Venezia, 6 maggio 2026. “Dai margini dell’Impero alla laguna aperta”. Azione socio-artistica pubblica durante la Biennale di Venezia.

A Venezia, mercoledì 6 maggio 2026 dalle 11:00 alle 14.00, durante il primo giorno di preview della 61ª Biennale di Venezia, si svolgerà nello spazio pubblico della città l’evento Dai margini dell’Impero alla laguna aperta.


Il progetto Dai margini dell’Impero alla laguna aperta porta l’attenzione sugli artisti provenienti da nazioni colonizzate e sui popoli indigeni all’interno del territorio dell’attuale Federazione Russa – quasi 200 popoli, dalle grandi nazioni alle comunità indigene, per un totale di circa 26 milioni di persone – la cui presenza culturale e politica rimane in gran parte assente sia dalla consapevolezza pubblica sia dai quadri istituzionali.


Nel contesto della guerra in corso della Federazione russa contro l’Ucraina, l’azione evidenzia la continuità tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne, tra cui repressione, assimilazione forzata e il sistematico silenziamento – o appropriazione – delle voci indigene.

Questo contesto è stato esplicitamente riconosciuto dalle istituzioni europee. Nella risoluzione del 26 febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha affermato che lo Stato russo non tutela l’identità delle comunità etniche e favorisce fenomeni di xenofobia, razzismo e il predominio di una narrazione “grande russa”. Ha inoltre sottolineato che una trasformazione democratica duratura della Federazione Russa richiede processi di de-imperializzazione e decolonizzazione.

Allo stesso modo l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), nella Risoluzione 2540 (2024), ha definito la Federazione Russa uno Stato di fatto centralizzato e ha condannato la russificazione forzata, la repressione e la discriminazione nei confronti dei popoli indigeni e delle minoranze etniche.

Anche la dichiarata riapertura del padiglione ufficiale russo alla Biennale entra in tensione con la realtà vissuta da queste comunità.

Il progetto presentato a Venezia si manifesta come azione performativa.

Ha inizio con un gesto simbolico: l’uscita dallo spazio chiuso e “in ombra” dietro il padiglione russo, segnato dalla scritta temporanea Тюрьма народов / GULAG dei popoli che richiama storie di repressione, genocidi e cancellazione.

I partecipanti si presentano nello spazio pubblico aperto tra l’ingresso ai Giardini e la laguna, un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura.

Ogni partecipante porta con sé e presenta opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunità sottorappresentate.

Queste opere non sono esposte all’interno di strutture istituzionali, ma vengono mostrate e attivate nello spazio pubblico.

Ogni partecipante diventa così un padiglione vivente, incarnando una cultura e presentando opere in luogo di rappresentanze nazionali assenti. Insieme, danno forma a una mostra temporanea e diffusa – una configurazione pubblica di corpi, voci e opere.

La performance si sviluppa attraverso la presenza simultanea delle opere e la pronuncia di nomi e testimonianze in diverse lingue, trasformando la visibilità in un atto di memoria e riconoscimento di una vasta realtà multiculturale ancora in gran parte assente sia dalla conoscenza internazionale sia dalla rappresentazione artistica, a causa di una lunga storia di espansione imperiale, centralizzazione politica, repressione culturale, russificazione forzata, deportazioni di massa, persecuzioni etniche, violenza genocidaria, mobilitazione e reclutamento forzato nella guerra in corso in Ucraina, nonché di altre forme di discriminazione sistemica.

Spiegano gli organizzatori: “Questa è una mostra senza muri, dove i corpi portano le opere e la visibilità stessa diventa il lavoro. Si mette in relazione diretta con il titolo della Biennale, In Minor Keys. Il progetto mette in primo piano coloro che sono stati storicamente relegati in una posizione ‘minore’ – marginalizzati politicamente, soppressi culturalmente ed esclusi dalle narrazioni dominanti. Qui il ‘minore’ non è una categoria estetica o gerarchica, ma strutturale: indica la condizione di popoli le cui voci e vite sono state sistematicamente ridotte, silenziate o strumentalizzate. Portando queste voci in uno spazio aperto, il progetto le sposta dai margini e dà loro una visibilità pubblica, fuori dalle gerarchie mentali e dallo stesso concetto di minore”.

