Berlino, 27-28 marzo 2026. Roginskie čtenija. Conferenza internazionale.

Venerdì 27 e sabato 28 marzo 2026 si svolge a Berlino la sesta edizione delle Roginskie čtenija, conferenza internazionale dedicata al ricordo di Arsenij Roginskij. Tema dell’edizione è L’archivio come luogo di memoria e forma di resistenza. Organizzata da Zukunft Memorial, Memorial Italia, Memorial Polonia, Memorial Repubblica Ceca, Memorial Svizzera, la conferenza è disponibile on line, previa registrazione, in tedesco, inglese e russo. Per Memorial Italia partecipa Simone Bellezza, membro del comitato scientifico. Per maggiori informazioni sul programma e per registrarsi e collegarsi: Arseny Roginsky Conference. Ricordiamo che il 30 marzo Arsenij Roginskij, scomparso nel 2017, avrebbe compiuto ottanta anni. Il documentario Il diritto alla memoria di Ljudmila Gordon è un ritratto cinematografico, un monologo-confessione nel quale Arsenij Roginskij parla di sé, del proprio paese, del suo passato, presente e futuro. Tra i fondatori di Memorial e per molti anni presidente dell’associazione, storico di altissimo profilo, dissidente e prigioniero politico, Roginskij era un formidabile narratore. Un anno prima di morire riflette, per la prima volta davanti a una telecamera, su questioni intime ed essenziali: la sua nascita in un lager sovietico e la morte del padre in una prigione staliniana, l’essenza del Terrore di massa, il dovere dello storico e le ragioni per cui i russi respingono la memoria del passato totalitario del proprio paese. Di Arsenij Roginskij ha voluto parlare anche la nostra Elda Garetto e al ricordo della sua figura è dedicata la lectio Lo storico e il giudice del nostro Carlo Ginzburg.

Padova, 25 marzo 2026. Belarus: la strada verso la libertà.

A Padova mercoledì 25 marzo alle 17:30 presso la sala Ferdinando Barison (piazza Metelli 1), in occasione della Giornata della libertà della Belarus, si svolge l’incontro pubblico Belarus: la strada verso la libertà. Il 25 marzo non è solo una data storica, ma è il simbolo dell’aspirazione dei bielorussi alla libertà, all’indipendenza e alla dignità. Insieme a storici, difensori dei diritti umani e rappresentanti della comunità studentesca si parlerà della storia della Giornata della libertà e della statualità bielorussa, dell’attuale situazione socio-politica in Belarus e del ruolo della solidarietà internazionale. Intervengono lo storico Viktar Yakubau, Irene Mioni di Movements for Freedom, Yuliya Yukhno dell’Ambasciata popolare della Belarus in Italia e la nostra presidente Giulia De Florio, autrice del volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024). L’incontro è organizzato dall’Ambasciata popolare della Belarus in Italia in partenariato con Talaka – Associazione dei bielorussi in Italia e il Centro della comunità democratica bielorussa. L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Padova e dal Centro per i Diritti Umani Antonio Papisca.

Milano, 23 marzo 2026. Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura.

Lunedì 23 marzo presso l’Università della terza età Cardinale Giovanni Colombo di Milano la nostra Elena Freda Piredda ospiterà la nostra presidente Giulia De Florio in occasione della presentazione del volume Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura di Ksenija Novochat’ko e Polja Plavinskaja pubblicato in italiano da Caissa Italia. Si tratta della prima biografia di Andrej Sacharov adatta a tutte le età, basata sulle memorie, le interviste, gli articoli e le lettere di Andrej Sacharov. Il volume, a metà tra il graphic novel e il libro di design, racconta la vita straordinaria del Premio Nobel per la Pace 1975 e ripercorre la contrapposizione USA-URSS sullo sfondo della storia del Novecento.

Marzo 2026. Gli attivisti per i diritti umani bielorussi si uniscono alla campagna People First.

