schulze Wessel: Questa zona d’ombra attraversa la politica e l’opinione pubblica del XIX e XX secolo. Si va dalla semplice trascuratezza all’ignoranza deliberata fino alla rimozione attiva. Tutto ciò converge nella percezione tedesca dell’Ucraina. L’Ucraina era – e in parte è ancora – un luogo invisibile nella mappa mentale dei tedeschi.

M. H. Se facciamo un salto verso il presente, nel 2014 la Russia ha annesso la Crimea, scatenando la guerra nel Donbas. L’affermazione di Merkel secondo la quale “il conflitto non può essere risolto con mezzi militari” è stata interpretata da Kyiv come un segnale che non ci si poteva aspettare alcun sostegno militare dalla Germania. Anche questo rientra nel quadro della tradizionale trascuratezza?
M. S. W. Il messaggio fondamentale era: la Germania non reagisce davvero. La Russia non doveva temere alcuna risposta seria, a parte alcune blande sanzioni. All’epoca la politica tedesca si è imposta dei limiti invece di imporli alla Russia. E proprio qui emerge un problema fondamentale della politica tedesca nei confronti della Russia di quegli anni: i fondamenti normativi dell’ordine europeo – come il non allineamento, sancito anche dalla Carta di Parigi del 1990 con la firma di Mosca – non avevano più alcun peso.
M. H. C’è un malinteso storico alla base di tale politica? Steinmeier e Merkel hanno a lungo ragionato secondo il modello descritto da Christopher Clark nel suo libro I sonnambuli: ogni escalation porta a una guerra su vasta scala, quindi è necessario assumere un atteggiamento prudente.
M. S. W. Si tratta di un errore fondamentale. La politica è stata ispirata da uno scenario storico che non descrive con esattezza il 1914 né si adatta al presente. Il libro di Clark ha avuto un enorme successo, Merkel stessa lo ha letto, e suggeriva che molte potenze fossero scivolate allo stesso tempo verso una guerra. Ma nel 2014 e poi di nuovo nel 2022 non c’è stato alcun scivolamento progressivo. C’era un aggressore ben definito. È stato catastrofico inquadrare la situazione in questa narrativa del 1914. Molto più appropriato sarebbe stato lo scenario storico della seconda guerra mondiale: uno stato aggressivo che non viene fermato da un contenimento efficace. Questa consapevolezza è arrivata troppo tardi e ancora oggi è incompleta.
M. H. Se guardiamo ancora una volta al principio del XX secolo, è stata la prima guerra mondiale a plasmare l’immagine tedesca dell’Ucraina?
M. S. W. Sì, la grande guerra, e in particolare la protezione tedesca del dominio dell’etmano Skoropads’kyj nell’Ucraina dichiaratasi indipendente, ha creato il primo legame politico tra i due paesi. Da parte tedesca c’era interesse a ricevere generi alimentari e materie prime, mentre l’Ucraina si aspettava dalla Germania protezione militare per il proprio stato nazionale, che però nel 1918 era de facto sotto il dominio tedesco. Dopo la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, l’Ucraina non riuscì ad affermarsi come stato nazionale. Non esisteva più un’Ucraina indipendente. Era in quel tempo la più grande nazione d’Europa senza un proprio stato nazionale. In questo senso, prese il posto della Polonia, che nel XIX secolo era stata la più grande nazione senza stato. Nel periodo tra le due guerre, gli ucraini vissero sotto il dominio polacco e sovietico. I contatti fra Germania e Ucraina erano soprattutto legati all’emigrazione politica. In questi circoli di emigranti si sviluppò un milieu scientifico e culturale, come ad esempio l’Ukrainisches Wissenschaftliches Institut di Berlino, un’istituzione assai produttiva che svolse importanti ricerche sull’Ucraina.
M. H. Durante la seconda guerra mondiale, alcuni esponenti ucraini, questa volta con l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Orhanizacija ukraïns’kych nacionalistiv – OUN), sperarono nuovamente di poter fondare uno stato al fianco della Germania. Perché fallì?
M. S. W. Dal punto di vista dell’OUN, sembrava aprirsi di nuovo la possibilità di fondare uno stato ucraino al fianco della Germania. Ma il regime nazista aveva già preso una decisione contro l’Ucraina prima dell’invasione dell’Unione Sovietica. L’Ucraina carpatica, nata dalla dissoluzione della Cecoslovacchia, non fu scelta come punto di partenza per un progetto di stato nazionale ucraino, ma fu ceduta all’Ungheria. Era un segnale chiaro: Hitler non voleva un’Ucraina indipendente, nemmeno sotto il dominio tedesco.
