Padova, 25 marzo 2026. Belarus: la strada verso la libertà.

A Padova mercoledì 25 marzo alle 17:30 presso la sala Ferdinando Barison (piazza Metelli 1), in occasione della Giornata della libertà della Belarus, si svolge l’incontro pubblico Belarus: la strada verso la libertà. Il 25 marzo non è solo una data storica, ma è il simbolo dell’aspirazione dei bielorussi alla libertà, all’indipendenza e alla dignità. Insieme a storici, difensori dei diritti umani e rappresentanti della comunità studentesca si parlerà della storia della Giornata della libertà e della statualità bielorussa, dell’attuale situazione socio-politica in Belarus e del ruolo della solidarietà internazionale. Intervengono lo storico Viktar Yakubau, Irene Mioni di Movements for Freedom, Yuliya Yukhno dell’Ambasciata popolare della Belarus in Italia e la nostra presidente Giulia De Florio, autrice del volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024). L’incontro è organizzato dall’Ambasciata popolare della Belarus in Italia in partenariato con Talaka – Associazione dei bielorussi in Italia e il Centro della comunità democratica bielorussa. L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Padova e dal Centro per i Diritti Umani Antonio Papisca.

Marzo 2026. Gli attivisti per i diritti umani bielorussi si uniscono alla campagna People First.

Pubblichiamo la traduzione in italiano della lettera di Ales’ Bjaljacki, direttore del Centro per i diritti umani Viasna, tornato in libertà dopo anni di prigionia grazie allo scambio di prigionieri politici della fine del 2025. «A fine dicembre 2025, già scarcerato, ho saputo che i miei colleghi ucraini e russi insigniti insieme a me del premio Nobel per la pace nel 2022 avevano lanciato la campagna People First. La loro richiesta è chiara: le persone innanzitutto. Al centro dei negoziati deve esserci la liberazione di tutti i prigionieri della guerra scatenata dalla Russia, tra cui: – migliaia di civili ucraini detenuti in Russia; – migliaia di soldati russi e ucraini rinchiusi nelle prigioni militari di entrambi i paesi; – migliaia di bambini ucraini trasferiti con la forza o deportati in Russia; – centinaia di prigionieri politici russi privati della libertà per avere protestato contro la guerra. Mi unisco perciò alla campagna People First. A legarmi ai colleghi che l’hanno lanciata non ci sono solo gli anni di lavoro congiunto. C’è anche la tragedia che colpisce chiunque si opponga alla brutale guerra di aggressione condotta dalla Russia. Quando l’Ucraina è stata invasa, in Belarus la gente è scesa in piazza e ha manifestato il proprio dissenso. Centinaia di persone sono state arrestate, gambizzate, picchiate, torturate, detenute in condizioni disumane, rinchiuse nelle “press-chaty” (celle-torchio) e, infine, condannate a pene durissime; solo perché avevano osato schierarsi contro l’aggressione russa. I dati raccolti da Viasna dicono che in Belarus sono stati avviati procedimenti penali per presunti reati politici contro almeno 403 persone, solo perché solidali con l’Ucraina. Si tratta di bielorussi e stranieri. Li processano per alto tradimento, spionaggio e attività di intelligence per conto dell’Ucraina, ma anche perché avrebbero espresso la volontà di combattere in difesa del paese invaso, sostenuto economicamente i volontari bielorussi andati in guerra e le forze armate ucraine o sabotato la rete ferroviaria. Dall’inizio del 2025 il regime bielorusso si accanisce contro chi ha contribuito al progetto Belaruskij Gajun pubblicando su Telegram foto e video che documentavano lo spostamento di attrezzatura militare russa in territorio bielorusso. A oggi, più di 200 persone si trovano in carcere. Tra loro ci sono 71 donne. Queste cifre, tra l’altro, danno conto dei casi di cui gli attivisti per i diritti umani sono a conoscenza, ma è lecito ritenere che rappresentino solo una piccola parte delle persecuzioni statali. Certo è che gli arresti sono ancora all’ordine del giorno. A ciò si aggiunge la criminalizzazione del sostegno finanziario o anche solo potenziale all’Ucraina. Si può essere processati tanto per una donazione ai volontari bielorussi o alle forze armate ucraine, quanto per l’intenzione di unirsi al battaglione Kastus Kalinovskij, che la Belarus ha dichiarato organizzazione terroristica. Insomma, nel mio paese qualsiasi forma di solidarietà con l’Ucraina è perseguibile penalmente e punibile con il carcere. Nel mirino delle forze di sicurezza bielorusse finiscono anche gli ucraini stessi. Stando alle informazioni raccolte dal Centro per i diritti umani Viasna, a oggi sono almeno cinque i cittadini ucraini che scontano una condanna su basi politiche. Dal 2020 sono stati aperti procedimenti penali contro decine di loro connazionali accusati di attività di intelligence, spionaggio o tentato sabotaggio e costretti con le minacce e con la tortura a confessare di essere al soldo di una potenza straniera. Sono felice di unirmi alla campagna People First e propongo di aggiungere un punto all’elenco delle nostre richieste: la scarcerazione dei prigionieri politici bielorussi che hanno perso la libertà per opporsi alla guerra». Ad Ales’ Bjaljacki rispondono Oleksandra Matvijčuk dell’ONG ucraina Centro per le libertà civili e Oleg Orlov di Memorial che hanno lanciato la campagna People First, alla quale si sono unite nel tempo decine di altre associazioni da tutto il mondo.         «A nome di People First ringraziamo per il sostegno pubblico alla campagna Ales’ Bjaljacki, grande attivista bielorusso con cui abbiamo condiviso il premio Nobel per la pace nel 2022. Siamo felici che Ales’, straordinario collega, si sia unito a noi. Appoggiamo pienamente la sua proposta di allargare il nostro raggio d’azione e includere così i cittadini bielorussi incarcerati per le loro idee e le loro azioni contro la guerra in corso, nonché i cittadini ucraini detenuti in Bielorussia sulla base di accuse motivate politicamente».

Brescia, 22 febbraio 2025. Inaugurazione della mostra “Bielorussia: 30 anni di regime in 30 manifesti”.

Cari Europei! Guardate a noi bielorussi: siamo la testimonianza vivente di quanto sia facile eleggere un dittatore come pure di quanto sia difficile e di quali sacrifici costi sbarazzarsene.Arthur Vakarov. Nell’ambito del ciclo di iniziative dedicato nel mese di febbraio 2025 alla Belarus dalla Cooperativa cattolico-democratica di Cultura di Brescia in collaborazione con Memorial Italia, sabato 22 febbraio alle 17:30 al MO.CA (Palazzo Martinengo Colleoni, via Moretto 78, Brescia) si tiene l’inaugurazione della mostra Bielorussia: 30 anni di regime in 30 manifesti del grafico bielorusso Arthur Vakarov. Presentano la mostra Federico Manzoni, vicesindaco del comune di Brescia; Giovanni Rocchi, presidente dell’ordine degli avvocati di Brescia; Filippo Perrini, presidente della Cooperativa cattolico-demoratica di Cultura di Brescia; Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei; Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia; Yulia Yukhno della Ambasciata libera della Belarus. Interviene Arthur Vakarov, grafico, autore dei manifesti esposti. La mostra rimane aperta tutti i giorni fino a domenica 9 marzo (orario 16-19). È prevista la possibilità di viste guidate per gli studenti nelle mattinate del 25, 26 febbraio e 4, 5, 6, 7, 8 marzo previa prenotazione al numero 3479487638. Nato a Minsk, capitale della Belarus, dove ha vissuto per quarantasette anni, finché è stato costretto a fuggire per evitare la repressione politica, Arthur Vakarov ha trascorso tutta la vita come grafico ed è stato riconosciuto come uno dei designer più influenti della Belarus. Negli ultimi vent’anni ha principalmente sviluppato progetti in ambito nazionale e culturale, ha lavorato anche per media indipendenti, per gruppi musicali, per scrittori e organizzazioni pubbliche. Per la Belarus ha conquistato diversi premi internazionali nel campo del design, tra cui il Gran Premio alla Biennale del Design di Kiev nel 2001 e il primo posto al festival Red Apple di Mosca nel 2001, poi al festival del design di Tbilisi nel 2001 e il premio al festival del design Adnak di Minsk. Nonostante questi riconoscimenti il regime di Aljaksandr Lukašenka (più noto in Italia come Aleksandr Lukašenko), per il suo lavoro di grafico, lo ha ritenuto un estremista e lo ha condannato a sette anni di prigione. Ha così dovuto ricominciare da zero in Polonia. Il progetto “30 anni di dittatura in 30 manifesti” è stato esposto a Vilnius, Varsavia, Danzica, Stoccolma e Tallinn. Il volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024), edito da Morcelliana Scholé, contiene i trenta manifesti di Arthur Vakarov per la prima volta pubblicati in Italia e scritti dei nostri Giulia De Florio e Marcello Flores e di Francesco Brusa e Filippo Perrini. La presentazione della mostra è disponibile su Facebook grazie alla Cooperativa cattolico-democratica di Cultura di Brescia –> Facebook Live | Facebook. Claudia Bettiol ha voluto parlare di Arthur Vakarov e del volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024) per Meridiano 13: Una Belarus che vive tra dittatura e resistenza. La dissidenza bielorussa nei 30 manifesti di Arthur Vakarov.

