A rischio tutti coloro che sono legati al movimento
(Con la collaborazione di Mira Livadina)
29 aprile 2026
alle 22:37
Presentiamo qui nella traduzione italiana a cura di Memorial Italia un approfondimento di “Novaja Gazeta Europa” apparso il 9 aprile 2026, in occasione della sentenza della Corte Suprema Russa che ha dichiarato estremista il «movimento sociale internazionale Memorial».

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La Corte Suprema russa, il 9 aprile, ha dichiarato organizzazione «estremista» il «movimento sociale internazionale Memorial», vietandone le attività nel Paese.
L’istanza è stata avviata su iniziativa del ministero della Giustizia. L’udienza si è svolta a porte chiuse e il procedimento è stato classificato come segreto. A difendere l’organizzazione avrebbe dovuto essere l’avvocato Leonid Solov’ëv, al quale però non è stato consentito di esaminare preventivamente i materiali; successivamente gli è stato anche impedito di partecipare al processo ed è stato allontanato dall’aula.
Formalmente, il tribunale ha messo al bando una struttura giuridica che, in realtà, non esiste. Nei fatti, però, la sentenza colpirà i progetti concreti di «Memorial» nati dopo lo scioglimento delle organizzazioni precedenti e tutte le persone che vi collaborano.
«Novaja Gazeta Europa» racconta così una nuova fase della repressione contro gli attivisti per i diritti umani.
«L’organizzazione non esiste»
«È difficile immaginare qualcosa di più assurdo di un’accusa di estremismo», si legge nella dichiarazione diffusa dal Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» dopo la sentenza della Corte Suprema della Federazione russa.
«Memorial», una delle più antiche realtà russe impegnate nella difesa dei diritti umani e nella ricerca storica, preserva la memoria delle repressioni sovietiche, sostiene i prigionieri politici e documenta le violazioni dei diritti umani. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. In Russia gli attivisti per la difesa dei diritti umani sono nel mirino delle autorità: negli ultimi anni i tribunali russi hanno sciolto le principali strutture di «Memorial», mentre il ministero della Giustizia le ha inserite nei registri degli «agenti stranieri» e delle «organizzazioni non grate».
«Intorno al giugno del 2021, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza e alla presenza di [Vladimir] Putin, si parlò del fatto che la legge sugli “agenti stranieri” non stesse funzionando, perché Memorial continuava a operare. Nel 2021 con Oleg Orlov [attivista per la difesa dei diritti umani, condannato a due anni e mezzo di colonia penale per reiterato “discredito dell’esercito” e poi liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri. NdR] tornavamo costantemente a Groznyj, dove eravamo in causa con [il leader ceceno Ramzan] Kadyrov per le ennesime minacce rivolte a Elena Milašina [giornalista di “Novaja Gazeta” che lavorava in Cecenia]», ha raccontato a Novaja Gazeta Europa l’attivista per la difesa dei diritti umani Aleksandr Čerkasov, membro del consiglio del Centro Memorial, che dal 2022 vive e lavora in Francia.
«Lo scioglimento di “Memorial”, avvenuto proprio alla vigilia [dell’inizio] della guerra [su vasta scala contro l’Ucraina], è stato un suo preliminare. Un colpo inferto a quella parte della società che, nelle prime settimane dell’invasione su vasta scala, avrebbe potuto costituire il pilastro del movimento contro la guerra.
La chiusura di «Memorial» ha probabilmente ridotto il coordinamento delle iniziative antibelliche. A posteriori, tutta la vita russa fino al 2022 appare come un preliminare al conflitto. Oggi, invece, si sta preparando il terreno per una repressione diretta», osserva Čerkasov.
Nel febbraio del 2026 sono state dichiarate non grate le organizzazioni non profit estere di «Memorial» in Germania e in Svizzera, fondate già nel 2023. L’opera degli attivisti per la difesa dei diritti umani, nel suo complesso, non si è mai limitata al solo spazio post-sovietico, come ha raccontato a «Novaja Gazeta Europa», in forma anonima, un rappresentante di Memorial Internazionale, poi sciolto: «Nel corso degli anni, in diversi Paesi europei sono nate organizzazioni pienamente operative. E a crearle non sono state soltanto emigrati dalla Russia, ma anche figure locali: docenti universitari, storici, slavisti, scrittori, studenti, attivisti. E poiché nel secolo scorso la storia delle dittature nel continente è stata piuttosto lunga, le targhe di “Ultimo indirizzo” [dedicate alle vittime delle repressioni] possono essere collocate anche a Parigi: infatti ce ne sono già due. I funzionari del dipartimento estero dell’OGPU-NKVD rapivano e uccidevano anche in Francia, Cecoslovacchia, Polonia, Germania e Italia».

