Pubblichiamo la traduzione in italiano della lettera di Ales’ Bjaljacki, direttore del Centro per i diritti umani Viasna, tornato in libertà dopo anni di prigionia grazie allo scambio di prigionieri politici della fine del 2025. «A fine dicembre 2025, già scarcerato, ho saputo che i miei colleghi ucraini e russi insigniti insieme a me del premio Nobel per la pace nel 2022 avevano lanciato la campagna People First. La loro richiesta è chiara: le persone innanzitutto. Al centro dei negoziati deve esserci la liberazione di tutti i prigionieri della guerra scatenata dalla Russia, tra cui: – migliaia di civili ucraini detenuti in Russia; – migliaia di soldati russi e ucraini rinchiusi nelle prigioni militari di entrambi i paesi; – migliaia di bambini ucraini trasferiti con la forza o deportati in Russia; – centinaia di prigionieri politici russi privati della libertà per avere protestato contro la guerra. Mi unisco perciò alla campagna People First. A legarmi ai colleghi che l’hanno lanciata non ci sono solo gli anni di lavoro congiunto. C’è anche la tragedia che colpisce chiunque si opponga alla brutale guerra di aggressione condotta dalla Russia. Quando l’Ucraina è stata invasa, in Belarus la gente è scesa in piazza e ha manifestato il proprio dissenso. Centinaia di persone sono state arrestate, gambizzate, picchiate, torturate, detenute in condizioni disumane, rinchiuse nelle “press-chaty” (celle-torchio) e, infine, condannate a pene durissime; solo perché avevano osato schierarsi contro l’aggressione russa. I dati raccolti da Viasna dicono che in Belarus sono stati avviati procedimenti penali per presunti reati politici contro almeno 403 persone, solo perché solidali con l’Ucraina. Si tratta di bielorussi e stranieri. Li processano per alto tradimento, spionaggio e attività di intelligence per conto dell’Ucraina, ma anche perché avrebbero espresso la volontà di combattere in difesa del paese invaso, sostenuto economicamente i volontari bielorussi andati in guerra e le forze armate ucraine o sabotato la rete ferroviaria. Dall’inizio del 2025 il regime bielorusso si accanisce contro chi ha contribuito al progetto Belaruskij Gajun pubblicando su Telegram foto e video che documentavano lo spostamento di attrezzatura militare russa in territorio bielorusso. A oggi, più di 200 persone si trovano in carcere. Tra loro ci sono 71 donne. Queste cifre, tra l’altro, danno conto dei casi di cui gli attivisti per i diritti umani sono a conoscenza, ma è lecito ritenere che rappresentino solo una piccola parte delle persecuzioni statali. Certo è che gli arresti sono ancora all’ordine del giorno. A ciò si aggiunge la criminalizzazione del sostegno finanziario o anche solo potenziale all’Ucraina. Si può essere processati tanto per una donazione ai volontari bielorussi o alle forze armate ucraine, quanto per l’intenzione di unirsi al battaglione Kastus Kalinovskij, che la Belarus ha dichiarato organizzazione terroristica. Insomma, nel mio paese qualsiasi forma di solidarietà con l’Ucraina è perseguibile penalmente e punibile con il carcere. Nel mirino delle forze di sicurezza bielorusse finiscono anche gli ucraini stessi. Stando alle informazioni raccolte dal Centro per i diritti umani Viasna, a oggi sono almeno cinque i cittadini ucraini che scontano una condanna su basi politiche. Dal 2020 sono stati aperti procedimenti penali contro decine di loro connazionali accusati di attività di intelligence, spionaggio o tentato sabotaggio e costretti con le minacce e con la tortura a confessare di essere al soldo di una potenza straniera. Sono felice di unirmi alla campagna People First e propongo di aggiungere un punto all’elenco delle nostre richieste: la scarcerazione dei prigionieri politici bielorussi che hanno perso la libertà per opporsi alla guerra». Ad Ales’ Bjaljacki rispondono Oleksandra Matvijčuk dell’ONG ucraina Centro per le libertà civili e Oleg Orlov di Memorial che hanno lanciato la campagna People First, alla quale si sono unite nel tempo decine di altre associazioni da tutto il mondo. «A nome di People First ringraziamo per il sostegno pubblico alla campagna Ales’ Bjaljacki, grande attivista bielorusso con cui abbiamo condiviso il premio Nobel per la pace nel 2022. Siamo felici che Ales’, straordinario collega, si sia unito a noi. Appoggiamo pienamente la sua proposta di allargare il nostro raggio d’azione e includere così i cittadini bielorussi incarcerati per le loro idee e le loro azioni contro la guerra in corso, nonché i cittadini ucraini detenuti in Bielorussia sulla base di accuse motivate politicamente».
