In Russia «Memorial» è stata dichiarata “estremista” e messa al bando

Il 9 aprile 2026 la Corte Suprema russa ha dichiarato organizzazione estremista il "movimento sociale internazionale Memorial". Anche se non esiste alcun movimento con questo nome, i rischi per chi appartiene alle diverse organizzazioni legate al nome di Memorial è concreto.

A rischio tutti coloro che sono legati al movimento


(Con la collaborazione di Mira Livadina)


29 aprile 2026 
alle 22:37


Presentiamo qui nella traduzione italiana a cura di Memorial Italia un approfondimento di “Novaja Gazeta Europa” apparso il 9 aprile 2026, in occasione della sentenza della Corte Suprema Russa che ha dichiarato estremista il «movimento sociale internazionale Memorial».



Fuori dalla Corte Suprema, durante le udienze sul caso di “Memorial Internazionale”, Mosca, Russia, 14 dicembre 2012. Foto Jurij Kočetov / ERA


***


La Corte Suprema russa, il 9 aprile, ha dichiarato organizzazione «estremista» il «movimento sociale internazionale Memorial», vietandone le attività nel Paese.


L’istanza è stata avviata su iniziativa del ministero della Giustizia. L’udienza si è svolta a porte chiuse e il procedimento è stato classificato come segreto. A difendere l’organizzazione avrebbe dovuto essere l’avvocato Leonid Solov’ëv, al quale però non è stato consentito di esaminare preventivamente i materiali; successivamente gli è stato anche impedito di partecipare al processo ed è stato allontanato dall’aula.


Formalmente, il tribunale ha messo al bando una struttura giuridica che, in realtà, non esiste. Nei fatti, però, la sentenza colpirà i progetti concreti di «Memorial» nati dopo lo scioglimento delle organizzazioni precedenti e tutte le persone che vi collaborano.


«Novaja Gazeta Europa» racconta così una nuova fase della repressione contro gli attivisti per i diritti umani.


«L’organizzazione non esiste»


«È difficile immaginare qualcosa di più assurdo di un’accusa di estremismo», si legge nella dichiarazione diffusa dal Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» dopo la sentenza della Corte Suprema della Federazione russa.


«Memorial», una delle più antiche realtà russe impegnate nella difesa dei diritti umani e nella ricerca storica, preserva la memoria delle repressioni sovietiche, sostiene i prigionieri politici e documenta le violazioni dei diritti umani. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. In Russia gli attivisti per la difesa dei diritti umani sono nel mirino delle autorità: negli ultimi anni i tribunali russi hanno sciolto le principali strutture di «Memorial», mentre il ministero della Giustizia le ha inserite nei registri degli «agenti stranieri» e delle «organizzazioni non grate».


«Intorno al giugno del 2021, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza e alla presenza di [Vladimir] Putin, si parlò del fatto che la legge sugli “agenti stranieri” non stesse funzionando, perché Memorial continuava a operare. Nel 2021 con Oleg Orlov [attivista per la difesa dei diritti umani, condannato a due anni e mezzo di colonia penale per reiterato “discredito dell’esercito” e poi liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri. NdR] tornavamo costantemente a Groznyj, dove eravamo in causa con [il leader ceceno Ramzan] Kadyrov per le ennesime minacce rivolte a Elena Milašina [giornalista di “Novaja Gazeta” che lavorava in Cecenia]», ha raccontato a Novaja Gazeta Europa l’attivista per la difesa dei diritti umani Aleksandr Čerkasov, membro del consiglio del Centro Memorial, che dal 2022 vive e lavora in Francia.


«Lo scioglimento di “Memorial”, avvenuto proprio alla vigilia [dell’inizio] della guerra [su vasta scala contro l’Ucraina], è stato un suo preliminare. Un colpo inferto a quella parte della società che, nelle prime settimane dell’invasione su vasta scala, avrebbe potuto costituire il pilastro del movimento contro la guerra.


La chiusura di «Memorial» ha probabilmente ridotto il coordinamento delle iniziative antibelliche. A posteriori, tutta la vita russa fino al 2022 appare come un preliminare al conflitto. Oggi, invece, si sta preparando il terreno per una repressione diretta», osserva Čerkasov.


Nel febbraio del 2026 sono state dichiarate non grate le organizzazioni non profit estere di «Memorial» in Germania e in Svizzera, fondate già nel 2023. L’opera degli attivisti per la difesa dei diritti umani, nel suo complesso, non si è mai limitata al solo spazio post-sovietico, come ha raccontato a «Novaja Gazeta Europa», in forma anonima, un rappresentante di Memorial Internazionale, poi sciolto: «Nel corso degli anni, in diversi Paesi europei sono nate organizzazioni pienamente operative. E a crearle non sono state soltanto emigrati dalla Russia, ma anche figure locali: docenti universitari, storici, slavisti, scrittori, studenti, attivisti. E poiché nel secolo scorso la storia delle dittature nel continente è stata piuttosto lunga, le targhe di “Ultimo indirizzo” [dedicate alle vittime delle repressioni] possono essere collocate anche a Parigi: infatti ce ne sono già due. I funzionari del dipartimento estero dell’OGPU-NKVD rapivano e uccidevano anche in Francia, Cecoslovacchia, Polonia, Germania e Italia».


