27 febbraio 2026. Undici anni senza Boris Nemcov.

“Il compito dell’opposizione adesso è fare informazione e dire la verità.

E la verità è che Putin significa guerra e crisi”.

Boris Nemcov, post su Facebook del 31 gennaio 2015.


Sono trascorsi undici anni dall’assassinio di Boris Nemcov, strenuo oppositore del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e organizzatore di manifestazioni contro l’occupazione della Crimea e l’intervento militare nel Donbas del 2014. Il 27 febbraio 2015 Boris Nemcov è stato assassinato a colpi di arma da fuoco sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij, a pochi passi dalle mura del Cremlino. In questo 2026 teniamo in modo particolare a ricordarne la persona e l’attività, proponendo la traduzione italiana del dossier Putin. Guerra, pubblicato il 12 maggio 2015 e presentato alla stampa da Il’ja Jašin, stretto collaboratore di Nemcov, che, ricordiamo, nel 2022 è stato condannato a otto anni di reclusione per essersi apertamente espresso contro il massacro di Buča. Jašin è stato rilasciato nell’ambito dello scambio di prigionieri tra Federazione Russa e Occidente il 1 agosto del 2024.

 

L’occupazione della Crimea è la vergogna della Russia!
(Mosca, 2014)



Tuttavia, come ci ricorda Elena Kostioukovitch, ci sono sempre fiori freschi sul ponte dove Boris Nemcov è stato assassinato, e molte persone, anche se con sempre maggiori difficoltà, inseriscono i propri nomi nello schedario elettronico sul sito web Ponte Nemcov che ricostruisce il suo caso, riporta tutte le sue interviste e parole, ne onora il nome e gli ideali, chiede giustizia per lui e un riconoscimento toponomastico della sua figura.


Il dossier Putin. Guerra è redatto da Il’ja Jašin e Ol’ga Šorina sulla base dei materiali raccolti da Boris Nemcov relativi all’intervento militare russo in Ucraina del 2014-2015. Pubblicato il 12 maggio 2015 sulla pagina Internet, ancora disponibile, Putin. Itogi, il dossier fa luce sui preparativi della Federazione Russa in vista dell’annessione della Crimea e sul coinvolgimento dell’esercito russo nella guerra del Donbas, negati all’epoca dal governo della Federazione Russa.

Boris Nemcov, allora copresidente e deputato della Duma regionale di Jaroslavl’ per il partito RPR-PARNAS (Partito repubblicano russo – Partito della libertà popolare), aveva iniziato a lavorare al dossier alla fine di gennaio del 2015, poco prima della sua morte.


Premessa

            L’idea di questo dossier è di Boris Nemcov. Un giorno è arrivato alla sede del partito e ha annunciato a voce alta: “Ho capito cosa dobbiamo fare. Bisogna scrivere il dossier Putin. Guerra, stamparne tantissime copie e distribuirle per strada. Spiegheremo perché Putin ha scatenato questa guerra. Soltanto così sconfiggeremo la propaganda”. Nemcov ha guardato con aria trionfante le persone che aveva intorno, come faceva ogni volta che gli veniva in mente una buona idea. “Che ne dici, Šorina? Ti piace?”, e ha abbracciato Ol’ga.

            All’inizio del 2015 Boris ha iniziato a raccogliere materiali per il dossier. Ha lavorato molto sulle fonti aperte, ha trovato persone disposte a condividere le informazioni. Nemcov credeva che il tentativo di fermare la guerra fosse un gesto di autentico patriottismo. La guerra con l’Ucraina è un crimine vile e cinico che il nostro paese pagherà con il sangue dei propri cittadini, con la crisi economica e l’isolamento internazionale. In Russia questa guerra non serve a nessuno, se non a Putin e al suo entourage.

            Boris non ha avuto il tempo di scrivere il testo del dossier. Il 27 febbraio 2015 è stato assassinato sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij, proprio di fronte alle mura del Cremlino. Si sono fatti carico di portare a termine l’impegno preso da Nemcov i collaboratori, gli amici e le persone che ritenevano importante questo lavoro. Il dossier si basa sui materiali preparati da Boris. Contenuti, appunti manoscritti, documenti: tutto ciò che Boris ha lasciato è stato utilizzato per preparare il testo.

            Il nostro compito è dire la verità sull’ingerenza del Cremlino nella politica ucraina, ingerenza che ha condotto a una guerra tra i nostri popoli. Una guerra che bisogna fermare immediatamente.


Conclusioni

            Spesso la guerra in Ucraina orientale è definita “guerra ibrida”. Sembra trattarsi di una singolare invenzione di Vladimir Putin: non un’aggressione militare diretta, ma la creazione di un conflitto armato sul territorio di uno stato confinante in modo tale che sia formalmente impossibile attribuirne la responsabilità al promotore. Il Donbass è in fiamme e il presidente russo, candido, chiede: “Che prove avete?”.

            “Putin è un uomo molto furbo. Dice a tutti che laggiù le truppe non ci sono’. E a noi invece, alla svelta: forza, andate!”: il carrista russo Dorži Batomunkuev, originario della Buriazia, ferito nei pressi di Debal’cevo, ha spiegato così, con parole semplici, la sostanza dei fatti.

            Mettiamo i puntini sulle i. “Guerra ibrida” nell’interpretazione di Putin significa:

            Ambiguità. Da una parte combattiamo con l’Ucraina, e questo lo capiscono tutti. In territorio russo sono attivi campi di addestramento per combattenti, i convogli di carri armati si muovono in direzione del confine ucraino, i leader separatisti concordano le azioni al Cremlino. Ma dall’altra parte non combattiamo. Alle domande dirette Putin scuote la testa con convinzione, al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite Čurkin nega con sdegno le accuse rivolte all’indirizzo del Cremlino.

            Falsità. I paracadutisti russi sono stati catturati in territorio ucraino? Ma no, si sono persi. È dimostrato che i separatisti usino armi russe? Le avranno comprate in uno spaccio militare. Si spara sugli ucraini dal territorio russo? Ma no, si bombardano da soli. Ci sono nomi e cognomi dei soldati russi morti in Ucraina orientale? Ma pensa un po’.

            Vigliaccheria. Né Putin né i suoi generali hanno abbastanza coraggio per riconoscere l’aggressione militare nei confronti dell’Ucraina. Bugie codarde e ipocrisia sono spacciate per grande saggezza politica.

            La guerra vigliacca e vile scatenata da Putin costerà cara al nostro paese. Pagheremo questo azzardo con le vite dei nostri soldati, la crisi economica e l’isolamento politico.

            Pagheremo con l’ostilità dei nostri alleati storici. Nessun altro popolo è più vicino e caro ai russi di quello ucraino. Sono nostri fratelli – non c’è retorica in queste parole – e la guerra tra russi e ucraini nel Donbass si può descrivere soltanto come una guerra fratricida.

            Questa guerra è una vergogna per il nostro paese. Ma il problema non si risolverà da sé. Bisogna fermare Putin. E lo potrà fare solo il popolo russo.

            Fermiamo questa guerra insieme.

CONTINUA A LEGGERE

Aiutaci a crescere

Condividi su:

Per sostenere Memorial Italia

Leggi anche: