14 aprile 2026
alle 09:32
Ospitiamo la lettera aperta di due critici d’arte, che devono restare anonimi a causa delle politiche repressive del regime russo nei confronti delle opinioni libere. La lettera si riferisce alla decisione della rivista italiana Exibart di pubblicare una copertina appositamente preparata per il numero da un artista vicino al regime putiniano, Nikas Safronov, una decisione che ha provocato un’accesa polemica nel mondo delle riviste d’arte del nostro paese. La rivista ArtTribune ha apertamente criticato la decisione di Exibart; Exibart ha poi risposto chiarendo le proprie posizioni. Secondo gli autori della lettera, la pubblicazione su Exibart rappresenta una forma di soft power. Essi analizzano la copertina e spiegano perché risulti inaccettabile nelle attuali circostanze storiche. Memorial Italia condivide con gli autori della lettera aperta la critica alla scelta editoriale della rivista Exibart, ma le opinioni qui espresse e le richieste avanzate dagli autori della lettera sono riconducibili solo a questi ultimi e non rispecchiano necessariamente quelle di Memorial Italia.
Lettera aperta agli editori della rivista Exibart in relazione alla pubblicazione nel numero 131 (gennaio – marzo 2026)
La ragione di questo appello è la pubblicazione, sulla copertina del vostro numero, di un’immagine realizzata appositamente per la rivista dall’artista Nikas Safronov. Nel numero compaiono inoltre quattro pagine di un articolo esclusivamente elogiativo dedicato allo stesso Safronov. Safronov è noto come pittore di corte del regime di Putin ed è stato insignito di onorificenze del Servizio di intelligence esterna della Federazione Russa.

La pubblicazione, sulla copertina di una rivista europea, di un’immagine di Stalin — insieme alla fotografia di Putin e ai ritratti di un elefante e di un orso associati alla pubblicità di Rosneft — riproduce in modo diretto i principali messaggi della propaganda statale russa, un piccolo esempio di “soft power” che aggira il regime sanzionatorio dell’Unione Europea. Il messaggio che filtra dall’articolo e dalle immagini riprodotte appare distante dalla ricerca in ambito storico ed artistico, e sposa appieno alcuni dei temi della propaganda putiniana.
Il contenuto della vostra pubblicazione avrebbe dovuto apparire evidente a chiunque; tuttavia, poiché essa è stata comunque pubblicata, riteniamo necessario spiegare perché sia inaccettabile.
Memoria delle generazioni — così si intitola l’immagine della copertina, raffigurante una ragazza adolescente che tiene una bandiera con il ritratto di Stalin, sullo sfondo di un soldato e del monumento La Madrepatria chiama (1959), un’immagine chiaramente pensata per rimandare lo spettatore alla Seconda guerra mondiale. Questa immagine contiene una manipolazione storica e politica per le ragioni che illustriamo qui di seguito.
Le bandiere con l’immagine di Stalin non furono utilizzate nelle truppe sovietiche e il ruolo di Stalin negli eventi militari non è generalmente valutato in modo positivo. Tuttavia, è proprio sotto Putin che la figura di Stalin ha acquisito una connotazione positiva, in quanto è stato avviato un processo di riabilitazione legato al suo presunto ruolo nella vittoria sul fascismo.
Sempre durante il governo di Putin è stato introdotto a livello legislativo il divieto di mettere a confronto i regimi staliniano e hitleriano, e sono iniziate persecuzioni nei confronti di chi esprime interpretazioni delle azioni dell’Unione Sovietica durante la guerra che contraddicono la versione ufficiale.
Allo stesso tempo, non si può dimenticare che la Seconda guerra mondiale ebbe inizio con l’occupazione congiunta della Polonia (1939) da parte di Hitler e Stalin, conseguenza del loro accordo. In seguito, sulla base dello stesso patto, l’URSS occupò anche i Paesi baltici — Estonia, Lettonia e Lituania (1940). Inoltre, le repressioni di massa, che colpirono anche l’esercito sovietico, indebolirono seriamente la preparazione del paese alla guerra contro la Germania hitleriana. Tuttavia, nella Russia di Putin questi fatti non vengono discussi, mentre si esercita un controllo attivo sulla cosiddetta “memoria delle generazioni”. Ciò avviene, tra l’altro, attraverso i manuali scolastici obbligatori di storia curati da Vladimir Medinskij, pubblicati e introdotti con urgenza nelle scuole dopo l’inizio della guerra. La memoria storica legata all’epoca staliniana viene inoltre distrutta attraverso le azioni repressive dello Stato nello spazio della memoria storica delle generazioni:
- È stata proibita l’attività di “Memorial” (Premio Nobel per la Pace 2022) e il suo dirigente Oleg Orlov è stato incarcerato.