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Ginevra, settembre 2025. People First al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Il 24 settembre 2025 a Ginevra, a margine della sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani del 22 settembre dedicata alla situazione dei diritti umani nella Federazione Russa, si è tenuto un incontro che ha avuto per tema la sorte degli ostaggi civili, dei prigionieri di guerra e dei prigionieri politici detenuti in relazione alla guerra della Federazione Russa contro l’Ucraina. L’iniziativa si è svolta nell’ambito della campagna People First e ha visto la partecipazione di Mariana Katzarova, relatrice speciale ONU sui diritti umani nella Federazione Russa, Oleksandra Romantsova del Centro per le libertà civili (Ucraina), Sergej Davidis, responsabile del progetto Sostegno ai prigionieri politici Memorial (Federazione Russa), Tatiana Lokshina per Human Rights Watch. I relatori hanno chiesto il rilascio immediato e incondizionato dei civili ucraini detenuti illegalmente nella Federazione Russa, di tutti i bambini deportati con la forza dalla Federazione Russa, dei prigionieri di guerra da entrambe le parti, dei prigionieri politici russi condannati per la loro posizione contro la guerra e il sostegno all’Ucraina. Nel corso dell’incontro è emerso che la maggior parte dei civili ucraini detenuti in Russia è tenuta in isolamento, senza accuse formali, accesso legale o assistenza medica; il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) non ha accesso a loro; alcuni prigionieri gravemente malati rischiano di non sopravvivere fino a uno scambio; l’ultimo grande scambio è avvenuto a maggio 2025 (2000 persone), da allora, solo casi isolati. Sergej Davidis ha sottolineato che il rilascio, nell’ambito di un futuro accordo di pace in Ucraina, non solo dei cittadini ucraini ma anche dei cittadini russi condannati per la loro opposizione alla guerra e il sostegno all’Ucraina, non è solo una necessità morale e umanitaria. Liberare chi si è apertamente opposto alla guerra sarà un segnale forte di sostegno alla società civile russa, potrà incentivare l’attivismo civico e contribuire al cambiamento interno. Mariana Katzarova ha evidenziato la necessità di creare un meccanismo internazionale per il ritorno immediato e incondizionato di tutti i civili ucraini deportati, compresi i bambini, indipendentemente dall’andamento dei negoziati di pace. Nel rapporto ONU Katzarova suggerisce, in primo luogo, di creare un meccanismo internazionale efficace, con il coinvolgimento del CICR, per garantire il ritorno di tutti i civili deportati e, secondariamente, di garantire al CICR accesso illimitato ai prigionieri politici russi, ai prigionieri di guerra ucraini e ai civili detenuti. Oleksandra Romantsova ha ricordato che il 90% dei civili ucraini detenuti nella Federazione Russa si trova in un vuoto giuridico totale, senza accuse formalizzate o accesso alla giustizia. Tatiana Lokshina ha evidenziato come le istituzioni internazionali debbano dare priorità assoluta alla questione della liberazione dei civili detenuti. Documentare le violazioni su larga scala è estremamente difficile: sparizioni forzate, luoghi di detenzione inaccessibili, mancanza di accesso per le ONG e gli organismi internazionali. Tuttavia la raccolta delle prove continua. La liberazione incondizionata di tutte le persone detenute illegalmente, civili, militari, prigionieri politici, deve essere parte integrante di qualsiasi processo negoziale e della pressione internazionale sulla Federazione Russa. Non è solo una questione umanitaria. È una questione di giustizia.
Giugno 2025. People First in Italia: l’appello della delegazione dei Premi Nobel per la pace 2022.