La posa di una targa con l’“Ultimo indirizzo”, San Pietroburgo, 18 dicembre 2022.
Foto “Novaja Gazeta Europe”.


Nel complesso, la struttura articolata di «Memorial» si configura come un movimento a più livelli, le cui diverse componenti operano in modo indipendente l’una dall’altra. Così, mentre il Centro storico-scientifico e di divulgazione «Memorial» studiava il terrore di Stato in URSS, il Centro per i diritti umani «Memorial» monitorava le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nelle aree di conflitto.


Per quanto riguarda l’attività in Russia, fino al 2022 il coordinamento faceva capo alla «Associazione russa per lo studio della storia e per la difesa dei diritti umani “Memorial”» di Irina Ščerbakova [ora emigrata]. Oggi, nel pieno della guerra su vasta scala, non è più possibile parlare apertamente di una struttura ben definita e delle “filiali” russe dell’organizzazione. Dopo lo scioglimento del Centro in difesa dei diritti umani, l’assistenza ai prigionieri politici è proseguita attraverso il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial», ormai privo di personalità giuridica. Nel complesso, «Memorial» conta decine di progetti distinti, ma nessuno di essi coincide con il “movimento sociale internazionale” messo oggi al bando.



«Un’organizzazione con questo nome non esiste. Non sappiamo neppure di che cosa venga accusata questa entità fittizia», ha dichiarato il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial», commentando la decisione della Corte Suprema.


Il ministero della Giustizia della Federazione Russa, però, la pensa diversamente e, come si è scoperto solo dopo l’udienza, è arrivato a conteggiare 196 membri di un’organizzazione inesistente. Eppure, nemmeno dopo la decisione della Corte Suprema è stato chiarito quali persone fisiche o giuridiche farebbero parte del suddetto “movimento internazionale”. Il ministero si è limitato a sostenere che, a suo dire, l’attività del movimento minaccerebbe «le basi dell’ordinamento costituzionale, l’integrità territoriale e la sicurezza» e sarebbe finalizzata a «svuotare di significato i valori storici, culturali, spirituali e morali, oltre a fomentare l’ostilità sociale e religiosa».


Inoltre, il Ministero della Giustizia ha sottolineato che «Memorial» riconosce come prigionieri politici persone condannate in Russia per appartenenza a organizzazioni terroristiche. In un colloquio con «Novaja Gazeta Europa», Čerkasov ha spiegato nel dettaglio il significato dell’accusa, citando come esempio il caso «Hizb al-Tahrir», e ha ricordato anche per quali altri motivi «Memorial» fosse inviso alle autorità russe.


«[Il conto alla rovescia per la cancellazione di “Memorial” si può far risalire] al concorso scolastico “L’uomo nella storia. Il XX secolo”, organizzato da Memorial Internazionale. C’era malcontento per il fatto che lavorassimo con i ragazzi delle scuole e sostenessimo una memoria storica autentica.


Un malcontento che, a mio avviso, era decisamente maggiore rispetto a quello legato al fatto che ci occupassimo della Cecenia, dell’antiterrorismo, del controllo civile sui servizi speciali e così via. Già allora, per lo Stato la svolta verso la militarizzazione della società e della Russia e la preparazione di una nuova guerra erano fondamentali.


Il malcontento si doveva anche al lavoro sui prigionieri politici. Per esempio, il fatto che “Memorial” riconoscesse come prigionieri politici i membri di “Hizb al-Tahrir”, ai quali non era attribuibile neppure un singolo attentato, irritava profondamente i servizi di sicurezza. Quel caso permetteva loro di istruire agilmente procedimenti penali per terrorismo pienamente fondati dal punto di vista della legislazione russa, e di guadagnarsi così delle medaglie al merito. Ricordo che, dopo un interrogatorio presso il Dipartimento investigativo di Mosca sul caso della morte di Andrej Mironov [giornalista] a Slov’jans’k, l’inquirente mi chiese con voce quasi patita: “Ma perché avete inserito Nadežda Savčenko [pilota ucraina accusata dell’uccisione di giornalisti russi] negli elenchi dei prigionieri politici?!”», ha raccontato Čerkasov.