Pubblichiamo la traduzione in italiano della lettera di Ales’ Bjaljacki, direttore del Centro per i diritti umani Viasna, tornato in libertà dopo anni di prigionia grazie allo scambio di prigionieri politici della fine del 2025. «A fine dicembre 2025, già scarcerato, ho saputo che i miei colleghi ucraini e russi insigniti insieme a me del premio Nobel per la pace nel 2022 avevano lanciato la campagna People First. La loro richiesta è chiara: le persone innanzitutto. Al centro dei negoziati deve esserci la liberazione di tutti i prigionieri della guerra scatenata dalla Russia, tra cui: – migliaia di civili ucraini detenuti in Russia; – migliaia di soldati russi e ucraini rinchiusi nelle prigioni militari di entrambi i paesi; – migliaia di bambini ucraini trasferiti con la forza o deportati in Russia; – centinaia di prigionieri politici russi privati della libertà per avere protestato contro la guerra. Mi unisco perciò alla campagna People First. A legarmi ai colleghi che l’hanno lanciata non ci sono solo gli anni di lavoro congiunto. C’è anche la tragedia che colpisce chiunque si opponga alla brutale guerra di aggressione condotta dalla Russia. Quando l’Ucraina è stata invasa, in Belarus la gente è scesa in piazza e ha manifestato il proprio dissenso. Centinaia di persone sono state arrestate, gambizzate, picchiate, torturate, detenute in condizioni disumane, rinchiuse nelle “press-chaty” (celle-torchio) e, infine, condannate a pene durissime; solo perché avevano osato schierarsi contro l’aggressione russa. I dati raccolti da Viasna dicono che in Belarus sono stati avviati procedimenti penali per presunti reati politici contro almeno 403 persone, solo perché solidali con l’Ucraina. Si tratta di bielorussi e stranieri. Li processano per alto tradimento, spionaggio e attività di intelligence per conto dell’Ucraina, ma anche perché avrebbero espresso la volontà di combattere in difesa del paese invaso, sostenuto economicamente i volontari bielorussi andati in guerra e le forze armate ucraine o sabotato la rete ferroviaria. Dall’inizio del 2025 il regime bielorusso si accanisce contro chi ha contribuito al progetto Belaruskij Gajun pubblicando su Telegram foto e video che documentavano lo spostamento di attrezzatura militare russa in territorio bielorusso. A oggi, più di 200 persone si trovano in carcere. Tra loro ci sono 71 donne. Queste cifre, tra l’altro, danno conto dei casi di cui gli attivisti per i diritti umani sono a conoscenza, ma è lecito ritenere che rappresentino solo una piccola parte delle persecuzioni statali. Certo è che gli arresti sono ancora all’ordine del giorno. A ciò si aggiunge la criminalizzazione del sostegno finanziario o anche solo potenziale all’Ucraina. Si può essere processati tanto per una donazione ai volontari bielorussi o alle forze armate ucraine, quanto per l’intenzione di unirsi al battaglione Kastus Kalinovskij, che la Belarus ha dichiarato organizzazione terroristica. Insomma, nel mio paese qualsiasi forma di solidarietà con l’Ucraina è perseguibile penalmente e punibile con il carcere. Nel mirino delle forze di sicurezza bielorusse finiscono anche gli ucraini stessi. Stando alle informazioni raccolte dal Centro per i diritti umani Viasna, a oggi sono almeno cinque i cittadini ucraini che scontano una condanna su basi politiche. Dal 2020 sono stati aperti procedimenti penali contro decine di loro connazionali accusati di attività di intelligence, spionaggio o tentato sabotaggio e costretti con le minacce e con la tortura a confessare di essere al soldo di una potenza straniera. Sono felice di unirmi alla campagna People First e propongo di aggiungere un punto all’elenco delle nostre richieste: la scarcerazione dei prigionieri politici bielorussi che hanno perso la libertà per opporsi alla guerra». Ad Ales’ Bjaljacki rispondono Oleksandra Matvijčuk dell’ONG ucraina Centro per le libertà civili e Oleg Orlov di Memorial che hanno lanciato la campagna People First, alla quale si sono unite nel tempo decine di altre associazioni da tutto il mondo.         «A nome di People First ringraziamo per il sostegno pubblico alla campagna Ales’ Bjaljacki, grande attivista bielorusso con cui abbiamo condiviso il premio Nobel per la pace nel 2022. Siamo felici che Ales’, straordinario collega, si sia unito a noi. Appoggiamo pienamente la sua proposta di allargare il nostro raggio d’azione e includere così i cittadini bielorussi incarcerati per le loro idee e le loro azioni contro la guerra in corso, nonché i cittadini ucraini detenuti in Bielorussia sulla base di accuse motivate politicamente».

Cagliari, 18 marzo 2026. Autoritarismo digitale tra repressione e resistenze: l’esempio di Internet in Russia.

Mercoledì 18 marzo alle 11:40 presso la Facoltà di studi umanistici dell’Università degli Studi di Cagliari (Campus Sa Duchessa, aula 18, terzo piano) il nostro Stefano Pisu coordina la conferenza Autoritarismo digitale tra repressione e resistenze: l’esempio di Internet in Russia di Francesca Musiani, dirigente di ricerca presso il Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) di Parigi. L’intervento trae spunto dal volume Digital Authoritarianism in the Making: Repression and Resistance on the Russian Internet curato da Françoise Daucé, Benjamin Loveluck e Francesca Musiani per MIT Press.

Marzo 2026. Nuovo arresto per il ventenne Nikita Uvarov.