Foto “Novaja Gazeta Europe”.
Nel complesso, la struttura articolata di «Memorial» si configura come un movimento a più livelli, le cui diverse componenti operano in modo indipendente l’una dall’altra. Così, mentre il Centro storico-scientifico e di divulgazione «Memorial» studiava il terrore di Stato in URSS, il Centro per i diritti umani «Memorial» monitorava le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nelle aree di conflitto.
Per quanto riguarda l’attività in Russia, fino al 2022 il coordinamento faceva capo alla «Associazione russa per lo studio della storia e per la difesa dei diritti umani “Memorial”» di Irina Ščerbakova [ora emigrata]. Oggi, nel pieno della guerra su vasta scala, non è più possibile parlare apertamente di una struttura ben definita e delle “filiali” russe dell’organizzazione. Dopo lo scioglimento del Centro in difesa dei diritti umani, l’assistenza ai prigionieri politici è proseguita attraverso il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial», ormai privo di personalità giuridica. Nel complesso, «Memorial» conta decine di progetti distinti, ma nessuno di essi coincide con il “movimento sociale internazionale” messo oggi al bando.
«Un’organizzazione con questo nome non esiste. Non sappiamo neppure di che cosa venga accusata questa entità fittizia», ha dichiarato il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial», commentando la decisione della Corte Suprema.
Il ministero della Giustizia della Federazione Russa, però, la pensa diversamente e, come si è scoperto solo dopo l’udienza, è arrivato a conteggiare 196 membri di un’organizzazione inesistente. Eppure, nemmeno dopo la decisione della Corte Suprema è stato chiarito quali persone fisiche o giuridiche farebbero parte del suddetto “movimento internazionale”. Il ministero si è limitato a sostenere che, a suo dire, l’attività del movimento minaccerebbe «le basi dell’ordinamento costituzionale, l’integrità territoriale e la sicurezza» e sarebbe finalizzata a «svuotare di significato i valori storici, culturali, spirituali e morali, oltre a fomentare l’ostilità sociale e religiosa».
Inoltre, il Ministero della Giustizia ha sottolineato che «Memorial» riconosce come prigionieri politici persone condannate in Russia per appartenenza a organizzazioni terroristiche. In un colloquio con «Novaja Gazeta Europa», Čerkasov ha spiegato nel dettaglio il significato dell’accusa, citando come esempio il caso «Hizb al-Tahrir», e ha ricordato anche per quali altri motivi «Memorial» fosse inviso alle autorità russe.
«[Il conto alla rovescia per la cancellazione di “Memorial” si può far risalire] al concorso scolastico “L’uomo nella storia. Il XX secolo”, organizzato da Memorial Internazionale. C’era malcontento per il fatto che lavorassimo con i ragazzi delle scuole e sostenessimo una memoria storica autentica.
Un malcontento che, a mio avviso, era decisamente maggiore rispetto a quello legato al fatto che ci occupassimo della Cecenia, dell’antiterrorismo, del controllo civile sui servizi speciali e così via. Già allora, per lo Stato la svolta verso la militarizzazione della società e della Russia e la preparazione di una nuova guerra erano fondamentali.
Il malcontento si doveva anche al lavoro sui prigionieri politici. Per esempio, il fatto che “Memorial” riconoscesse come prigionieri politici i membri di “Hizb al-Tahrir”, ai quali non era attribuibile neppure un singolo attentato, irritava profondamente i servizi di sicurezza. Quel caso permetteva loro di istruire agilmente procedimenti penali per terrorismo pienamente fondati dal punto di vista della legislazione russa, e di guadagnarsi così delle medaglie al merito. Ricordo che, dopo un interrogatorio presso il Dipartimento investigativo di Mosca sul caso della morte di Andrej Mironov [giornalista] a Slov’jans’k, l’inquirente mi chiese con voce quasi patita: “Ma perché avete inserito Nadežda Savčenko [pilota ucraina accusata dell’uccisione di giornalisti russi] negli elenchi dei prigionieri politici?!”», ha raccontato Čerkasov.