Aleksandr Čerkasov al Centro El’cin, 9 dicembre 2019. Foto: Wikimedia.


Per essere perseguitati basta l’“appartenenza alla struttura”


Gli attivisti per la difesa dei diritti umani avvertono: la decisione della Corte Suprema potrebbe implicare non solo il divieto a una specifica struttura, ma anche repressioni estese a tutto ciò che è legato a «Memorial».


Dal Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» hanno sottolineato: «Conoscendo le pratiche repressive del regime putiniano, non ci sono dubbi: il soggetto indicato nel ricorso come “convenuto” è stato definito in modo così vago e fosco non per negligenza, ma intenzionalmente. Serve a creare le premesse per ulteriori repressioni in Russia contro qualsiasi organizzazione legata a “Memorial”, così come contro i suoi membri e sostenitori».


In pratica, la decisione della Corte Suprema consente di applicare la legislazione russa a una platea amplissima di strutture e persone. In questa logica, potrebbe finire sotto divieto qualsiasi iniziativa in cui compaia la parola “Memorial”, indipendentemente dal Paese di registrazione e perfino dall’effettiva esistenza di un legame tra i diversi progetti. Un simile modello consente di avviare procedimenti penali senza la necessità di dimostrare azioni concrete», ha osservato Čerkasov.


«È sufficiente la sola appartenenza a una struttura dichiarata terroristica o estremista. Del resto, è una tendenza che attraversa tutto il periodo putiniano. Così, a suo tempo, si è combattuta la resistenza clandestina del Caucaso settentrionale. Lo ribadisco: le repressioni basate sull’appartenenza a una categoria, a un gruppo, a una comunità, a un movimento sono il “piatto forte” del potere putiniano», riflette Čerkasov parlando con «Novaja Gazeta Europa».


D’ora in poi il lavoro proseguirà solo «al di fuori della Russia putiniana»


Dopo la sentenza del tribunale, il Centro per la difesa dei diritti umani «Memorial» ha annunciato che cesserà proprie attività in Russia. L’organizzazione ha dichiarato di non avere attualmente né dipendenti né volontari sul territorio del Paese e di non accettare donazioni da carte bancarie russe.


Da «Memorial» avvertono che, di fatto, qualsiasi forma di interazione con loro potrebbe diventare rischiosa. Formalmente, la responsabilità potrebbe scattare solo dopo l’entrata in vigore della decisione della Corte Suprema. Ma gli attivisti per la difesa dei diritti umani consigliano già ora a chi vive o si reca in Russia di ridurre al minimo i rischi:


  • non fare donazioni a nessuna organizzazione legata a «Memorial»;
  • non effettuare bonifici o trasferimenti sui conti di persone collegate a «Memorial»;
  • non condividere pubblicazioni di «Memorial» e non pubblicare immagini con i suoi simboli;
  • non commentare né mettere “mi piace” ai post di «Memorial»;
  • non citare «Memorial» nelle proprie pubblicazioni o nei propri testi;
  • smettere di seguire i suoi social e cancellarsi dalla newsletter.


La targa di Memorial all’ingresso della sede di Mosca, 7 ottobre 2022. Foto: Maksim Šipenkov /ERA.


Chi vive o si trova in Russia può ancora leggere i contenuti di «Memorial», sottolinea l’organizzazione. Inoltre, i legali offrono consulenza e assistenza per cancellarsi dai suoi social e dalle sue mailing list. A chi non intende tornare nella Federazione Russa, gli attivisti per la difesa dei diritti umani chiedono invece di effettuare donazioni tramite carte sicure.


L’organizzazione ha però assicurato che, all’estero, il lavoro degli attivisti per la difesa dei diritti umani non si interromperà: «Al di fuori della Russia putiniana, il Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” continuerà il proprio lavoro, indipendentemente da qualsiasi decisione repressiva delle autorità statali russe».


***

In un commento rilasciato a «Novaja Gazeta Europa», Čerkasov riassume così:


«Tutto questo si inserisce perfettamente nella logica per cui, per combattere una memoria scomoda, bisogna colpire chi quella memoria la custodisce.

Aleksandr Čerkasov


«Gli strumenti a disposizione delle autorità, bisogna dirlo, sono davvero modesti. Ci hanno dichiarati “agenti stranieri”, ma senza alcun risultato. Questa circostanza (l’assenza di risultati) ha innescato lo scioglimento per via giudiziaria. Ci hanno sciolti, ma si è visto che nemmeno questo ha prodotto effetti di sorta. È un po’ come mangiare una gelatina con i ferri da maglia. La comunità di “Memorial” continua a esistere. Hanno dichiarato “non grate” anche altre organizzazioni, ma non è bastato. A quel punto restavano solo due strade: dichiarare la comunità “organizzazione estremista” o “terrorista”. […]


Non direi che abbiano deciso di dichiarare “Memorial” estremista per un’antipatia personale verso la parte lesa, anche se, certo, che le autorità siano ostili a “Memorial” è un dato di fatto. Non sanno fare altrimenti: tutto qua».