La recente partecipazione di Aleksandra Skočilenko alla celebrazione romana della Giornata dei Giusti e le parole di Laura Boldrini portano luce sulla drammatica situazione dei minori, cittadini della Federazione Russa, incriminati e detenuti per reati come favoreggiamento del terrorismo o dell’estremismo. Due anni fa abbiamo avuto modo di parlare di Arsenij Turbin. La sua situazione non è cambiata. Desideriamo ricordare anche Nikita Uvarov. La vita di questi ragazzi rischia di essere distrutta da un sistema repressivo sempre più crudele e incapace di comprendere e rispettare le norme della giurisprudenza e della giustizia. Il Centro per la difesa dei diritti umani Memorial ci ricorda che poche settimane fa, a breve distanza della prevista scarcerazione, Nikita Uvarov, oggi ventenne, è stato nuovamente arrestato in base a differenti capi di accusa. Nikita Uvarov aveva quindici anni quando nel 2020 è stato imputato nell’ambito del “caso degli adolescenti di Kansk” e ha dovuto scontare una pena con l’accusa di avere organizzato un attento all’edificio dell’FSB all’interno del videogioco Minecraft. La scarcerazione di Nikita era prevista per il prossimo 19 marzo, dopo quattro anni di reclusione durante i quali è diventato maggiorenne. Gli è stata tuttavia mossa una nuova accusa con conseguente nuovo arresto. Il tribunale distrettuale di Krasnojarsk lo ha arrestato in base all’articolo 282.2 (“Partecipazione ad attività di organizzazione estremista”) del Codice penale della Federazione Russa. Secondo le indagini, nel febbraio e nel luglio 2025, il ragazzo, detenuto, si sarebbe presentato come membro di un movimento estremista di cui avrebbe illustrato agli altri detenuti le regole di vita e di comportamento, con l’intenzione di diffonderle. Al momento Nikita Uvarov si trova nel SIZO-1 di Krasnojarsk. È possibile scrivergli all’indirizzo 660075, Krasnojarsk, ulica Respubliki 72, SIZO-1, Uvarov Nikita Andreevich. Per aiuto e informazioni è possibile rivolgersi a Memorial Italia all’indirizzo info@memorialitalia.it. L’ultima dichiarazione di Nikita Uvarov – il discorso che secondo la legislazione russa le imputate e gli imputati hanno il diritto di pronunciare prima che sia emessa la sentenza – è stata pronunciata al processo del 2022 ed è pubblicata in italiano nel volume Proteggi le mie parole curato da Sergej Bondarenko e Giulia De Florio. Se mi daranno una condanna, la sconterò con la coscienza pulita e con dignità. E sarò in pace con me stesso, perché non ho mai insegnato a nessuno degli altri a fare cose brutte, non ero il loro leader, eravamo tutti alla pari ed eravamo solo amici. Non ho tradito nessuno. Non provo vergogna di fronte alle persone, amici o sconosciuti, che conoscono la nostra storia. Può essere che qualcuno non creda a me, ma alle forze dell’ordine, ma non ho comunque nulla di cui vergognarmi. Non ho mai pensato di far saltare in aria nessuno. È importantissimo, per me, che a sostenere me e mia madre ci siano anche persone che non conosco. Non sapevo né pensavo minimamente che dei volantini avrebbero portato a conseguenze simili. E invece sappiamo tutti cosa è successo dopo. Per l’ultima volta in questo processo tengo a dire che non sono un terrorista e non sono colpevole in base all’art. 205.3 del Codice penale della Federazione russa. Vorrei solamente finire gli studi, laurearmi e andarmene il più possibile lontano da qui, per non stressare l’FSB e nemmeno me stesso, per diventare un freelance o fare quello per cui ho studiato. Tutte le immagini sono tratte dall’articolo in lingua russa di Novaja Gazeta dedicato a Nikita Uvarov: Юность на три буквы: ЕГЭ, АУЕ*, СВО. Политзэку Никите Уварову ужесточают условия в колонии, и книг в штрафном изоляторе он добивается только через голодовку — Новая газета.

Roma, 9 marzo 2026. Celebrazione della Giornata dei Giusti. Dedicazione di alberi di ulivo a Viktor Emil Frank e Aleksandra Skočilenko.