Il progetto si realizza simbolicamente nello spazio pubblico della città di Venezia, storico crocevia di culture, nel giorno di preapertura di uno dei principali eventi artistici internazionali, per ribadire ancora una volta che i popoli della Russia aspirano alla pace, all’apertura e a un dialogo diretto al di fuori delle mura dell’impero.

È uno spazio di diversità, libertà e di un futuro comune e pacifico in un mondo libero e aperto.

Il progetto è realizzato con la partecipazione di Arts Against Aggression, Memorial Italia, Free Nations League.

Per maggiori informazioni: decolonizart@gmail.com.

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Genova, 23 aprile 2026. La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz.

Per lungo tempo non ci fu biancheria di ricambio. Ognuna di noi cercava di procurarsi qualcosa e di lavarlo, ma di norma avevamo soltanto la neve a disposizione. E per di più non c’erano detersivi di sorta, quindi si versava sulla cenere l’acqua ottenuta facendo fondere la neve e si lavava con quello. Ce ne andavamo in giro mal lavate, con gli abiti mal risciacquati e poco asciutti. Ai bagni ci davano poca acqua che – in mancanza di sapone – finiva soltanto con lo spalmare la sporcizia su tutto il corpo. In genere ne uscivamo a strisce, come le zebre. Giovedì 23 aprile 2026 alle 17:30 a Genova la Libreria San Paolo (piazza Matteotti 31-33) ospita la presentazione del volume La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz, ultima pubblicazione della collana Narrare la memoria, curata da Memorial Italia per Guerini e Associati. Karolina Kowalcze (Università degli Studi di Genova) e Cesare Manganelli (ISRAL Carlo Gilardenghi) dialogano con Barbara Grzywacz, figlia dell’autrice e socia fondatrice di Memorial Italia, e Luca Bernardini, traduttore e curatore del volume. L’incontro è aperto al pubblico.

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Venezia, 6 maggio 2026. “Dai margini dell’Impero alla laguna aperta”. Azione socio-artistica pubblica durante la Biennale di Venezia.