Per essere perseguitati basta l’“appartenenza alla struttura”
Gli attivisti per la difesa dei diritti umani avvertono: la decisione della Corte Suprema potrebbe implicare non solo il divieto a una specifica struttura, ma anche repressioni estese a tutto ciò che è legato a «Memorial».
Dal Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» hanno sottolineato: «Conoscendo le pratiche repressive del regime putiniano, non ci sono dubbi: il soggetto indicato nel ricorso come “convenuto” è stato definito in modo così vago e fosco non per negligenza, ma intenzionalmente. Serve a creare le premesse per ulteriori repressioni in Russia contro qualsiasi organizzazione legata a “Memorial”, così come contro i suoi membri e sostenitori».
In pratica, la decisione della Corte Suprema consente di applicare la legislazione russa a una platea amplissima di strutture e persone. In questa logica, potrebbe finire sotto divieto qualsiasi iniziativa in cui compaia la parola “Memorial”, indipendentemente dal Paese di registrazione e perfino dall’effettiva esistenza di un legame tra i diversi progetti. Un simile modello consente di avviare procedimenti penali senza la necessità di dimostrare azioni concrete», ha osservato Čerkasov.
«È sufficiente la sola appartenenza a una struttura dichiarata terroristica o estremista. Del resto, è una tendenza che attraversa tutto il periodo putiniano. Così, a suo tempo, si è combattuta la resistenza clandestina del Caucaso settentrionale. Lo ribadisco: le repressioni basate sull’appartenenza a una categoria, a un gruppo, a una comunità, a un movimento sono il “piatto forte” del potere putiniano», riflette Čerkasov parlando con «Novaja Gazeta Europa».
D’ora in poi il lavoro proseguirà solo «al di fuori della Russia putiniana»
Dopo la sentenza del tribunale, il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» ha annunciato che cesserà proprie attività in Russia. L’organizzazione ha dichiarato di non avere attualmente né dipendenti né volontari sul territorio del Paese e di non accettare donazioni da carte bancarie russe.
Da «Memorial» avvertono che, di fatto, qualsiasi forma di interazione con loro potrebbe diventare rischiosa. Formalmente, la responsabilità potrebbe scattare solo dopo l’entrata in vigore della decisione della Corte Suprema. Ma gli attivisti per la difesa dei diritti umani consigliano già ora a chi vive o si reca in Russia di ridurre al minimo i rischi:
- non fare donazioni a nessuna organizzazione legata a «Memorial»;
- non effettuare bonifici o trasferimenti sui conti di persone collegate a «Memorial»;
- non condividere pubblicazioni di «Memorial» e non pubblicare immagini con i suoi simboli;
- non commentare né mettere “mi piace” ai post di «Memorial»;
- non citare «Memorial» nelle proprie pubblicazioni o nei propri testi;
- smettere di seguire i suoi social e cancellarsi dalla newsletter.

Chi vive o si trova in Russia può ancora leggere i contenuti di «Memorial», sottolinea l’organizzazione. Inoltre, i legali offrono consulenza e assistenza per cancellarsi dai suoi social e dalle sue mailing list. A chi non intende tornare nella Federazione Russa, gli attivisti per la difesa dei diritti umani chiedono invece di effettuare donazioni tramite carte sicure.
L’organizzazione ha però assicurato che, all’estero, il lavoro degli attivisti per la difesa dei diritti umani non si interromperà: «Al di fuori della Russia putiniana, il Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” continuerà il proprio lavoro, indipendentemente da qualsiasi decisione repressiva delle autorità statali russe».
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In un commento rilasciato a «Novaja Gazeta Europa», Čerkasov riassume così:
«Tutto questo si inserisce perfettamente nella logica per cui, per combattere una memoria scomoda, bisogna colpire chi quella memoria la custodisce.
Aleksandr Čerkasov
«Gli strumenti a disposizione delle autorità, bisogna dirlo, sono davvero modesti. Ci hanno dichiarati “agenti stranieri”, ma senza alcun risultato. Questa circostanza (l’assenza di risultati) ha innescato lo scioglimento per via giudiziaria. Ci hanno sciolti, ma si è visto che nemmeno questo ha prodotto effetti di sorta. È un po’ come mangiare una gelatina con i ferri da maglia. La comunità di “Memorial” continua a esistere. Hanno dichiarato “non grate” anche altre organizzazioni, ma non è bastato. A quel punto restavano solo due strade: dichiarare la comunità “organizzazione estremista” o “terrorista”. […]
Non direi che abbiano deciso di dichiarare “Memorial” estremista per un’antipatia personale verso la parte lesa, anche se, certo, che le autorità siano ostili a “Memorial” è un dato di fatto. Non sanno fare altrimenti: tutto qua».