M. H. Come reagì la popolazione ucraina all’invasione tedesca?
M. S. W. All’inizio in modo piuttosto benevolo e fiducioso. Bisogna considerare che gli ucraini avevano vissuto sotto il dominio sovietico una dittatura brutale, in particolare con persecuzioni dirette contro i gruppi ecclesiastici e nazionali. L’accoglienza riservata ai tedeschi non era quindi del tutto una messinscena. Ma ben presto divenne evidente il carattere terribile dell’occupazione tedesca. Ci sono molte prove che dimostrano come gli ucraini fossero sconvolti dalla sistematicità e dal carattere capillare e distruttivo della persecuzione degli ebrei. Anche questo cambiò profondamente il loro rapporto con i tedeschi.
M. H. L’Olocausto perpetrato con le fucilazioni fu numericamente devastante quanto lo sterminio nei campi di concentramento. Quale ruolo ebbero gli ucraini in tutto questo?
M. S. W. Lo sterminio di massa degli ebrei fu diretto dalla Germania, che ne ebbe la responsabilità. Ma ci furono molti collaboratori senza i quali l’Olocausto non sarebbe stato possibile in tale forma: l’Ukrainische Hilfspolizei (la Polizia Ausiliaria Ucraina), i collaborazionisti locali. L’Olocausto poté essere realizzato solo grazie al supporto della popolazione locale. Per quanto riguarda la popolazione di origine tedesca in Ucraina, essa costituiva un partner privilegiato della potenza occupante. A livello locale, i tedeschi di Ucraina furono coinvolti nella messa in atto dell’Olocausto.
M. H. La crudeltà dell’occupazione tedesca divenne presto evidente. Ciò portò alla nascita di movimenti partigiani, che a loro volta furono puniti duramente. Quali furono le motivazioni alla base di questa resistenza?
M. S. W. Una ragione importante per la nascita dei movimenti partigiani furono i progetti di colonizzazione pianificati dai tedeschi in Ucraina, ovvero l’espropriazione e l’espulsione degli ucraini a favore di nuovi insediamenti tedeschi. L’intenzione non solo di conquistare l’Ucraina, ma anche di includerla nei piani nazisti del Blut und Boden (lett. “sangue e suolo,” slogan e progetto ideologico nazionalsocialista, n.d.t.), fu subito chiara agli ucraini. Questo fu uno dei motivi principali per cui molti combatterono dalla parte dei partigiani.
M. H. Nell’Armata Rossa combattevano anche truppe ucraine, cosa ignorata dalla memoria tedesca.
M. S. W. Esatto. L’Armata Rossa era un esercito multietnico, ma in Germania viene spesso identificata con “i russi”. Ciò è parte della stessa zona d’ombra. Milioni di ucraini hanno combattuto – e sono caduti in battaglia – contro i tedeschi.
M. H. Lei definisce la Germania e l’Ucraina come le grandi perdenti del dopoguerra: la Germania per le perdite territoriali, l’Ucraina per quelle politiche.
M. S. W. La Germania perse i suoi territori orientali e fu divisa. Dal punto di vista territoriale, invece, l’Ucraina fu inizialmente una vincitrice: come repubblica sovietica raggiunse una grande estensione, comprendendo anche i territori della Volinia e della Galizia. Per la prima volta, tutte le regioni a maggioranza ucraina erano riunite in un unico contesto istituzionale. Ma in quanto repubblica sovietica, l’Ucraina era allo stesso tempo una perdente, perché subito dopo il 1945 ripresero le repressioni sovietiche, in particolare contro i circoli nazionali e religiosi, come la chiesa greco-cattolica.
M. H. Come è cambiato l’interesse verso l’Ucraina dopo il 1945?
M. S. W. Nella Germania Ovest, la colpa tedesca nei confronti dell’Ucraina è stata inizialmente repressa e solo negli anni sessanta viene lentamente affrontata da un punto di vista giuridico. Nella DDR, invece, l’argomento è stato aggirato attraverso una mitologia rivoluzionaria: la colpa è attribuita ai circoli “fascisti” o “militaristi”, non alla popolazione stessa. Ci si autodefiniva come “stati fratelli” solidali. Su questa base nacque uno scambio ad ampio raggio che non esisteva nella Germania occidentale, ad esempio il primo gemellaggio tra città tedesche e ucraine, quello tra Lipsia e Kyiv, all’inizio degli anni sessanta.
M. H. Nonostante l’indipendenza dell’Ucraina, dopo il 1991 la prospettiva tedesca è rimasta sorprendentemente fissata sulla Russia. Da dove viene questa nostalgia persistente per la Russia?
M. S. W. Le ragioni sono molte. Una è la lunga storia della Russia come stato: dal punto di vista tedesco, un’ancora di stabilità in un’Europa orientale di cui si sa poco e che allo stesso tempo si teme. Lo si riscontra nel XIX secolo e lo si ritrova dopo il 1989/91: nella fase della dissoluzione sovietica, lo stato di debolezza della Russia le ha paradossalmente procurato un vantaggio, perché sia la Germania che gli Stati Uniti vedevano in Mosca una forza stabilizzatrice. Ciò ha portato negli anni novanta a una posizione fortemente privilegiata del Cremlino rispetto a Kyiv nella politica tedesca e americana.