A Venezia, mercoledì 6 maggio 2026 dalle 11:00 alle 14.00, durante il primo giorno di preview della 61ª Biennale di Venezia, si svolgerà nello spazio pubblico della città l’evento Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Il progetto Dai margini dell’Impero alla laguna aperta porta l’attenzione sugli artisti provenienti da nazioni colonizzate e sui popoli indigeni all’interno del territorio dell’attuale Federazione Russa – quasi 200 popoli, dalle grandi nazioni alle comunità indigene, per un totale di circa 26 milioni di persone – la cui presenza culturale e politica rimane in gran parte assente sia dalla consapevolezza pubblica sia dai quadri istituzionali. Nel contesto della guerra in corso della Federazione russa contro l’Ucraina, l’azione evidenzia la continuità tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne, tra cui repressione, assimilazione forzata e il sistematico silenziamento – o appropriazione – delle voci indigene. Questo contesto è stato esplicitamente riconosciuto dalle istituzioni europee. Nella risoluzione del 26 febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha affermato che lo Stato russo non tutela l’identità delle comunità etniche e favorisce fenomeni di xenofobia, razzismo e il predominio di una narrazione “grande russa”. Ha inoltre sottolineato che una trasformazione democratica duratura della Federazione Russa richiede processi di de-imperializzazione e decolonizzazione. Allo stesso modo l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), nella Risoluzione 2540 (2024), ha definito la Federazione Russa uno Stato di fatto centralizzato e ha condannato la russificazione forzata, la repressione e la discriminazione nei confronti dei popoli indigeni e delle minoranze etniche. Anche la dichiarata riapertura del padiglione ufficiale russo alla Biennale entra in tensione con la realtà vissuta da queste comunità. Il progetto presentato a Venezia si manifesta come azione performativa. Ha inizio con un gesto simbolico: l’uscita dallo spazio chiuso e “in ombra” dietro il padiglione russo, segnato dalla scritta temporanea Тюрьма народов / GULAG dei popoli che richiama storie di repressione, genocidi e cancellazione. I partecipanti si presentano nello spazio pubblico aperto tra l’ingresso ai Giardini e la laguna, un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura. Ogni partecipante porta con sé e presenta opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunità sottorappresentate. Queste opere non sono esposte all’interno di strutture istituzionali, ma vengono mostrate e attivate nello spazio pubblico. Ogni partecipante diventa così un padiglione vivente, incarnando una cultura e presentando opere in luogo di rappresentanze nazionali assenti. Insieme, danno forma a una mostra temporanea e diffusa – una configurazione pubblica di corpi, voci e opere. La performance si sviluppa attraverso la presenza simultanea delle opere e la pronuncia di nomi e testimonianze in diverse lingue, trasformando la visibilità in un atto di memoria e riconoscimento di una vasta realtà multiculturale ancora in gran parte assente sia dalla conoscenza internazionale sia dalla rappresentazione artistica, a causa di una lunga storia di espansione imperiale, centralizzazione politica, repressione culturale, russificazione forzata, deportazioni di massa, persecuzioni etniche, violenza genocidaria, mobilitazione e reclutamento forzato nella guerra in corso in Ucraina, nonché di altre forme di discriminazione sistemica. Spiegano gli organizzatori: “Questa è una mostra senza muri, dove i corpi portano le opere e la visibilità stessa diventa il lavoro. Si mette in relazione diretta con il titolo della Biennale, In Minor Keys. Il progetto mette in primo piano coloro che sono stati storicamente relegati in una posizione ‘minore’ – marginalizzati politicamente, soppressi culturalmente ed esclusi dalle narrazioni dominanti. Qui il ‘minore’ non è una categoria estetica o gerarchica, ma strutturale: indica la condizione di popoli le cui voci e vite sono state sistematicamente ridotte, silenziate o strumentalizzate. Portando queste voci in uno spazio aperto, il progetto le sposta dai margini e dà loro una visibilità pubblica, fuori dalle gerarchie mentali e dallo stesso concetto di minore”. Il progetto si realizza simbolicamente nello spazio pubblico della città di Venezia, storico crocevia di culture, nel giorno di preapertura di uno dei principali eventi artistici internazionali, per ribadire ancora una volta che i popoli della Russia aspirano alla pace, all’apertura e a un dialogo diretto al di fuori delle mura dell’impero. È uno spazio di diversità, libertà e di un futuro comune e pacifico in un mondo libero e aperto. Il progetto è realizzato con la partecipazione di Arts Against Aggression, Memorial Italia, Free Nations League. Per maggiori informazioni: decolonizart@gmail.com.

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19 aprile 2026. Dichiarazioni internazionali a sostegno di Memorial.