Cronologia della cancellazione di «Memorial»
Le pressioni delle autorità contro «Memorial» iniziano già nel 1989, prima ancora della registrazione ufficiale dell’associazione.
Novembre 2007. Oleg Orlov, presidente del consiglio del Centro per i diritti umani «Memorial», e tre giornalisti di REN TV vengono rapiti a Nazran’. Per il sequestro non verrà aperto alcun procedimento penale.
Luglio 2009. La collaboratrice di «Memorial» a Groznyj, Natal’ja Estemirova, viene rapita il 14 luglio davanti a casa. Il suo corpo, con ferite da arma da fuoco alla testa e al torace, viene ritrovato il giorno dopo in Inguscezia, vicino al villaggio di Gazi-Jurt.
Di lì a poco, Oleg Orlov dichiara ai giornalisti: «So chi è responsabile dell’uccisione di Natal’ja Estemirova: Ramzan Kadyrov».
Ottobre 2009. Un tribunale accoglie parzialmente il ricorso di Kadyrov: le parole di Orlov vengono giudicate lesive dell’onore e della reputazione del capo della Cecenia. Orlov viene condannato a pagare 20.000 rubli, «Memorial» 50.000.
Marzo 2013. Il Centro per i diritti umani «Memorial» subisce la prima ispezione della procura. Gli viene ordinato di registrarsi come «agente straniero».
Settembre 2015. Il Centro per i diritti umani «Memorial» viene multato per 600.000 rubli per violazione delle norme imposte alle ONG classificate come «agenti stranieri».
Novembre 2015. Dopo un’ispezione ordinaria, il Ministero della Giustizia accusa «Memorial» di «minare le basi dell’ordinamento costituzionale della Federazione Russa» e di invocare il rovesciamento del potere in carica.
Aprile 2016. Attivisti del movimento filogovernativo NOD aggrediscono a Mosca i partecipanti al concorso scolastico «L’uomo nella storia. Il XX secolo», organizzato da Memorial Internazionale. I ragazzi e gli ospiti vengono colpiti con uova; la scrittrice Ljudmila Ulickaja, membro della giuria, viene aggredita con la zelenka, l’antisettico verde spesso usato in Russia per umiliare gli oppositori.
Settembre-ottobre 2016. Il Ministero della Giustizia avvia un’ispezione straordinaria su «Memorial Internazionale», pretendendo oltre 31.000 pagine di documenti relativi a quattro anni di attività. Il 4 ottobre inserisce l’organizzazione nel registro degli «agenti stranieri».
Dicembre 2016. Viene arrestato in Carelia Jurij Dmitriev, storico e responsabile di Memorial nella regione, noto per aver individuato i luoghi di sepoltura di massa di Sandarmoch e Krasnyj Bor. Accusato di abusi sessuali e produzione di materiale pedopornografico, nel dicembre 2021 sarà condannato in via definitiva a 15 anni di colonia penale a regime severo.
Gennaio 2018. A Groznyj viene arrestato Ojub Titiev, responsabile dell’ufficio locale del Centro per i diritti umani «Memorial». Nella sua auto vengono trovati 180 grammi di marijuana: secondo i colleghi, la droga sarebbe stata piazzata appositamente.
Il 17 gennaio, dopo il suo arresto, viene incendiato l’ufficio di «Memorial» a Nazran’. Titiev sarà poi condannato a quattro anni di colonia penale a regime ordinario.
Ottobre 2019-Gennaio 2021. «Memorial» accumula milioni di rubli di multe per la mancata apposizione della dicitura «agente straniero»: oltre 3,5 milioni entro gennaio 2020, più di 4,7 milioni già alla fine dello stesso mese, fino a circa 6 milioni entro il 2021.
14 ottobre 2021. Una trentina di giovani sconosciuti irrompe in una sala dove è in corso una proiezione organizzata da «Memorial», gridando «Abbasso i traditori», accompagnati da una troupe di NTV. Al termine del film, la polizia blocca la sala e chiude le porte dall’esterno con le manette. Agli spettatori vengono distribuiti questionari con domande tipo: «Come siete arrivati alla proiezione?» e «Avete precedenti penali?».
15 ottobre 2021. Nell’ufficio moscovita di «Memorial» viene effettuata una perquisizione. Alla dirigenza viene chiesto di consegnare tutta la documentazione accumulata fin dal giorno della registrazione.