M. H. La politica di Helmut Kohl e Angela Merkel si inserisce in questa tradizione?
M. S. W. Sì, assolutamente. Per quanto riguarda Kohl, trovo degno di nota il fatto che avesse una chiara visione nei confronti della Polonia: nessuna nuova frontiera, massima apertura, uno stretto rapporto di vicinato basato sulla fiducia. Si trattava di una visione fortemente ispirata al modello franco-tedesco del dopoguerra, ottimista e costruttiva. Per quanto riguarda l’Ucraina, invece, Kohl era assai cauto, soprattutto per rispetto nei confronti di Mosca. Una volta definì l’Ucraina come “il barattolo di conserva” della Russia, che non va toccato per lungo tempo. Ciò non significa che non avesse buoni rapporti con il presidente Kravčuk. Ma nei conflitti degli anni novanta, l’Ucraina non poteva sperare in un sostegno duraturo tedesco. Angela Merkel ha in sostanza proseguito su questa linea. Insieme al presidente francese, ha svolto un ruolo decisivo al vertice NATO di Bucarest, quando si è trattato di non concedere a Ucraina e Georgia un Membership Action Plan.
M. H. Fermare il Nord Stream 2 e adottare una politica più dura nei confronti della Russia avrebbe potuto impedire la guerra?
M. S. W. Si poteva impedire questa guerra aiutando l’Ucraina in modo più fermo e tempestivo, anche con forniture di armi. La decisione del vertice NATO di Bucarest di non concedere all’Ucraina un Membership Action Plan, dichiarando al contempo che sarebbe diventata membro della NATO in un momento non meglio specificato, è stata una scelta fondamentalmente sbagliata. Si è trattato di un compromesso tra due posizioni, che si è rivelato doppiamente fatale: ha spronato gli imperialisti russi e, allo stesso tempo, non ha fornito alcuna sicurezza all’Ucraina.
M. H. Sulla scena internazionale Friedrich Merz si mostra fermamente a favore dell’Ucraina, ma a livello interno cancella il Bürgergeld (sussidio non dissimile dal reddito di cittadinanza, n.d.t) ai rifugiati ucraini e li declassa al livello dei richiedenti asilo. È un’espressione di quella “trascuratezza” che lei descrive?
M. S. W. Non metterei i due punti in relazione diretta. Il sostegno militare e finanziario all’Ucraina ha una priorità maggiore rispetto al passato sotto il nuovo governo. Il pagamento del sussidio di cittadinanza inizialmente avvantaggiava gli ucraini rispetto agli altri rifugiati, ma questa misura è stata rivista per i nuovi arrivati dall’Ucraina. Va detto, inoltre, che la decisione presa nel 2022 di offrire agli ucraini corsi di lingua a lungo termine per consentire loro di trovare un’occupazione adeguata alle loro qualifiche era sensata. Ciò ha però comportato che la percentuale di ucraini occupati fosse inizialmente inferiore rispetto ad altri paesi europei. Ora si vuole accelerare l’integrazione nel mondo del lavoro, il che è giusto di per sé. Tuttavia, se si riducono le qualifiche linguistiche degli ucraini, ci saranno molti casi in cui persone altamente qualificate saranno impiegate al di sotto del loro livello. In sostanza, questo non è un vantaggio neppure per la Germania.
M. H. Come valuta le odierne iniziative di pace della Casa Bianca, in particolare il cosiddetto piano in 28 punti, assai controverso, e il dibattito sui possibili negoziati?
M. S. W. Il piano originale in 28 punti era assai problematico perché avrebbe costretto l’Ucraina a fare pesanti concessioni per quanto riguarda il proprio territorio e la propria sovranità, rimanendo molto vago sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Inoltre, gli Stati Uniti hanno dato all’Ucraina un ultimatum per accettare il piano. La fine della guerra sarà possibile solo se verranno create reali garanzie per l’Ucraina. A tal fine, occorrerebbe innanzitutto un cessate il fuoco e una potenza occidentale che faccia da garante. Attualmente, però, gli Stati Uniti agiscono come mediatore di parte, incline alla Russia, e non come potenza protettrice. Ciò era già emerso durante il vertice americano-russo in Alaska e rappresenta una sfida completamente nuova. L’Europa e l’Ucraina sono lasciate a sé stesse.
M. H. Cosa serve oggi con più urgenza alla Germania riguardo all’Ucraina?
M. S. W. La conoscenza storica. A parte la Polonia, dopo il 2022 l’Ucraina è diventata, inaspettatamente per molti, il vicino orientale più importante della Germania. Senza una profonda comprensione della sua storia, la Germania non può formulare una politica coerente e a lungo termine. Altrimenti tutto si limita una serie di improvvisazioni compiute un passo dopo l’altro, senza un quadro strategico.