Lunedì 9 marzo, con felicità e riconoscenza, Memorial Italia partecipa a Roma alle celebrazioni della Giornata dei Giusti 2026. Nell’occasione saranno dedicati due alberi di ulivo a Viktor Emil Frank e Aleksandra Skočilenko. La Giornata dei Giusti dell’Umanità si celebra ogni anno il 6 marzo per promuovere la memoria del bene e onorare coloro che si sono opposti a genocidi, totalitarismi e discriminazioni, salvando vite umane e difendendo la dignità della persona. Oggi, più che mai, la Giornata dei Giusti dell’Umanità non è solo un’occasione commemorativa: è una chiamata contro l’inaudita escalation di brutalità in corso nel mondo. Istituita su iniziativa di Fondazione Gariwo dal Parlamento Europeo nel 2012 e riconosciuta come solennità civile in Italia nel 2017, la Giornata dei Giusti nel 2026 si focalizza sul tema della democrazia non come astrazione, ma come ultima barriera contro il ritorno dei totalitarismi, delle discriminazioni di stato, delle violazioni dei diritti umani. In un tempo segnato da populismi violenti, da spinte autoritarie e da conflitti che dilaniano il tessuto umano, la democrazia non è più solo una forma di governo: è l’ultima, fragile custode del valore di ogni persona. In occasione della Giornata dei Giusti 2026, si terranno decine di iniziative su tutto il territorio nazionale tra le quali la celebrazione romana, nel Giardino dei Giusti di Villa Pamphilj, dove saranno dedicati due alberi di ulivo a Viktor Emil Frankl, sopravvissuto alla Shoah e fondatore della logoterapia, e ad Aleksandra Skočilenko, artista e attivista russa incarcerata per il suo dissenso nonviolento contro la guerra in Ucraina, figure che in epoche diverse testimoniano la responsabilità individuale di fronte ai totalitarismi e alle derive autoritarie. Parteciperanno, tra gli altri, la stessa Aleksandra Skočilenko e rappresentanti di Memorial e Memorial Italia. L’iniziativa si inserisce nell’European Day of the Righteous ed è dedicata quest’anno ai Giusti per la democrazia, il dialogo e la nonviolenza. Il programma Ore 9:00 – Largo Anna Politkovskaja: omaggio alla giornalista Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca nel 2006. Con Raffaella Chiodo Karpinsky (Avvenire), Aleksandra Skočilenko, Giulia De Florio (presidente Memorial Italia) e Joshua Evangelista (responsabile comunicazione Fondazione Gariwo). Lettura di brani scelti di Anna Politkovskaja. Ore 10:00 – Giardino dei Giusti: cerimonia di dedicazione degli alberi. Intervengono Daniela Pavoncello (presidente Associazione Alaef), Aleksandra Skočilenko. Saluti istituzionali di Massimiliano Smeriglio (Assessore alla Cultura di Roma Capitale), Giuseppe Sorrentino (Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale), Elio Tomassetti (Presidente Municipio XII), Maria Stella Squillace (Assessore politiche educative e scolastiche culturali e sportive XII Municipio), Fondazione Gariwo e Memorial Italia. Ore 12:00 – Casale dei Cedrati (via Aurelia Antica 19): incontro pubblico Dissidenze e cura con Aleksandra Skočilenko e Boris Belenkin (Memorial Repubblica Ceca). Modera Giulia De Florio (presidente Memorial Italia), introduzione a cura della Fondazione Gariwo. Traduzione consecutiva. L’evento è promosso da Fondazione Gariwo in collaborazione con Roma Capitale – Municipio XII, Memorial Italia e Associazione Alef. Saranno presenti delegazioni di Movimento Europea di azione non violenta, Fondazione Matteotti, Base Italia. Ringraziamo Fondazione Gariwo dell’invito e delle parole che ha voluto dedicare a Memorial e Memorial Italia: “La partecipazione di Memorial, storica organizzazione russa per la documentazione dei crimini sovietici e la difesa dei diritti umani, sciolta dalle autorità russe nel 2021, conferisce all’evento una chiara valenza civile. Memorial continua a difendere la memoria storica indipendente e sostenere i prigionieri politici. La presenza di Boris Belenkin e di Memorial Italia collega la memoria dei totalitarismi del Novecento alle restrizioni delle libertà civili nel presente. L’incontro tra il percorso di Frankl, la testimonianza di Skočilenko e l’esperienza di Memorial afferma un principio preciso: la democrazia richiede memoria storica libera, tutela della dissidenza non violenta e responsabilità delle istituzioni“.

27 febbraio 2026. Undici anni senza Boris Nemcov.