Novembre 2021. Le autorità avviano due procedimenti paralleli per lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial» e di «Memorial Internazionale». Prima la procura di Mosca presenta al Tribunale municipale di Mosca un ricorso per lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial». Il giorno successivo, il 9 novembre, la Procura generale presenta un ricorso per lo scioglimento di «Memorial Internazionale» e delle sue strutture, compresi il centro per i diritti umani, l’archivio, la biblioteca e il museo.
Fine dicembre 2021. La Corte Suprema dispone lo scioglimento di «Memorial Internazionale» e di tutte le sue sedi regionali. Pochi giorni prima, anche il Tribunale municipale di Mosca aveva disposto lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial».
Febbraio 2022. La Corte Suprema conferma le decisioni di scioglimento. Parallelamente, il Comitato Investigativo avvia una verifica su denuncia dell’associazione «Veterani di Russia», che accusa «Memorial» di «riabilitazione del nazismo».
Inizio marzo 2022. Dopo che Elena Žemkova annuncia alla stampa l’avvio della procedura di scioglimento, negli uffici di «Memorial» si svolgono nuove perquisizioni: vengono sequestrati documenti e attrezzature informatiche.
5 aprile 2022. Tutti i conti dell’associazione risultano bloccati: il Ministero della Giustizia cancella «Memorial» dal registro delle persone giuridiche.
Ottobre 2022. Il Tribunale distrettuale Tverskoj di Mosca, su ricorso della Procura generale, invalida la concessione dell’ufficio di Karetnyj Rjad a «Memorial» e ne dispone la confisca a favore dello Stato. Inoltre, al Centro scientifico e informativo «Memorial» vengono imposti 11 milioni di rubli di risarcimento per presunta occupazione abusiva della proprietà suddetta.
Lo stesso giorno in cui il tribunale dispone la confisca, a «Memorial», insieme ai colleghi bielorussi e ucraini impegnati nella difesa dei diritti umani, viene assegnato il Premio Nobel per la pace. La conferenza stampa si tiene direttamente sui gradini del tribunale.
3 marzo 2023. Gli inquirenti russi avviano un procedimento penale per «riabilitazione del nazismo» nei confronti di non meglio identificati «dipendenti di Memorial». Il motivo: l’organizzazione aveva inserito negli elenchi dei repressi tre persone accusate di aver collaborato con gli occupanti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Seguono perquisizioni nelle abitazioni dei dipendenti di «Memorial». Contro Orlov viene aperto un procedimento per reiterato «discredito delle Forze armate della Federazione Russa». Poiché durante la perquisizione non erano presenti avvocati, non è ancora noto quali documenti e apparecchiature siano stati sequestrati. Secondo quanto riferito dai dipendenti di «Memorial», le forze di sicurezza «hanno bevuto tutta la vodka trovata nell’edificio».
16 maggio 2023. A Ginevra, quindici organizzazioni della rete «Memorial» provenienti da diversi Paesi fondano l’Associazione Internazionale «Memorial».
Estate 2023. In Russia viene arrestato l’ex presidente del Centro di memoria storica di Perm’, Aleksandr Černyšov, nell’ambito di un procedimento per contrabbando di beni culturali. Sei mesi dopo viene condannato a tre anni con sospensione della pena.
Febbraio 2024. Il membro del consiglio di «Memorial» Oleg Orlov viene condannato a due anni e mezzo di colonia penale per un articolo contro la guerra. Il 1° agosto 2024 viene liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra la Russia e l’Occidente. Oggi, come decine di altri membri di «Memorial», vive e lavora all’estero.
2025. Il Ministero della Giustizia continua a bollare come «agenti stranieri» i collaboratori di «Memorial». L’etichetta colpisce il presidente Jan Račinskij, la direttrice esecutiva Elena Žemkova, la cofondatrice Irina Ščerbakova, nonché Aleksandr Čerkasov e Aleksandra Polivanova.
17 febbraio 2026. La Procura generale dichiara «non grate» due organizzazioni: Zukunft Memorial e.V. in Germania e International Memorial Association in Svizzera.
26 marzo 2026. La Corte Suprema riceve l’istanza del Ministero della Giustizia che chiede di riconoscere «Memorial» come «organizzazione estremista».
9 aprile 2026. La Corte Suprema dichiara estremista il «Movimento sociale internazionale “Memorial”», una struttura che non è mai esistita.