Cronologia della cancellazione di «Memorial»


Le pressioni delle autorità contro «Memorial» iniziano già nel 1989, prima ancora della registrazione ufficiale dell’associazione.


Novembre 2007. Oleg Orlov, presidente del consiglio del Centro per i diritti umani «Memorial», e tre giornalisti di REN TV vengono rapiti a Nazran’. Per il sequestro non verrà aperto alcun procedimento penale.


Luglio 2009. La collaboratrice di «Memorial» a Groznyj, Natal’ja Estemirova, viene rapita il 14 luglio davanti a casa. Il suo corpo, con ferite da arma da fuoco alla testa e al torace, viene ritrovato il giorno dopo in Inguscezia, vicino al villaggio di Gazi-Jurt.


Di lì a poco, Oleg Orlov dichiara ai giornalisti: «So chi è responsabile dell’uccisione di Natal’ja Estemirova: Ramzan Kadyrov».


Ottobre 2009. Un tribunale accoglie parzialmente il ricorso di Kadyrov: le parole di Orlov vengono giudicate lesive dell’onore e della reputazione del capo della Cecenia. Orlov viene condannato a pagare 20.000 rubli, «Memorial» 50.000.


Marzo 2013. Il Centro per i diritti umani «Memorial» subisce la prima ispezione della procura. Gli viene ordinato di registrarsi come «agente straniero».


Settembre 2015. Il Centro per i diritti umani «Memorial» viene multato per 600.000 rubli per violazione delle norme imposte alle ONG classificate come «agenti stranieri».


Novembre 2015. Dopo un’ispezione ordinaria, il Ministero della Giustizia accusa «Memorial» di «minare le basi dell’ordinamento costituzionale della Federazione Russa» e di invocare il rovesciamento del potere in carica.


Aprile 2016. Attivisti del movimento filogovernativo NOD aggrediscono a Mosca i partecipanti al concorso scolastico «L’uomo nella storia. Il XX secolo», organizzato da Memorial Internazionale. I ragazzi e gli ospiti vengono colpiti con uova; la scrittrice Ljudmila Ulickaja, membro della giuria, viene aggredita con la zelenka, l’antisettico verde spesso usato in Russia per umiliare gli oppositori.


Settembre-ottobre 2016. Il Ministero della Giustizia avvia un’ispezione straordinaria su «Memorial Internazionale», pretendendo oltre 31.000 pagine di documenti relativi a quattro anni di attività. Il 4 ottobre inserisce l’organizzazione nel registro degli «agenti stranieri».


Dicembre 2016. Viene arrestato in Carelia Jurij Dmitriev, storico e responsabile di Memorial nella regione, noto per aver individuato i luoghi di sepoltura di massa di Sandarmoch e Krasnyj Bor. Accusato di abusi sessuali e produzione di materiale pedopornografico, nel dicembre 2021 sarà condannato in via definitiva a 15 anni di colonia penale a regime severo.


Gennaio 2018. A Groznyj viene arrestato Ojub Titiev, responsabile dell’ufficio locale del Centro per i diritti umani «Memorial». Nella sua auto vengono trovati 180 grammi di marijuana: secondo i colleghi, la droga sarebbe stata piazzata appositamente.


Il 17 gennaio, dopo il suo arresto, viene incendiato l’ufficio di «Memorial» a Nazran’. Titiev sarà poi condannato a quattro anni di colonia penale a regime ordinario.


Ottobre 2019-Gennaio 2021. «Memorial» accumula milioni di rubli di multe per la mancata apposizione della dicitura «agente straniero»: oltre 3,5 milioni entro gennaio 2020, più di 4,7 milioni già alla fine dello stesso mese, fino a circa 6 milioni entro il 2021.


14 ottobre 2021. Una trentina di giovani sconosciuti irrompe in una sala dove è in corso una proiezione organizzata da «Memorial», gridando «Abbasso i traditori», accompagnati da una troupe di NTV. Al termine del film, la polizia blocca la sala e chiude le porte dall’esterno con le manette. Agli spettatori vengono distribuiti questionari con domande tipo: «Come siete arrivati alla proiezione?» e «Avete precedenti penali?».


15 ottobre 2021. Nell’ufficio moscovita di «Memorial» viene effettuata una perquisizione. Alla dirigenza viene chiesto di consegnare tutta la documentazione accumulata fin dal giorno della registrazione.