Brescia, 7 febbraio 2025. L’avvocatura in Bielorussia.

In occasione della Giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, venerdì 7 febbraio alle 17:oo nel complesso San Cristo in via Piamarta 9 a Brescia si tiene l’incontro L’avvocatura in Bielorussia. Intervengono Riccardo Redaelli, professore di storia e istituzioni dell’Asia e di geopolitica presso l’Università Cattolica di Milano, e Sviatlana Halauneva, avvocata bielorussa per Human Rights Center Vjasna in Belarus. Lettura di poesie a cura di Giuseppina Turra. L’iniziativa è promossa da Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, Ordine degli avvocati di Brescia e Memorial Italia con la collaborazione del comune di Brescia. I partecipanti riceveranno in dono il volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024), a cura di Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia.

Brescia. Focus sulla Belarus.

A febbraio la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura di Brescia, in collaborazione con Memorial Italia, ha scelto di dedicare attenzione all’attuale situazione della Repubblica di Bielorussia (Belarus) con un ciclo di iniziative e incontri. Venerdì 7 febbraio, in occasione della Giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, alle 17:00 nel complesso San Cristo (via Piamarta 9) si tiene l’incontro L’avvocatura in Bielorussia. Intervengono Riccardo Redaelli, professore di storia e istituzioni dell’Asia e di geopolitica presso l’Università Cattolica di Milano, e Sviatlana Halauneva, avvocata bielorussa per Human Rights Center Vjasna in Belarus. Lettura di poesie a cura di Giuseppina Turra. Lunedì 10 febbraio alle 18:00 nella libreria dell’Università Cattolica (via Trieste 17/D) si tiene la presentazione dell’antologia di poesia bielorussa del XXI secolo Il mondo è finito e noi invece no. Intervengono le curatrici del volume: Giulia De Florio, professoressa di lingua e traduzione russa all’università di Parma e presidente di Memorial Italia, e Maya Halavanava, lettrice di lingua russa nelle università di Padova e di Milano, in dialogo con la poetessa Franca Grisoni. Sabato 22 febbraio alle 17:30 al MO.CA (Palazzo Martinengo Colleoni, via Moretto 78) si tiene l’inaugurazione della mostra Bielorussia: 30 anni di regime in 30 manifesti del grafico bielorusso Arthur Vakarov. Presentano la mostra Federico Manzoni, vicesindaco del comune di Brescia; Giovanni Rocchi, presidente dell’ordine degli avvocati di Brescia; Filippo Perrini, presidente dellla Cooperativa cattolico-demoratica di Cultura di Brescia; Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei; Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia; Yulica Yukhno della Ambasciata libera della Belarus. Interviene Arthur Vakarov, grafico, autore dei manifesti esposti.

Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024)

Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024). A cura di Giulia De Florio con prefazione di Marcello Flores (Editrice Morcelliana, 2025). Arthur Vakarov è riconosciuto come uno dei designer più influenti della Belarus e ha conquistato diversi premi internazionali nel campo del design. Il progetto 30 anni di dittatura in 30 manifesti è stato esposto a Vilnius, Varsavia, Danzica, Stoccolma e Tallinn. Nel 2024 ricorreva il trentennale dall’insediamento di Aljaksandr Lukašenka (più noto in Italia come Aleksandr Lukašenko) nella carica di presidente della Bielorussia. Da quel luglio del 1994 l’ex repubblica sovietica ha conosciuto una costante e drammatica discesa agli inferi non solo in ambito economico e produttivo, ma anche sul piano dei diritti civili e dell’identità culturale. La dittatura di Lukašenka ha, infatti, modellato il paese sull’esempio dell’ingombrante alleato russo, tanto da adottarne cultura e lingua. Non mancarono proteste, soffocate nel sangue, animate da intellettuali, scrittori, artisti che rivendicarono con orgoglio l’identità bielorussa controbattendo con coraggio al despota russofilo. Tra queste figure di dissidenti spicca Arthur Vakarov, costretto all’esilio per sfuggire a un’ingiusta detenzione. Tramite le creazioni per il progetto 30 anni di dittatura in 30 manifesti, e la sua arte acuta, cruda, dissacrante, il designer ha stigmatizzato le atrocità della dittatura di Lukašenka. Tutt’altro che commiserazione della patria, è un inno alla vita evocata nell’ultimo dei suoi manifesti: La fine è più vicina di quanto ti immagini. Il volume contiene i trenta manifesti di Arthur Vakarov per la prima volta pubblicati in Italia e scritti di Marcello Flores, Francesco Brusa, Giulia De Florio, Filippo Perrini. Claudia Bettiol ha voluto parlare di Arthur Vakarov e del volume a lui dedicato per Meridiano 13: Una Belarus che vive tra dittatura e resistenza. La dissidenza bielorussa nei 30 manifesti di Arthur Vakarov.

Cagliari, 22 ottobre. “Belarus, poesia e diritti umani”.

Martedì 22 ottobre alle 18.00, presso l’Università degli Studi di Cagliari, Campus Aresu (aula 6), nell’ambito del ciclo di seminari Ucraina, Belarus, Russia: lottare e resistere per i diritti nell’Europa post-sovietica dedicato al tema della resistenza al regime di Putin e del suo alleato Lukašenka si svolge il seminario Belarus, poesia e diritti umani. Nell’occasione sarà presentato il volume Il mondo è finito e noi invece no. Antologia di poesia bielorussa del XXI secolo curato da Alessandro Achilli, Giulia De Florio, Maya Halavanava, Massimo Maurizio, Dmitry Strotsev per WriteUp Books. Intervengono Dmitry Strotsev (Pubblicare poesia bielorussa in emigrazione), Julia Cimafiejeva (Scrivere poesia bielorussa all’estero) e la nostra Giulia De Florio (Tradurre poesia bielorussa in Italia). Modera Alessandro Achilli. È possibile seguire l’incontro in diretta Zoom, utilizzando il link https://monash.zoom.us/j/81314970717?pwd=gAd5RXcOX6w2BE18DHkmfxO6xTDyRG.1.