“Il compito dell’opposizione adesso è fare informazione e dire la verità. E la verità è che Putin significa guerra e crisi”. Boris Nemcov, post su Facebook del 31 gennaio 2015. Sono trascorsi undici anni dall’assassinio di Boris Nemcov, strenuo oppositore del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e organizzatore di manifestazioni contro l’occupazione della Crimea e l’intervento militare nel Donbas del 2014. Il 27 febbraio 2015 Boris Nemcov è stato assassinato a colpi di arma da fuoco sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij, a pochi passi dalle mura del Cremlino. In questo 2026 teniamo in modo particolare a ricordarne la persona e l’attività, proponendo la traduzione italiana del dossier Putin. Guerra, pubblicato il 12 maggio 2015 e presentato alla stampa da Il’ja Jašin, stretto collaboratore di Nemcov, che, ricordiamo, nel 2022 è stato condannato a otto anni di reclusione per essersi apertamente espresso contro il massacro di Buča. Jašin è stato rilasciato nell’ambito dello scambio di prigionieri tra Federazione Russa e Occidente il 1 agosto del 2024.   L’occupazione della Crimea è la vergogna della Russia! (Mosca, 2014) Tuttavia, come ci ricorda Elena Kostioukovitch, ci sono sempre fiori freschi sul ponte dove Boris Nemcov è stato assassinato, e molte persone, anche se con sempre maggiori difficoltà, inseriscono i propri nomi nello schedario elettronico sul sito web Ponte Nemcov che ricostruisce il suo caso, riporta tutte le sue interviste e parole, ne onora il nome e gli ideali, chiede giustizia per lui e un riconoscimento toponomastico della sua figura. Il dossier Putin. Guerra è redatto da Il’ja Jašin e Ol’ga Šorina sulla base dei materiali raccolti da Boris Nemcov relativi all’intervento militare russo in Ucraina del 2014-2015. Pubblicato il 12 maggio 2015 sulla pagina Internet, ancora disponibile, Putin. Itogi, il dossier fa luce sui preparativi della Federazione Russa in vista dell’annessione della Crimea e sul coinvolgimento dell’esercito russo nella guerra del Donbas, negati all’epoca dal governo della Federazione Russa. Boris Nemcov, allora copresidente e deputato della Duma regionale di Jaroslavl’ per il partito RPR-PARNAS (Partito repubblicano russo – Partito della libertà popolare), aveva iniziato a lavorare al dossier alla fine di gennaio del 2015, poco prima della sua morte. Premessa             L’idea di questo dossier è di Boris Nemcov. Un giorno è arrivato alla sede del partito e ha annunciato a voce alta: “Ho capito cosa dobbiamo fare. Bisogna scrivere il dossier Putin. Guerra, stamparne tantissime copie e distribuirle per strada. Spiegheremo perché Putin ha scatenato questa guerra. Soltanto così sconfiggeremo la propaganda”. Nemcov ha guardato con aria trionfante le persone che aveva intorno, come faceva ogni volta che gli veniva in mente una buona idea. “Che ne dici, Šorina? Ti piace?”, e ha abbracciato Ol’ga.             All’inizio del 2015 Boris ha iniziato a raccogliere materiali per il dossier. Ha lavorato molto sulle fonti aperte, ha trovato persone disposte a condividere le informazioni. Nemcov credeva che il tentativo di fermare la guerra fosse un gesto di autentico patriottismo. La guerra con l’Ucraina è un crimine vile e cinico che il nostro paese pagherà con il sangue dei propri cittadini, con la crisi economica e l’isolamento internazionale. In Russia questa guerra non serve a nessuno, se non a Putin e al suo entourage.             Boris non ha avuto il tempo di scrivere il testo del dossier. Il 27 febbraio 2015 è stato assassinato sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij, proprio di fronte alle mura del Cremlino. Si sono fatti carico di portare a termine l’impegno preso da Nemcov i collaboratori, gli amici e le persone che ritenevano importante questo lavoro. Il dossier si basa sui materiali preparati da Boris. Contenuti, appunti manoscritti, documenti: tutto ciò che Boris ha lasciato è stato utilizzato per preparare il testo.             Il nostro compito è dire la verità sull’ingerenza del Cremlino nella politica ucraina, ingerenza che ha condotto a una guerra tra i nostri popoli. Una guerra che bisogna fermare immediatamente. Conclusioni             Spesso la guerra in Ucraina orientale è definita “guerra ibrida”. Sembra trattarsi di una singolare invenzione di Vladimir Putin: non un’aggressione militare diretta, ma la creazione di un conflitto armato sul territorio di uno stato confinante in modo tale che sia formalmente impossibile attribuirne la responsabilità al promotore. Il Donbass è in fiamme e il presidente russo, candido, chiede: “Che prove avete?”.             “Putin è un uomo molto furbo. Dice a tutti che laggiù le truppe non ci sono’. E a noi invece, alla svelta: forza, andate!”: il carrista russo Dorži Batomunkuev, originario della Buriazia, ferito nei pressi di Debal’cevo, ha spiegato così, con parole semplici, la sostanza dei fatti.             Mettiamo i puntini sulle i. “Guerra ibrida” nell’interpretazione di Putin significa:             Ambiguità. Da una parte combattiamo con l’Ucraina, e questo lo capiscono tutti. In territorio russo sono attivi campi di addestramento per combattenti, i convogli di carri armati si muovono in direzione del confine ucraino, i leader separatisti concordano le azioni al Cremlino. Ma dall’altra parte non combattiamo. Alle domande dirette Putin scuote la testa con convinzione, al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite Čurkin nega con sdegno le accuse rivolte all’indirizzo del Cremlino.             Falsità. I paracadutisti russi sono stati catturati in territorio ucraino? Ma no, si sono persi. È dimostrato che i separatisti usino armi russe? Le avranno comprate in uno spaccio militare. Si spara sugli ucraini dal territorio russo? Ma no, si bombardano da soli. Ci sono nomi e cognomi dei soldati russi morti in Ucraina orientale? Ma pensa un po’.             Vigliaccheria. Né Putin né i suoi generali hanno abbastanza coraggio per riconoscere l’aggressione militare nei confronti dell’Ucraina. Bugie codarde e ipocrisia sono spacciate per grande saggezza politica.             La guerra vigliacca e vile scatenata da Putin costerà cara al nostro paese. Pagheremo questo azzardo con le vite dei nostri soldati, la crisi economica e l’isolamento politico.             Pagheremo con l’ostilità dei nostri alleati storici. Nessun altro popolo è più vicino e caro ai russi di quello ucraino. Sono nostri fratelli – non c’è retorica in queste parole – e la guerra tra russi e ucraini nel Donbass si può descrivere… Continua a leggere 27 febbraio 2026. Undici anni senza Boris Nemcov.