Novembre 2021. Le autorità avviano due procedimenti paralleli per lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial» e di «Memorial Internazionale». Prima la procura di Mosca presenta al Tribunale municipale di Mosca un ricorso per lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial». Il giorno successivo, il 9 novembre, la Procura generale presenta un ricorso per lo scioglimento di «Memorial Internazionale» e delle sue strutture, compresi il centro per i diritti umani, l’archivio, la biblioteca e il museo.

Fine dicembre 2021. La Corte Suprema dispone lo scioglimento di «Memorial Internazionale» e di tutte le sue sedi regionali. Pochi giorni prima, anche il Tribunale municipale di Mosca aveva disposto lo scioglimento del Centro per i diritti umani «Memorial».

Febbraio 2022. La Corte Suprema conferma le decisioni di scioglimento. Parallelamente, il Comitato Investigativo avvia una verifica su denuncia dell’associazione «Veterani di Russia», che accusa «Memorial» di «riabilitazione del nazismo».

Inizio marzo 2022. Dopo che Elena Žemkova annuncia alla stampa l’avvio della procedura di scioglimento, negli uffici di «Memorial» si svolgono nuove perquisizioni: vengono sequestrati documenti e attrezzature informatiche.


5 aprile 2022. Tutti i conti dell’associazione risultano bloccati: il Ministero della Giustizia cancella «Memorial» dal registro delle persone giuridiche.


Ottobre 2022. Il Tribunale distrettuale Tverskoj di Mosca, su ricorso della Procura generale, invalida la concessione dell’ufficio di Karetnyj Rjad a «Memorial» e ne dispone la confisca a favore dello Stato. Inoltre, al Centro scientifico e informativo «Memorial» vengono imposti 11 milioni di rubli di risarcimento per presunta occupazione abusiva della proprietà suddetta.

Lo stesso giorno in cui il tribunale dispone la confisca, a «Memorial», insieme ai colleghi bielorussi e ucraini impegnati nella difesa dei diritti umani, viene assegnato il Premio Nobel per la pace. La conferenza stampa si tiene direttamente sui gradini del tribunale.

3 marzo 2023. Gli inquirenti russi avviano un procedimento penale per «riabilitazione del nazismo» nei confronti di non meglio identificati «dipendenti di Memorial». Il motivo: l’organizzazione aveva inserito negli elenchi dei repressi tre persone accusate di aver collaborato con gli occupanti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Seguono perquisizioni nelle abitazioni dei dipendenti di «Memorial». Contro Orlov viene aperto un procedimento per reiterato «discredito delle Forze armate della Federazione Russa». Poiché durante la perquisizione non erano presenti avvocati, non è ancora noto quali documenti e apparecchiature siano stati sequestrati. Secondo quanto riferito dai dipendenti di «Memorial», le forze di sicurezza «hanno bevuto tutta la vodka trovata nell’edificio».

16 maggio 2023. A Ginevra, quindici organizzazioni della rete «Memorial» provenienti da diversi Paesi fondano l’Associazione Internazionale «Memorial».

Estate 2023. In Russia viene arrestato l’ex presidente del Centro di memoria storica di Perm’, Aleksandr Černyšov, nell’ambito di un procedimento per contrabbando di beni culturali. Sei mesi dopo viene condannato a tre anni con sospensione della pena.


Febbraio 2024. Il membro del consiglio di «Memorial» Oleg Orlov viene condannato a due anni e mezzo di colonia penale per un articolo contro la guerra. Il 1° agosto 2024 viene liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra la Russia e l’Occidente. Oggi, come decine di altri membri di «Memorial», vive e lavora all’estero.


2025. Il Ministero della Giustizia continua a bollare come «agenti stranieri» i collaboratori di «Memorial». L’etichetta colpisce il presidente Jan Račinskij, la direttrice esecutiva Elena Žemkova, la cofondatrice Irina Ščerbakova, nonché Aleksandr Čerkasov e Aleksandra Polivanova.


17 febbraio 2026. La Procura generale dichiara «non grate» due organizzazioni: Zukunft Memorial e.V. in Germania e International Memorial Association in Svizzera.


26 marzo 2026. La Corte Suprema riceve l’istanza del Ministero della Giustizia che chiede di riconoscere «Memorial» come «organizzazione estremista».


9 aprile 2026. La Corte Suprema dichiara estremista il «Movimento sociale internazionale “Memorial”», una struttura che non è mai esistita.