Il 9 aprile 2026 la Corte Suprema russa ha riconosciuto l’inesistente “Movimento sociale Internazionale Memorial” come organizzazione estremista. L’istanza è stata esaminata in un’udienza a porte chiuse e il caso è stato classificato come “segretissimo”. Al legale di Memorial non è stato consentito di partecipare al processo. Rappresentanti dell’ONU, del Parlamento Europeo, dell’UE e di organizzazioni per i diritti umani internazionali e russe si sono schierati a sostegno di Memorial.Abbiamo raccolto e tradotto le loro dichiarazioni. Volker Türk (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani) Sono sconcertato dalla decisione delle autorità russe di designare Memorial, una delle più antiche e autorevoli organizzazioni per i diritti umani del Paese, come organizzazione “estremista”, criminalizzandone così l’essenziale lavoro di difesa dei diritti civili. La decisione si inserisce in un quadro più ampio e inquietante, in cui le autorità russe utilizzano leggi nate per combattere l’estremismo per perseguire individui o organizzazioni, con il pretesto di una loro presunta affiliazione a pur vaghi movimenti o gruppi “estremisti”. La perquisizione di ieri presso la testata indipendente russa Novaja Gazeta e il fermo del giornalista Oleg Roldugin sono ulteriori segnali di questa continua stretta ai danni dello spazio civico, della libertà di espressione e di associazione, nonché di una repressione mirata contro chiunque sia percepito come oppositore del Governo. Esorto le autorità russe a garantire il rispetto degli obblighi che il diritto internazionale impone in materia di diritti umani. Chiedo l’immediata revoca dell’ultima sentenza su Memorial e la garanzia che nessun individuo sia soggetto a responsabilità penale o amministrativa per aver esercitato i propri diritti fondamentali, inclusi la libertà di espressione e la libera associazione pacifica. Relatori speciali delle Nazioni Unite Dall’inizio della guerra contro l’Ucraina nel 2022, le autorità russe hanno incrementato i loro attacchi alle libertà fondamentali, smantellando sistematicamente ciò che restava della società civile indipendente. Nel proprio arsenale repressivo contro la suddetta società civile, il governo utilizza metodi come la designazione di massa di varie organizzazioni quali “non grate” o “agenti stranieri”, e l’uso strumentale delle leggi sulla sicurezza nazionale e l’ordine pubblico per perseguitare avvocati, giornalisti, attivisti contro la guerra e difensori dei diritti umani. L’abuso delle norme anti-estremismo e antiterrorismo è ormai un elemento chiave: le organizzazioni per i diritti umani vengono dichiarate “estremiste” o “terroriste”, con un seguito di accuse penali contro i loro membri o contro le persone a loro collegate (comprese le vittime di violazioni dei diritti umani). A oggi, oltre 343 organizzazioni sono state riconosciute come “non grate”, più di 1.173 enti e individui sono stati dichiarati “agenti stranieri”, mentre 830 organizzazioni e 20.813 persone sono state inserite nella “lista dei terroristi ed estremisti”. In questa nuova escalation, diverse importanti organizzazioni russe per i diritti umani sono finite nel mirino. Il 9 aprile 2026, durante un’udienza a porte chiuse della Corte Suprema, il Ministero della Giustizia ha chiesto di dichiarare il “Movimento Internazionale Memorial”, premio Nobel per la pace, come “organizzazione estremista”. Ciò riflette una strategia deliberata e consapevole atta a diffondere la paura tra il popolo russo e a privarlo dell’accesso a un’informazione indipendente, alla difesa dei diritti umani e all’assistenza legale. Questo passo segue alla chiusura di due rami di Memorial nel dicembre 2021 per la legge sugli “agenti stranieri” e per “riabilitazione del nazismo”, oltre alla designazione dell’”Associazione Internazionale Memorial” come “non grata” il 17 febbraio 2026. Se l’istanza venisse accolta, chiunque sia legato a Memorial rischierebbe la responsabilità penale e il carcere. L’8 aprile 2026, sei attivisti del movimento giovanile Vesna sono stati condannati a pene tra gli 8 e i 12 anni di reclusione per presunta partecipazione a organizzazione estremista. Le accuse sono legate alla loro protesta contro la guerra della Russia in Ucraina. Il movimento Vesna era stato dichiarato “estremista” dal tribunale di San Pietroburgo il 6 dicembre 2022, che faceva seguito allo status di “agente straniero”. La medesima strategia repressiva ha colpito anche la Fondazione Anticorruzione (FBK) del defunto leader dell’opposizione Aleksej Naval’nyj. Il 27 novembre 2025 la Corte Suprema l’ha dichiarata organizzazione “estremista” e l’ha bollata come “terrorista”. Analogamente, il Comitato contro la guerra della Russia è stato dichiarato “terrorista” il 2 marzo 2026. Il sostegno pubblico a una qualsiasi di queste organizzazioni è considerato reato. Già nell’ottobre 2025 l’FSB aveva aperto procedimenti penali contro 23 membri del Comitato contro la guerra con l’accusa di “terrorismo”. Nel mirino sono finiti anche i difensori dei diritti dei popoli indigeni. Il 7 giugno 2024, la Corte Suprema ha dichiarato “estremista” l’inesistente “Movimento separatista anti-russo”, che comprende 55 organizzazioni di popoli indigeni e minoranze. Il 22 novembre 2024, il Forum delle nazioni libere della post-Russia, insieme a 172 presunti affiliati, è stato dichiarato “terrorista”. Tra questi, figura anche l’Aborigen-Forum, una rete informale di difensori dei diritti indigeni proveniente da 14 regioni del Nord, della Siberia e dell’Estremo Oriente. Il 17 dicembre 2025 Dar’ja Egereva e Natal’ja Leongardt sono state detenute arbitrariamente e accusate di partecipazione a organizzazione terroristica a causa della loro attività per l’Aborigen-Forum. Nel caso di Egereva pare si tratti anche di una ritorsione per avere collaborato con l’ONU. Condanniamo questa strategia deliberata che usa bollini come “antiestremismo” e “antiterrorismo” per annientare la società civile e imprigionare i difensori dei diritti umani. Le autorità russe devono interrompere immediatamente qualunque processo contro chi difende i diritti umani e critica la guerra, rilasciando tutti coloro che sono stati detenuti arbitrariamente per attività comunque pacifiche. Siamo profondamente allarmati da un tale palese abuso delle leggi per criminalizzare la libertà di parola, che ha come unnico esito il totale annientamento della società civile in Russia. Tale pratica è inaccettabile e deve finire. Hanno firmato la dichiarazione: Mariana Katzarova, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Russia. Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria: Matthew Gillett (presidente-relatore), Ganna Yudkivska (vicepresidente), Ethan Hee-Seok Shin (vicepresidente), Miriam Estrada-Castillo, Mumba Malila. Ben Saul, relatore speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto della lotta al terrorismo. Mary Lawlor, relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani. Irene Khan,

