Cosa succede ai minori ucraini nelle zone occupate dai russi?

Oltre a controllare temporaneamente una parte del territorio dell'Ucraina, la Federazione russa conduce un lavoro sistematico fatto di distruzione del contesto scolastico, esclusione della lingua e della cultura, militarizzazione forzata per intervenire sulla coscienza di bambini e adolescenti ucraini.

(Nella foto: alunni membri della Junarmija
in una scuola della Crimea, aprile 2022, CC BY-SA 4.0,)


(di Mariia Krasnenko, esperta di migrazioni interne; traduzione a cura di Memorial Italia)


9 gennaio 2026 
alle 11:07


Nei territori ucraini temporaneamente occupati dai russi, bambini e adolescenti sono oggetto di una politica di russificazione che mira a cancellare il loro senso di appartenenza all’Ucraina. La scuola è diventata lo strumento principale di controllo e “rieducazione” dei minori. Proponiamo qui la traduzione di un articolo pubblicato dall’organizzazione non governativa ucraina per i diritti umani Zmina, dedicato al tema dell’istruzione nei territori ucraini sottoposti a occupazione.



A tutt’oggi quasi il 20% del territorio ucraino resta temporaneamente occupato dalla Federazione Russa. Una parte di esso già da undici anni. Secondo i dati delle organizzazioni della società civile, fino a 1,6 milioni di bambini sono rimasti nei territori temporaneamente occupati (TTO) e hanno svolto il loro intero percorso di scuola dell’obbligo (dalla prima all’undicesima classe, ovvero dalla prima elementare alla terza superiore, N.d.T.) nel sistema scolastico russo. Proprio i bambini e gli adolescenti sono uno dei gruppi più delicati della popolazione civile che la Russia cerca sistematicamente di rieducare secondo i suoi modelli, utilizzando per questa riforgiatura ogni risorsa e strumento a disposizione. E proprio su di essi si sofferma l’articolo. 


L’istruzione come strumento di annientamento dell’identità


Tutte le scuole nei territori occupati sono state obbligate ad aderire al sistema scolastico russo – i cosiddetti Standard federali d’istruzione.


Gli obiettivi perseguiti da tali standard sono espliciti e comprendono la formazione di un’identità civica russa, lo sviluppo dell’ “orgoglio per la storia della Federazione Russa”, il radicamento di un senso di appartenenza al “popolo multietnico della Federazione Russa”. Nei territori occupati, gli sforzi per raggiungere questi obiettivi sono ancora più intensi. 


Dal percorso scolastico sono escluse la lingua e la letteratura ucraine, la storia dell’Ucraina e altre branche dell’ucrainistica.


La letteratura ucraina è stata estromessa dalle biblioteche, soprattutto da quelle scolastiche. A essere bandite sono le pubblicazioni di carattere letterario, storico, pubblicistico, i libri per l’infanzia. Nelle zone occupate, nel peggiore dei casi un libro ucraino può mettere a rischio la vita, nel migliore risulta semplicemente introvabile, non è fisicamente reperibile né nelle biblioteche, né in commercio; restano solo i libri che le persone tenevano nelle proprie case. La messa al bando di oggetti e libri ucraini è un tentativo strategico di cancellare il futuro ucraino attraverso l’educazione dei bambini.


Repressioni e coercizione


I genitori che provano a rifiutare l’istruzione russa o desiderano far studiare i figli a distanza nelle scuole ucraine rischiano la perdita della potestà genitoriale o diventano a loro volta oggetto di “lavoro educativo”. Certo, la situazione cambia a seconda della regione e della durata dell’occupazione e ci sono casi in cui evitare la scuola russa è stato possibile, ma in generale la situazione è critica. 