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Per lungo tempo non ci fu biancheria di ricambio. Ognuna di noi cercava di procurarsi qualcosa e di lavarlo, ma di norma avevamo soltanto la neve a disposizione. E per di più non c’erano detersivi di sorta, quindi si versava sulla cenere l’acqua ottenuta facendo fondere la neve e si lavava con quello. Ce ne andavamo in giro mal lavate, con gli abiti mal risciacquati e poco asciutti. Ai bagni ci davano poca acqua che – in mancanza di sapone – finiva soltanto con lo spalmare la sporcizia su tutto il corpo. In genere ne uscivamo a strisce, come le zebre. Giovedì 23 aprile 2026 alle 17:30 a Genova la Libreria San Paolo (piazza Matteotti 31-33) ospita la presentazione del volume La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz, ultima pubblicazione della collana Narrare la memoria, curata da Memorial Italia per Guerini e Associati. Karolina Kowalcze (Università degli Studi di Genova) e Cesare Manganelli (ISRAL Carlo Gilardenghi) dialogano con Barbara Grzywacz, figlia dell’autrice e socia fondatrice di Memorial Italia, e Luca Bernardini, traduttore e curatore del volume. L’incontro è aperto al pubblico.

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A Venezia, mercoledì 6 maggio 2026 dalle 11:00 alle 14.00, durante il primo giorno di preview della 61ª Biennale di Venezia, si svolgerà nello spazio pubblico della città l’evento Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Il progetto Dai margini dell’Impero alla laguna aperta porta l’attenzione sugli artisti provenienti da nazioni colonizzate e sui popoli indigeni all’interno del territorio dell’attuale Federazione Russa – quasi 200 popoli, dalle grandi nazioni alle comunità indigene, per un totale di circa 26 milioni di persone – la cui presenza culturale e politica rimane in gran parte assente sia dalla consapevolezza pubblica sia dai quadri istituzionali. Nel contesto della guerra in corso della Federazione russa contro l’Ucraina, l’azione evidenzia la continuità tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne, tra cui repressione, assimilazione forzata e il sistematico silenziamento – o appropriazione – delle voci indigene. Questo contesto è stato esplicitamente riconosciuto dalle istituzioni europee. Nella risoluzione del 26 febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha affermato che lo Stato russo non tutela l’identità delle comunità etniche e favorisce fenomeni di xenofobia, razzismo e il predominio di una narrazione “grande russa”. Ha inoltre sottolineato che una trasformazione democratica duratura della Federazione Russa richiede processi di de-imperializzazione e decolonizzazione. Allo stesso modo l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), nella Risoluzione 2540 (2024), ha definito la Federazione Russa uno Stato di fatto centralizzato e ha condannato la russificazione forzata, la repressione e la discriminazione nei confronti dei popoli indigeni e delle minoranze etniche. Anche la dichiarata riapertura del padiglione ufficiale russo alla Biennale entra in tensione con la realtà vissuta da queste comunità. Il progetto presentato a Venezia si manifesta come azione performativa. Ha inizio con un gesto simbolico: l’uscita dallo spazio chiuso e “in ombra” dietro il padiglione russo, segnato dalla scritta temporanea Тюрьма народов / GULAG dei popoli che richiama storie di repressione, genocidi e cancellazione. I partecipanti si presentano nello spazio pubblico aperto tra l’ingresso ai Giardini e la laguna, un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura. Ogni partecipante porta con sé e presenta opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunità sottorappresentate. Queste opere non sono esposte all’interno di strutture istituzionali, ma vengono mostrate e attivate nello spazio pubblico. Ogni partecipante diventa così un padiglione vivente, incarnando una cultura e presentando opere in luogo di rappresentanze nazionali assenti. Insieme, danno forma a una mostra temporanea e diffusa – una configurazione pubblica di corpi, voci e opere. La performance si sviluppa attraverso la presenza simultanea delle opere e la pronuncia di nomi e testimonianze in diverse lingue, trasformando la visibilità in un atto di memoria e riconoscimento di una vasta realtà multiculturale ancora in gran parte assente sia dalla conoscenza internazionale sia dalla rappresentazione artistica, a causa di una lunga storia di espansione imperiale, centralizzazione politica, repressione culturale, russificazione forzata, deportazioni di massa, persecuzioni etniche, violenza genocidaria, mobilitazione e reclutamento forzato nella guerra in corso in Ucraina, nonché di altre forme di discriminazione sistemica. Spiegano gli organizzatori: “Questa è una mostra senza muri, dove i corpi portano le opere e la visibilità stessa diventa il lavoro. Si mette in relazione diretta con il titolo della Biennale, In Minor Keys. Il progetto mette in primo piano coloro che sono stati storicamente relegati in una posizione ‘minore’ – marginalizzati politicamente, soppressi culturalmente ed esclusi dalle narrazioni dominanti. Qui il ‘minore’ non è una categoria estetica o gerarchica, ma strutturale: indica la condizione di popoli le cui voci e vite sono state sistematicamente ridotte, silenziate o strumentalizzate. Portando queste voci in uno spazio aperto, il progetto le sposta dai margini e dà loro una visibilità pubblica, fuori dalle gerarchie mentali e dallo stesso concetto di minore”. Il progetto si realizza simbolicamente nello spazio pubblico della città di Venezia, storico crocevia di culture, nel giorno di preapertura di uno dei principali eventi artistici internazionali, per ribadire ancora una volta che i popoli della Russia aspirano alla pace, all’apertura e a un dialogo diretto al di fuori delle mura dell’impero. È uno spazio di diversità, libertà e di un futuro comune e pacifico in un mondo libero e aperto. Il progetto è realizzato con la partecipazione di Arts Against Aggression, Memorial Italia, Free Nations League. Per maggiori informazioni: decolonizart@gmail.com.