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“Mr Nobody Against Putin”. Dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab.

Dopo la vittoria agli Oscar 2026 come miglior documentario arriva anche nelle sale italiane Mr Nobody Against Putin – il film contro tutte le guerre, diretto da David Borenstein e Pavel Talankin e distribuito in Italia da ZaLab a partire dal 16 aprile. Mentre la guerra riscrive la vita quotidiana di una scuola, un insegnante filma in segreto ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto: il film è una testimonianza urgente su come l’educazione possa trasformarsi durante ogni guerra, e sul coraggio di opporsi al potere anche quando si pensa di non contare nulla. Il tour italiano partirà con una serie di proiezioni accompagnate da ospiti e incontri pubblici. 15 aprile Bologna, Modernissimo ore 21.45 con Andrea Segre e Michele Aiello (anteprima). 16 aprile Roma, Nuovo Sacher ore 20.45 con Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. 17 aprile Milano, Ariosto Anteo spazioCinema ore 21.30 con Andrea Segre e introduzione di Duccio Facchini. 18 aprile Firenze, Cinema Astra ore 18.40 con Andrea Segre. 18 aprile Padova, Fronte del Porto ore 21.00 con Stefano Collizzolli. 21 aprile Palermo, Rouge et Noir ore 19.00 con Andrea Segre. Oltre 100 proiezioni sono già in programma in più di 30 città italiane, con calendario in continuo aggiornamento: a Bologna, Roma, Milano, Firenze, Palermo, Trieste, Gorizia, Cagliari, Pisa, Perugia, L’Aquila, Genova, Padova, Reggio Emilia, Modena, Mantova, Bergamo, Torino, Napoli e tante altre. Per maggiori informazioni: Mr Nobody Against Putin – dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab – zalab.org.

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Milano, 15 aprile 2026. Festival dei Diritti Umani. Chi ha paura del dissenso?

Mercoledì 15 aprile a Milano nell’ambito del Festival dei Diritti Umani 2026, organizzato da Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo, la nostra presidente Giulia De Florio partecipa all’incontro Chi ha paura del dissenso? con Matteo Pucciarelli, cronista politico di Repubblica, e Simone Ficicchia, responsabile del gruppo di supporto legale di Ultima Generazione. Si discuterà di come il difficile equilibrio tra esercizio del potere e libertà di espressione sia sempre più instabile. Limitare l’attivismo critico mette in discussione la democrazia. Matteo Pucciarelli, Giulia De Florio e Simone Ficicchia offriranno tre testimonianze nel campo del giornalismo, della difesa dei dissidenti, della protesta ambientale, per raccontarne il valore civile. L’incontro inizia alle 9:00 e si svolge al Parco Center di Milano (via Ambrogio Binda 30). L’ingresso è libero senza prenotazione fino a disponibilità di posti. L’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani si svolge dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano. Il tema scelto per il 2026 è “Chi comanda?”: tre giornate di incontri, dialoghi, formazione, proiezioni e spettacoli per interrogarsi su sicurezza, dissenso, questioni di genere ed economia con un programma pensato per le scuole ma aperto al confronto con tutta la cittadinanza. Le sessioni del mattino sono costruite come un percorso: agli interventi individuali degli ospiti e al dialogo con gli studenti segue una seconda parte di workshop e approfondimento. Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per maggiori informazioni sul programma completo: Festival dei diritti umani – Chi comanda?.

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