- È stato chiuso il Museo del Gulag.
- Centinaia di monumenti dedicati alle vittime delle repressioni di massa sono stati smantellati in molte regioni della Russia.
- È in corso una campagna contro l’iniziativa civica “Ultimo indirizzo”, durante la quale dalle facciate delle case vengono rimosse le targhe con i nomi delle persone un tempo vissute lì e poi vittime delle repressioni.
- Infine, il 2025 è diventato l’anno della più ampia installazione di monumenti a Stalin, tanto che ormai in Russia sono più di 125.
Nel contesto sopra descritto, la pubblicazione dell’immagine di Stalin sulla copertina di una rivista europea sembra parte di una politica volta alla ricostruzione del culto della personalità di Stalin in Russia coerentemente con quanto sta facendo Putin per consolidare il suo potere.
Un’ulteriore manipolazione politica presente nell’immagine da voi pubblicata consiste nel porre in primo piano la figura di una ragazza adolescente, alla quale — secondo l’intenzione di Safronov — dovrebbe essere trasmessa una memoria positiva di Stalin e la relativa narrazione ideologica. Proprio questo espediente manipolativo è oggi ampiamente utilizzato dalla propaganda russa: attraverso la riscrittura della storia e la giustificazione dei crimini del passato, si cerca di legittimare l’attuale guerra in Ucraina.
Ma la gioventù russa contemporanea non segue sempre le ideologie che le vengono proposte. I sondaggi mostrano che tra i giovani il sostegno all’attuale guerra in Ucraina è inferiore rispetto a quello delle generazioni più anziane. Molti di loro si sono consapevolmente espressi contro la guerra. Così, nel solo anno compreso tra febbraio 2022 e marzo 2023, a causa della loro posizione antimilitarista, 544 minori sono stati fermati dalle autorità, e almeno 20 sono già stati condannati per le loro opinioni. Attualmente vengono inoltre aperti nuovi procedimenti penali contro due adolescenti già incarcerati, Arsenij Turbin e Nikita Uvarov, entrambi condannati a cinque anni di prigione.
Rosneft, le sanzioni e il finanziamento diretto della guerra
La prima illustrazione dell’articolo è un dipinto raffigurante un elefante e un orso; sul tavolo davanti a loro si trova una tovaglia con il marchio aziendale della compagnia “Rosneft”, e sopra di essa compare anche il logo della compagnia petrolifera. L’immagine in questione è il manifesto informativo della mostra di Nikas Safronov, tenutasi in India e organizzata in occasione della visita di Putin del 4–5 dicembre 2025. È noto che la compagnia Rosneft sia inclusa nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (19º pacchetto di sanzioni), degli Stati Uniti (22 ottobre 2025), nonché del Regno Unito e del Canada.
Le sanzioni sopra menzionate sono state significativamente rafforzate alla fine del 2025. Nel vostro articolo non viene indicato che l’inaugurazione ufficiale della mostra, il 6 dicembre, è stata programmata proprio in coincidenza con la visita di Putin (4–5 dicembre 2025), come parte di una strategia di soft power, come ha scritto apertamente la vostra corrispondente Rugiada Sentieri.
I proventi finanziari derivanti dalla vendita del petrolio costituiscono una delle principali fonti di entrata del regime russo, permettendogli di proseguire la guerra che ha già causato la morte di decine di migliaia di persone in Ucraina. È proprio per questo motivo che l’azienda Rosneft è stata inserita nelle liste sanzionatorie.
Va inoltre ricordato che Igor Sechin, direttore di Rosneft, è un intimo alleato di Putin. In diverse occasioni è stato accusato di legami con i servizi di intelligence ed è comparso anche nelle inchieste anticorruzione condotte da Aleksej Naval’nyi.
Artista del popolo e collaborazione con il Servizio di intelligence estero della Federazione Russa
Nel vostro articolo viene menzionato il titolo di “Artista del Popolo della Russia” conferito a Nikas Safronov, un’onorificenza istituita da Stalin nel 1943. Da allora, l’assegnazione di questo titolo ha risposto prevalentemente a finalità politiche, a servizio di chi governa e non presenta alcuna reale correlazione con il valore artistico o con il riconoscimento internazionale dell’artista. Anzi, spesso il conferimento di tale titolo risulta inversamente proporzionale al riconoscimento da parte della scena artistica russa e internazionale.
Nikas Safronov, inoltre, nelle interviste pubblicate sottolinea apertamente le proprie simpatie per Putin: “Sarei incredibilmente felice se posasse per me e dipingerei con grande piacere il suo ritratto ufficiale. Se riuscissi a concordare [con lui un momento e se] il presidente della Russia potesse trovare il tempo, sarebbe meraviglioso” (24 giugno 2025). Il 13 marzo 2025, Putin ha inoltre consegnato a Donald Trump un suo ritratto dipinto da Safronov.