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19 aprile 2026. Dichiarazioni internazionali a sostegno di Memorial.

Il 9 aprile 2026 la Corte Suprema russa ha riconosciuto l’inesistente “Movimento sociale Internazionale Memorial” come organizzazione estremista. L’istanza è stata esaminata in un’udienza a porte chiuse e il caso è stato classificato come “segretissimo”. Al legale di Memorial non è stato consentito di partecipare al processo. Rappresentanti dell’ONU, del Parlamento Europeo, dell’UE e di organizzazioni per i diritti umani internazionali e russe si sono schierati a sostegno di Memorial.Abbiamo raccolto e tradotto le loro dichiarazioni. Volker Türk (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani) Sono sconcertato dalla decisione delle autorità russe di designare Memorial, una delle più antiche e autorevoli organizzazioni per i diritti umani del Paese, come organizzazione “estremista”, criminalizzandone così l’essenziale lavoro di difesa dei diritti civili. La decisione si inserisce in un quadro più ampio e inquietante, in cui le autorità russe utilizzano leggi nate per combattere l’estremismo per perseguire individui o organizzazioni, con il pretesto di una loro presunta affiliazione a pur vaghi movimenti o gruppi “estremisti”. La perquisizione di ieri presso la testata indipendente russa Novaja Gazeta e il fermo del giornalista Oleg Roldugin sono ulteriori segnali di questa continua stretta ai danni dello spazio civico, della libertà di espressione e di associazione, nonché di una repressione mirata contro chiunque sia percepito come oppositore del Governo. Esorto le autorità russe a garantire il rispetto degli obblighi che il diritto internazionale impone in materia di diritti umani. Chiedo l’immediata revoca dell’ultima sentenza su Memorial e la garanzia che nessun individuo sia soggetto a responsabilità penale o amministrativa per aver esercitato i propri diritti fondamentali, inclusi la libertà di espressione e la libera associazione pacifica. Relatori speciali delle Nazioni Unite Dall’inizio della guerra contro l’Ucraina nel 2022, le autorità russe hanno incrementato i loro attacchi alle libertà fondamentali, smantellando sistematicamente ciò che restava della società civile indipendente. Nel proprio arsenale repressivo contro la suddetta società civile, il governo utilizza metodi come la designazione di massa di varie organizzazioni quali “non grate” o “agenti stranieri”, e l’uso strumentale delle leggi sulla sicurezza nazionale e l’ordine pubblico per perseguitare avvocati, giornalisti, attivisti contro la guerra e difensori dei diritti umani. L’abuso delle norme anti-estremismo e antiterrorismo è ormai un elemento chiave: le organizzazioni per i diritti umani vengono dichiarate “estremiste” o “terroriste”, con un seguito di accuse penali contro i loro membri o contro le persone a loro collegate (comprese le vittime di violazioni dei diritti umani). A oggi, oltre 343 organizzazioni sono state riconosciute come “non grate”, più di 1.173 enti e individui sono stati dichiarati “agenti stranieri”, mentre 830 organizzazioni e 20.813 persone sono state inserite nella “lista dei terroristi ed estremisti”. In questa nuova escalation, diverse importanti organizzazioni russe per i diritti umani sono finite nel mirino. Il 9 aprile 2026, durante un’udienza a porte chiuse della Corte Suprema, il Ministero della Giustizia ha chiesto di dichiarare il “Movimento Internazionale Memorial”, premio Nobel per la pace, come “organizzazione estremista”. Ciò riflette una strategia deliberata e consapevole atta a diffondere la paura tra il popolo russo e a privarlo dell’accesso a un’informazione indipendente, alla difesa dei diritti umani e all’assistenza legale. Questo passo segue alla chiusura di due rami di Memorial nel dicembre 2021 per la legge sugli “agenti stranieri” e per “riabilitazione del nazismo”, oltre alla designazione dell’”Associazione Internazionale Memorial” come “non grata” il 17 febbraio 2026. Se l’istanza venisse accolta, chiunque sia legato a Memorial rischierebbe la responsabilità penale e il carcere. L’8 aprile 2026, sei attivisti del movimento giovanile Vesna sono stati condannati a pene tra gli 8 e i 12 anni di reclusione per presunta partecipazione a organizzazione estremista. Le accuse sono legate alla loro protesta contro la guerra della Russia in Ucraina. Il movimento Vesna era stato dichiarato “estremista” dal tribunale di San Pietroburgo il 6 dicembre 2022, che faceva seguito allo status di “agente straniero”. La medesima strategia repressiva ha colpito anche la Fondazione Anticorruzione (FBK) del defunto leader dell’opposizione Aleksej Naval’nyj. Il 27 novembre 2025 la Corte Suprema l’ha dichiarata organizzazione “estremista” e l’ha bollata come “terrorista”. Analogamente, il Comitato contro la guerra della Russia è stato dichiarato “terrorista” il 2 marzo 2026. Il sostegno pubblico a una qualsiasi di queste organizzazioni è considerato reato. Già nell’ottobre 2025 l’FSB aveva aperto procedimenti penali contro 23 membri del Comitato contro la guerra con l’accusa di “terrorismo”. Nel mirino sono finiti anche i difensori dei diritti dei popoli indigeni. Il 7 giugno 2024, la Corte Suprema ha dichiarato “estremista” l’inesistente “Movimento separatista anti-russo”, che comprende 55 organizzazioni di popoli indigeni e minoranze. Il 22 novembre 2024, il Forum delle nazioni libere della post-Russia, insieme a 172 presunti affiliati, è stato dichiarato “terrorista”. Tra questi, figura anche l’Aborigen-Forum, una rete informale di difensori dei diritti indigeni proveniente da 14 regioni del Nord, della Siberia e dell’Estremo Oriente. Il 17 dicembre 2025 Dar’ja Egereva e Natal’ja Leongardt sono state detenute arbitrariamente e accusate di partecipazione a organizzazione terroristica a causa della loro attività per l’Aborigen-Forum. Nel caso di Egereva pare si tratti anche di una ritorsione per avere collaborato con l’ONU. Condanniamo questa strategia deliberata che usa bollini come “antiestremismo” e “antiterrorismo” per annientare la società civile e imprigionare i difensori dei diritti umani. Le autorità russe devono interrompere immediatamente qualunque processo contro chi difende i diritti umani e critica la guerra, rilasciando tutti coloro che sono stati detenuti arbitrariamente per attività comunque pacifiche. Siamo profondamente allarmati da un tale palese abuso delle leggi per criminalizzare la libertà di parola, che ha come unnico esito il totale annientamento della società civile in Russia. Tale pratica è inaccettabile e deve finire. Hanno firmato la dichiarazione: Mariana Katzarova, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Russia. Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria: Matthew Gillett (presidente-relatore), Ganna Yudkivska (vicepresidente), Ethan Hee-Seok Shin (vicepresidente), Miriam Estrada-Castillo, Mumba Malila. Ben Saul, relatore speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto della lotta al terrorismo. Mary Lawlor, relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani. Irene Khan,