24 febbraio 2026. Quattro anni dall’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina.

Il 24 febbraio 2022 iniziava l’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina: all’alba di quel giovedì di quattro anni fa veniva annunciato in diretta televisiva l’inizio dell’aggressione militare russa, un evento che avrebbe cambiato le vite di milioni di persone. In primo luogo, quelle delle ucraine e degli ucraini costretti a subirne in prima persona gli orrori. Ma anche quelle di tutti noi. A quattro anni di distanza da quel giorno abbiamo rivolto cinque domande ad alcune persone che sono state toccate, in modi molto diversi, da questa aggressione e da tutto quello che ne è seguito. Scrittrici, giornalisti e registi teatrali: si tratta di persone che nel corso di questi anni non hanno soltanto assistito insieme a noi al susseguirsi degli eventi, ma che tramite gli strumenti a loro disposizione ci hanno aiutato a capire meglio come parlare oggi di questa guerra e del suo impatto drammatico sull’Ucraina. Dov’eri il 24 febbraio 2024? La prima domanda è la più banale e forse la più difficile: dov’eri il 24 febbraio 2022? Le testimonianze di questo video sono molto personali e crediamo che parlino prima di tutto a noi, alle persone che in Italia hanno assistito all’inizio di una catastrofe. E ci aiutano a comprendere l’importanza di non abituarci a questa guerra, ma di sostenere con forza ancora oggi la causa ucraina con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Ringraziamo Enrico Baraldi, Andrea Brashchayko, Helena Janeczek, Francesca Melandri, Anna Zafesova per avere deciso di condividere con noi parte del proprio vissuto e onoriamo la resistenza ucraina messa a durissima prova in questo inverno micidiale. Il sostegno di Memorial Italia all’Ucraina, da dodici anni sotto attacco, non verrà mai meno. Che impatto ha avuto l’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina sul tuo lavoro? La seconda domanda è la più intima e personale: che impatto ha avuto questa guerra sul tuo lavoro? Le testimonianze di questo video ci raccontano come l’urgenza di rispondere al dramma vissuto nei giorni successivi all’inizio dell’aggressione militare dell’Ucraina si sia trasformata presto in impegno etico nel proprio lavoro. Nel tentativo di dare forma in parole al senso storico di un dramma che si consumava in quei giorni per milioni di ucraine e di ucraini la scrittrice Francesca Melandri ha iniziato a lavorare al suo romanzo Piedi freddi, pubblicato nel 2024, che ricollega due generazioni diverse di europei in una meditazione sul significato profondo del tempo della guerra (e di quello della pace). In modo simile la giornalista Anna Zafesova ha invece cercato di rispondere all’esigenza di fornire gli strumenti utili per “imparare la guerra”, la sua storia, le sue motivazioni aiutando il pubblico italiano a districarsi nel flusso di informazioni tramite la rubrica Postsovietika su Radio Radicale e i suoi articoli per La Stampa. Qual è stata la sorpresa più grande di questa guerra (in positivo e in negativo)? La terza domanda riguarda la percezione dell’invasione: qual è stata la sorpresa più grande, sia positiva sia negativa, della guerra? Che cosa non ti aspettavi e invece è successo? Le testimonianze di questo video ci raccontano l’ammirazione e lo stupore di fronte alla resistenza dei cittadini e delle cittadine ucraine, la loro abnegazione e la capacità di provare a ricostruire una quotidianità in un contesto bellico, per esempio assistendo a uno spettacolo teatrale nonostante il freddo, i salti di corrente, il pericolo dei droni e dei missili.  Se da una parte l’Unione Europea ha dimostrato una solidità inattesa, è anche vero che il conflitto ha generato nei nostri Paesi polarizzazioni e prese di posizione preconcette che hanno spesso distorto e manipolato il vero andamento del conflitto, mentre l’opposizione russa, anche fuori dai confini della Federazione Russa, si è rivelata più frammentata e inefficace di quanto si sperasse. Cosa serve ora all’Ucraina? La quarta domanda sposta lo sguardo sull’Ucraina: che cosa le serve ora? Le testimonianze di questo video elencano i bisogni essenziali del paese e le risorse, di ogni tipo, che le occorrono per continuare a resistere e, possibilmente, riguadagnare i territori occupati dall’esercito russo. Il tipo di supporto non riguarda soltanto l’aspetto bellico, ma anche l’aiuto umanitario essenziale per fronteggiare l’attacco russo indiscriminato sui civili e sulle infrastrutture. Colpire le centrali termoelettriche, gli ospedali e le scuole è il modo più chiaro per dichiarare i reali obiettivi della Federazione Russa che non riguardano soltanto la conquista di alcuni territori. Cosa possiamo fare noi per l’Ucraina? L’ultima domanda ha una ricaduta concreta sulle nostre vite: cosa possiamo fare per l’Ucraina? Le testimonianze di questo video ci dicono come non solo il sostegno materiale, ma anche la pressione sull’opinione pubblica possano essere d’aiuto. Parlare di Ucraina, e farlo in modo informato, è già un grande atto di sostegno al paese in guerra. Raccontare la storia dell’Ucraina e della Russia, senza ricadere in narrazioni propagandistiche o neo-coloniali, è un importante gesto di supporto. Tenere aperti i contatti con realtà e voci ucraine per comprendere la diversità del mosaico culturale, sociale e politico del paese è un’ambizione che può aiutare molte persone a uscire dagli schemi rigidi creati dal conflitto militare.

