Segnaliamo l’intervista di Alessandro Ajres ad Andrzej Poczobut pubblicata su Domani il 13 giugno 2026.
Il giornalista e attivista Andrzej Poczobut, appartenente alla minoranza polacca in Belarus, ha trascorso cinque anni nelle prigioni bielorusse, falsamente accusato prima di “riabilitazione del nazismo” e poi di “incitamento all’odio su base etnica”. Entrambe le accuse sono state mosse per lo stesso motivo: la cura e tutela delle tombe dei soldati e partigiani polacchi della Seconda guerra mondiale.
“La prigione è stata un’esperienza difficile, le condizioni al suo interno erano davvero molto dure”, racconta Poczobut. “Quando sono stato arrestato pesavo 98 chilogrammi e quando sono stato rilasciato 74. (…) Sono stato in una cella con 24 persone, circa un metro quadrato di spazio a testa, e coi letti disposti su tre livelli (uno sopra l’altro) per far posto a tutti, oppure tenuto in isolamento per mesi. In isolamento ho trascorso 167 giorni e lì si dorme su assi di legno, senza lenzuola né cuscino. Mi mettevo un rotolo di carta igienica sotto la testa”.
Alessandero Ajres ha parlato con Poczobut della situazione dei prigionieri politici nelle carceri bielorusse, della percezione della guerra tra Russia in Ucraina nel paese e del possibile futuro della Belarus.
Puoi leggere l’intervista completa a questo link.
Come ricorda l’associazione bielorussa Vjasna, a oggi i prigionieri politici in Belarus sono 853; dal 2020 4655 persone sono state riconosciute come prigionieri politici. Tuttavia, come racconta Poczobut nell’intervista, il numero potrebbe essere anche tre volte maggiore, dato che tutte le organizzazioni per la tutela dei diritti umani che monitoravano la situazione sono state bandite ed espulse del paese e i loro attivisti sono fuggiti all’estero o incarcerati.