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“Mr Nobody Against Putin”. Dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab.

Dopo la vittoria agli Oscar 2026 come miglior documentario arriva anche nelle sale italiane Mr Nobody Against Putin – il film contro tutte le guerre, diretto da David Borenstein e Pavel Talankin e distribuito in Italia da ZaLab a partire dal 16 aprile. Mentre la guerra riscrive la vita quotidiana di una scuola, un insegnante filma in segreto ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto: il film è una testimonianza urgente su come l’educazione possa trasformarsi durante ogni guerra, e sul coraggio di opporsi al potere anche quando si pensa di non contare nulla. Il tour italiano partirà con una serie di proiezioni accompagnate da ospiti e incontri pubblici. 15 aprile Bologna, Modernissimo ore 21.45 con Andrea Segre e Michele Aiello (anteprima). 16 aprile Roma, Nuovo Sacher ore 20.45 con Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. 17 aprile Milano, Ariosto Anteo spazioCinema ore 21.30 con Andrea Segre e introduzione di Duccio Facchini. 18 aprile Firenze, Cinema Astra ore 18.40 con Andrea Segre. 18 aprile Padova, Fronte del Porto ore 21.00 con Stefano Collizzolli. 21 aprile Palermo, Rouge et Noir ore 19.00 con Andrea Segre. Oltre 100 proiezioni sono già in programma in più di 30 città italiane, con calendario in continuo aggiornamento: a Bologna, Roma, Milano, Firenze, Palermo, Trieste, Gorizia, Cagliari, Pisa, Perugia, L’Aquila, Genova, Padova, Reggio Emilia, Modena, Mantova, Bergamo, Torino, Napoli e tante altre. Per maggiori informazioni: Mr Nobody Against Putin – dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab – zalab.org.

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