Firenze, 26 febbraio 2026. Letteratura, dissenso, emigrazione. Studi sulla Russia in ricordo di Claudia Pieralli.

Giovedì 26 febbraio 2026 alle 15:00 presso l’Università deli Studi di Firenze (nell’aula 8 della sede di via Gino Capponi 9) si tiene la presentazione del volume che raccoglie gli atti del convegno Letteratura, dissenso, emigrazione. Studi sulla Russia in ricordo di Claudia Pieralli, edito da Firenze University Press. Intervengono Marco Sabbatini e Giovanna Siedina, curatori del volume, Luciano Mecacci e Vanna Boffo. Il volume e il convegno sono dedicati al ricordo di Claudia Pieralli, professoressa associata presso l’Università degli Studi di Firenze e socia di Memorial Italia, prematuramente scomparsa il 7 ottobre del 2023. È possibile seguire la presentazione anche da remoto utilizzando il link meet.google.com/vhq-pcmd-eoa. Desideriamo ricordare Claudia con le parole a lei dedicate nel 2023 da Elda Garetto, Luba Jurgenson e Giuseppina Larocca. Nei ricordi su Claudia Pieralli comparsi in questi giorni, accanto alla ricostruzione della sua fruttuosa carriera scientifica e accademica, ricorrono alcune espressioni che rimandano sia alla peculiarità dei suoi studi sia al suo carattere: curiosità e serietà intellettuale, passione, entusiasmo, originalità. Mi unisco a queste considerazioni ricordando il suo primo impegnativo traguardo scientifico, quello del dottorato di ricerca, in cui sia nella scelta del tema, sia nella conduzione delle ricerche, Claudia aveva rivelato quelle doti che ne avrebbero contraddistinto il percorso di studi successivi: all’interno degli studi sull’emigrazione russa Claudia aveva proposto un tema complesso, sfidante, basato su materiali inediti. Già in questa scelta si intravedeva il futuro orientamento delle sue ricerche: il desiderio di aprire nuove prospettive di indagine che avrebbe caratterizzato tutto il suo percorso di studiosa, interrotto troppo presto e pure molto ricco di risultati. Molteplici sono stati gli apprezzamenti per i suoi studi sulla letteratura concentrazionaria e per i progetti internazionali sulla ricezione del Gulag, sul samizdat e sulla dissidenza di cui è stata promotrice, rivelando anche una grande capacità progettuale e organizzativa, come ha testimoniato anche il suo contributo all’organizzazione del convegno su Šalamov dello scorso anno. Dopo la conclusione del dottorato ho continuato a seguire con interesse l’attività scientifica di Claudia durante il suo post-doc in Russia, dove aveva trovato nuovi spunti per le sue ricerche, avvicinandosi alle tematiche centrali dell’attività di Memorial. Di qui la sua richiesta di aderire a Memorial Italia, che avevo sostenuto convintamente. L’attività scientifica degli ultimi anni l’aveva sempre più coinvolta nello studio del Gulag e del sistema repressivo sovietico, rivelando anche qui la volontà di seguire un approccio non ordinario e di indagare la ricezione del dissenso in Italia e Francia nel periodo 1956-1991 in una prospettiva di identità culturale europea. In questo la muoveva la convinzione che in Europa occidentale la ricezione dell’esperienza sovietica – nei suoi aspetti repressivi e totalitari – fosse stata monca e che fosse necessario promuovere la conoscenza e la memoria di quei fatti, che, diversamente da come il senso comune vorrebbe, avevano implicazioni profonde