Gli insegnanti che subito dopo l’occupazione hanno opposto resistenza alle norme russe hanno subìto persecuzioni, intimidazioni e in alcuni casi sono stati costretti a riqualificarsi secondo gli standard russi. Proprio per questo, una parte dei docenti ucraini ha abbandonato l’insegnamento, optando per modi diversi di guadagnarsi da vivere che non implicassero un’ingerenza ideologica. 


Va detto che a lavorare nei territori occupati, soprattutto in quelli invasi dopo il 24 febbraio 2022, sono stati chiamati i cosiddetti insegnanti “condotti”. Si tratta di insegnanti provenienti dalla Federazione Russa che, in cambio di uno stipendio maggiorato, per un certo periodo lavorano in territori dove c’è scarsità di personale: nei paesini di campagna o, nel nostro caso, nei TTO, dove è necessario “educare” in modo più efficace.


Per gli alunni con bisogni educativi speciali la situazione è ancora più critica: i Centri per le risorse per l’inclusione ucraini nei TTO hanno cessato di funzionare e il sistema russo non ha nulla di analogo a queste istituzioni; in generale, l’atteggiamento verso “l’inclusione” è completamente diverso. Questi bambini semplicemente sono lasciati fuori dal sistema scolastico, dato che esso li percepisce come “sbagliati” e “inutili”


Inoltre, il 24 dicembre 2024 nella sua “Strategia per il contrasto dell’estremismo” la Federazione Russa ha sancito l’immagine dell’Ucraina come fonte del “neonazismo” e come “minaccia globale”. Una narrazione ufficiale che legittima una politica di genocidio culturale: qualunque ostentazione della lingua, dei simboli, dell’istruzione o delle tradizioni ucraine è soggetta a repressioni.


La militarizzazione dell’infanzia: la “Junarmija” e la propaganda


Nel maggio del 2025 è stato ufficialmente confermato il primo caso registrato di morte di un membro della “Junarmija” in servizio nelle file dell’esercito russo. Il ragazzo aveva firmato il contratto con le forze armate della Federazione russa il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno ed era partito per il fronte. È morto dopo una settimana. 


La militarizzazione è di fatto riconosciuta come principale componente della politica educativa sotto occupazione. I bambini sono attivamente coinvolti in movimenti militar-patriottici russi come quello degli “Orljata” (“Gli aquilotti”) e della “Junarmija” (sul tema si veda il contributo di Francesca Lazzarin in questa sede, N.d.T.). Nelle scuole si tengono le “Conversazioni su questioni importanti”, durante le quali si esalta l’esercito russo e si giustifica la guerra. Oltre a ciò, i bambini dei TTO vengono inviati in diverse regioni della Russia per una “formazione militare patriottica”: di fatto, sono inviati in campi di addestramento dove sono preparati a servire nell’esercito della Federazione Russa. 


Incentivazione di una politica giovanile aggressiva


Nel 2025 la Federazione Russa ha stanziato 66 miliardi di rubli (all’incirca 733 milioni di dollari statunitensi) solo per l’attuazione di una politica giovanile che ha come obiettivo l’innalzamento dal 40 al 70% della quota di giovani con un “orientamento patriottico”. È, anche questa, parte di una strategia generale che si espande oltre i confini della Russia e dei territori occupati: la propaganda russa è molto attiva su TikTok, Telegram, YouTube e altre piattaforme, sia nelle regioni dell’Ucraina ancora sotto controllo ucraino, sia all’estero. Proprio per questo azioni di contrasto e contromisure sono urgenti.


Che cosa significa tutto ciò?


Significa che


la Russia non solo controlla temporaneamente una parte del territorio ucraino, ma conduce anche e soprattutto un lavoro sistematico per intervenire sulla coscienza dei minori ucraini:


un lavoro che comprende la distruzione del contesto scolastico, l’esclusione della lingua e della cultura ucraina e la militarizzazione forzata. Una simile politica va assolutamente contrastata, aiutando i bambini e i giovani a comprendere il loro legame con l’Ucraina e a scegliere di trasferirsi nei territori sotto il controllo ucraino.

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