È particolarmente importante sottolineare che, tra le altre onorificenze statali, Nikas Safronov ha ricevuto due riconoscimenti dal Servizio di intelligence estero della Federazione Russa:
- Medaglia dello SVR della Russia “100 anni dell’INO–PGU–SVR (Servizio di intelligence estero)”. “Conferita ai funzionari e ai veterani dei servizi di intelligence, nonché a persone che hanno fornito un contributo significativo.”
- Premio del Servizio di intelligence estero della Russia intitolato all’accademico E.M. Primakov, 2022.
La valutazione negli ambienti artistici russi
Nella comunità artistica russa Nikas Safronov gode di pessima fama. In un articolo recente, viene descritto così: “Per i critici dell’arte il nome di Safronov è diventato un termine quasi proverbiale — l’incarnazione del cattivo gusto e di un ostentato servilismo nei confronti del committente” (Sorin Brut, Novaja Gazeta, 12 giugno 2025).
Ciò spiega perché nessuna autorevole rivista d’arte in Russia abbia scritto della mostra sopra menzionata (!). La pubblicazione, nella vostra rivista, di un articolo dedicato a Nikas Safronov — e ancor più della copertina realizzata appositamente da lui per il vostro numero — appare quindi come un progetto di soft power, molto probabilmente promosso dalla Rosneft e dal Servizio di intelligence esterna della Federazione Russa.
Lo stesso Nikas Safronov giustifica l’attuale ideologia statale e la necessità di una forma di censura culturale per le nuove generazioni. Come ha dichiarato: “Attualmente è particolarmente urgente la questione di una corretta politica culturale. A mio avviso, è proprio lo Stato che deve determinare il grado della nostra integrazione nella cultura mondiale e il livello della presenza straniera nel nostro spazio culturale, regolando l’entità dell’influenza estera sulla popolazione russa, in primo luogo sui giovani.” (Razvedčik — “Agente segreto”, rivista ufficiale dello SVR, sezione «L’arte dell’intelligence», 2024, n. 1/6, p. 96).
Nell’ultima riga del vostro articolo si fa riferimento ai futuri progetti europei di Safronov. L’articolo appare dunque come una sorta di presentazione informativa — o pubblicitaria — per tali progetti futuri.
Sul vostro sito è indicato il tariffario che specifica il costo della pubblicazione di una copertina nella rivista e di un articolo. Tuttavia, la redazione rimane responsabile dei contenuti pubblicati, sia nell’ambito della normativa relativa alla violazione dei regimi sanzionatori, sia per eventuali forme di propaganda indiretta veicolate attraverso la pubblicazione dell’articolo e della copertina di Nikas Safronov.
Alla luce di quanto sopra esposto, si richiede alla testata EXIBART quanto segue:
- Il ritiro del numero della rivista dalla circolazione e una comunicazione ai lettori (ben 180.000 iscritti sui social media e 15.000 abbonati alla versione cartacea) sulle ragioni di tale decisione.
- Chiediamo che nel numero successivo vengano fornite spiegazioni e chiarimenti sull’articolo pubblicato e su un eventuale coinvolgimento dei servizi di propaganda russi.
- La divulgazione delle informazioni relative al finanziamento della pubblicazione, poiché essa potrebbe essere collegata a interessi diretti del Servizio di intelligence esterna della Federazione Russa e/o a un aggiramento del regime sanzionatorio da parte dell’azienda russa di stato Rosneft, qualora la pubblicazione sia stata indirettamente finanziata da tale compagnia petrolifera.
P.S. Nelle carceri russe, tra circa 1400 prigionieri politici, si trovano anche coraggiose artiste: Ljudmila Razumova (7 anni di carcere per scritte contro la guerra) e Anastasija Djudjaeva (3 anni e mezzo di carcere per volantini antimilitaristi); poetesse e drammaturghe come Anastasija Berežinskaja (8 anni di carcere per post contro la guerra), Evgenija Berkovič e Svetlana Petrijčuk (6 anni di carcere ciascuna). In prigione è morto, a seguito di uno sciopero della fame, il pianista Pavel Kušnir, che aveva definito “una vergogna per la nostra patria” l’uccisione dei civili ucraini a Buča. L’insegnante di disegno Daniil Kljuka è stato condannato a 20 anni di carcere (per grafica politica e per aver trasferito 2000 euro in aiuto ai suoi parenti ucraini). Le leggi repressive e censorie introdotte dopo il 2022 vietano di criticare la guerra, le autorità e il terrorismo del XX secolo, nonché di parlare di qualsiasi forma di tematiche LGBTQ+.