anche in Europa: e la Russia, secondo Claudia, per mille ragioni, è anche e profondamente Europa. Mi aveva fatto molto piacere essere coinvolta nel progetto, suo e di Marco Sabbatini, con la stesura di alcune schede per il portale “Voci libere in URSS”, tra cui quella su Arsenij Roginskij. In questo percorso di studi e di iniziative, mai gregaria, mai appagata dei risultati raggiunti Claudia ha dimostrato una tenacia ammirevole, tanto più ammirevole perché messa a durissima prova dalla malattia, che fin quasi alla fine ha affrontato con straordinaria forza, senza risparmiarsi. Era consapevole dei risultati raggiunti e continuava ad amare quello che faceva, come scriveva qualche mese fa… Elda Garetto In questi giorni, tutte le giovani donne dai capelli scuri assomigliano a Claudia. Non mi sorprende, so come i morti ci segnalano che sono ancora tra noi. Avrei potuto intuire che Claudia stava per lasciarci: il giorno prima ho guardato una figura esile e ho pensato per un attimo “È lei”, anche se sapevo che non poteva essere lei. Non sono stata con lei durante i suoi ultimi momenti. Non volevo credere che fossero gli ultimi. Lei diceva sempre: “Vedrai, andrà meglio e berremo un bicchiere di Saumur con il tuo salmone marinato” e io rispondevo: “Certo, sei forte! Ce la farai, Claudia!” Era forte – e ancora oggi faccio fatica a credere che la malattia l’abbia portata via. Questa sua forza mi è sembrata evidente sin dalla prima volta che l’ho incontrata – come studentessa Erasmus alla Sorbona, che aveva scelto di tradurre dal russo al francese: una doppia difficoltà – alle sue ricerche sul campo in Russia, alla sua ultima lotta contro il tempo, contro questi giorni che sapeva contati. Quando la rividi qualche anno dopo, stava conducendo una ricerca sulla Massoneria russa in esilio. Ho poi usato il suo notevole studio su Evreinov con i miei studenti. Ci siamo rese conto che eravamo entrambe interessate alla repressione staliniana. Da lì è iniziato il nostro lavoro comune e, per Claudia, anche uno studio sulla dissidenza che ha portato alla creazione del portale “Voci del Dissenso”. Claudia mi ha riportato in Italia, il mio secondo paese d’adozione, dove ho trascorso metà del mio tempo da giovane e dove ho vissuto tra il 1987 e il 1989. Quando le frontiere si sono aperte a Est, i miei itinerari sono cambiati e le mie mete sono diventate l’Europa centrale e la Russia. Con Claudia, questa nuova ricerca si è radicata anche in Italia. È da Roma che ero andata a Mosca per la prima volta nel 1988 ed è a Roma, sul balcone di Claudia, che ho deciso di non tornare in Russia trent’anni dopo, nel 2018. Ha lasciato una serie di progetti. Tra questi, la nostra discussione collettiva e internazionale sulla ricezione della repressione politica nel mondo mediterraneo. L’anno scorso ha condotto una parte di questa discussione dal suo letto d’ospedale. La continueremo. Vedrai, Claudia, ce la faremo. Luba Jurgenson Ciglia che pungono. Una lacrima ribolle nel petto.Senza terrore presento quel che sarà, e sarà una tempesta.Qualcuno mi sprona a scordare qualcosa.Manca l’aria, ma da morire ho voglia di vivere. Con questi versi di Osip Mandel’štam composti nel 1931 Claudia apriva il… Continua a leggere Firenze, 26 febbraio 2026. Letteratura, dissenso, emigrazione. Studi sulla Russia in ricordo di Claudia Pieralli.