Al termine di una quattro giorni di incontri istituzionali e pubblici Memorial Italia esprime soddisfazione e gratitudine nei confronti dei numerosi interlocutori con i quali ha avuto modo di confrontarsi tra l’8 e l’11 giugno 2025 come parte della delegazione dei Premi Nobel per la pace 2022 in Italia, costituita da Oleg Orlov (Memorial, Russia), Oleksandra Romantsova (Center for Civil Liberties, Ucraina) e Leonid Sudalenka (Viasna. Human Rights in Belarus, Belarus), accompagnati da Giulia De Florio e Andrea Gullotta, presidente e vicepresidente di Memorial Italia. La delegazione ha presentato la campagna People First, proposta e sostenuta da più di quaranta associazioni ucraine, russe e internazionali, tra le quali Memorial Italia e la Federazione Italiana Diritti Umani, il cui obiettivo è richiedere di inserire al tavolo delle trattative di pace tra Russia e Ucraina la questione della liberazione di tutte le persone incarcerate o deportate dopo il 24 febbraio 2022. Dopo gli incontri milanesi di domenica 8 giugno che prevedevano la tavola rotonda I confini dell’impero di Putin al Festival di Radio Popolare e un incontro con l’Associazione dei russi liberi, a Roma la delegazione dei Premi Nobel ha partecipato a eventi strategici mirati a chiedere all’Italia di sostenere la campagna People First. Il 9 giugno si è tenuto presso la Farnesina un incontro con la Direzione generale per gli Affari politici e di sicurezza nel quale Orlov, Romantsova e Sudalenka, dopo aver esposto alcuni degli aspetti più gravi delle numerose crisi legate al mancato rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa, in Ucraina e nella Belarus, hanno illustrato la campagna People First. I funzionari del ministero presenti all’incontro hanno esposto i numerosi interventi dell’Italia all’ONU, al Consiglio d’Europa e in altre sedi a sostegno dell’Ucraina e delle società civili russe, ucraine e bielorusse e assicurato il costante impegno dell’Italia e del proprio governo in difesa dei diritti umani nel mondo e in particolare nei paesi dove operano le tre ONG. Il 10 giugno Orlov, Romantsova e Sudalenka hanno tenuto un’audizione presso la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati sul tema della liberazione delle persone incarcerate o deportate dall’inizio del conflitto russo-ucraino, cui è seguito un incontro con Benedetto Della Vedova, attualmente membro della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati. Nel marzo del 2022 Della Vedova, all’epoca sottosegretario agli Esteri, aveva avuto modo di parlare telefonicamente con Oleg Orlov nel corso delle perquisizioni condotte nella sede di Memorial a Mosca, esprimendo solidarietà a nome del governo italiano. Nell’occasione si è intrattenuto con la delegazione per approfondire le questioni legate al sostegno italiano e internazionale agli attivisti dei tre paesi. Nel pomeriggio Orlov, Romantsova e Sudalenka hanno animato l’incontro Putin’s Russia and the war against Ukraine: Insights from Human Rights Activists presso l’Istituto Affari Internazionali. A seguire la delegazione è stata ricevuta presso la Camera dei deputati dalla segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein insieme alla capogruppo del PD alla Camera dei deputati Chiara Braga, al responsabile Esteri, Europa, Cooperazione internazionale del PD Giuseppe Provenzano e alla vicepresidente della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati Lia Quartapelle. Elly Schlein ha ribadito l’impegno del proprio partito a sostegno dell’Ucraina e contro i regimi russo e bielorusso e ha discusso con gli attivisti una serie di iniziative istituzionali volte a rafforzare il sostegno dell’Italia alla campagna People First. Nella mattinata dell’11 giugno la delegazione ha partecipato all’udienza generale del Santo Padre Papa Leone XIV in piazza San Pietro e nel pomeriggio ha tenuto un’audizione presso le Commissioni riunite Affari esteri e difesa e Diritti umani del Senato della Repubblica, intrattenendosi al termine con alcuni senatori, tra i quali Cinzia Pellegrino (FDI) e Filippo Sensi (PD), per approfondire le questioni emerse nel corso dell’audizione. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato agli incontri e tutti i giornalisti che hanno voluto dare spazio e risonanza all’iniziativa. Corriere della Sera (Irene Soave): Il Nobel dissidente Oleg Orlov: «L’Ucraina è stata disponibile, Mosca mente anche sui detenuti. Un dialogo però è possibile» | Corriere.it. Il Giornale (Angelo Allegri): ll premio Nobel Orlov: “Cedere adesso a Putin aiuta solo gli estremisti del regime russo” – il Giornale. Tg1 (Enrico Bona): Il dissidente Oleg Orlov: “Migliaia di civili ucraini detenuti in Russia in condizioni spaventose”. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): La visione della pace di Orlov. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): La visione della pace di Romantsova. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): La visione della pace di Sudalenka. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): Orlov sullo scambio mediato da Biden. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): Orlov su negoziati prigionieri. Sky tg24 Mondo (Pamela Foti): Orlov su diaspora. Gr1, Rai Radio1, ore 08:00 (Carla Frogheri): Intervista a Oleg Orlov sulla campagna “People First” (dal minuto 10.30). Rai Radio1 (Carla Frogheri): Radio anch’io | Proteste pro-migranti negli USA. Il conflitto in Ucraina | Rai Radio 1 | RaiPlay Sound (dal minuto 34.50). L’Avvenire (Raffaella Chiodo Karpinsky): Orlov: «Il bavaglio a Memorial non riesce a zittirci dall’estero». Adnkronos (Simona Poidomani): “In Russia torture sistematiche su dissidenti e ucraini”, la denuncia di Oleg Orlov. Radio Radicale (Francesco De Leo): Intervista a Oleg Petrovic Orlov, biologo, politico e attivista russo, impegnato nei movimenti per i diritti umani post-sovietici in Russia, tra i fondatori e co-presidente del consiglio direttivo del Memorial Human Rights Center, associazione premiata ne (12.06.2025). Il Manifesto (Sabato Angieri): «Putin è imperialista, ma i russi vogliono la fine della guerra» | il manifesto. Vita (Alexander Bayanov): Il Nobel per la pace Orlov: «Sono tanti i russi che non vogliono la guerra, ma non possono dirlo» – Vita.it. L’Europeista (Marco Setaccioli): “In Russia regime fascista, ma la gente ormai vuole solo pace”, intervista al Premio Nobel Oleg Orlov – L’Europeista. L’Avvenire (Raffaella Chiodo Karpinsky): Ucraina, l’appello dei tre Nobel: «Ancora possibile la via della pace». Il Foglio Europeo (Micol Flammini): Dalla “scatola di pietra” ai crimini di Putin in Ucraina. Il futuro inizia dalla memoria – Il Foglio Europeo.
Roma, 10-11 giugno 2025. Oleg Orlov, Oleksandra Romantsova e Leanid Sudalenka presentano la campagna People First.
Dall’8 all’11 giugno 2025 Oleg Orlov, Oleksandra Romantsova e Leanid Sudalenka, rappresentanti delle ONG insignite del Premio Nobel per la Pace 2022, presentano in Italia la campagna People First, proposta e sostenuta da più di quaranta associazioni ucraine, russe e internazionali, tra le quali Memorial Italia e la Federazione Italiana Diritti Umani, per richiedere di inserire al tavolo delle trattative di pace tra Russia e Ucraina la questione della liberazione di tutte le persone incarcerate o deportate dopo il 24 febbraio 2022. Dopo gli incontri milanesi di domenica 8 giugno che prevedono la tavola rotonda I confini dell’impero di Putin al Festival di Radio Popolare e un incontro con l’Associazione dei russi liberi, Oleg Orlov raggiungerà a Roma due rappresentanti delle altre associazioni insignite del Premio Nobel per la pace 2022 oltre a Memorial: Oleksandra Romantsova, direttrice esecutiva del Centro per le Libertà Civili di Kyiv e Leanid Sudalenka, direttore della sezione di Gomel’ di Vjasna, associazione per la difesa dei diritti umani in Belarus fondata da Ales’ Bjaljacki. La delegazione dei Premi Nobel parteciperà a eventi strategici mirati a chiedere all’Italia di sostenere la campagna People First. Martedì 10 giugno alle 11.00 Oleg Orlov, Oleksandra Romantsova e Leanid Sudalenka terranno un’audizione presso la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati sul tema della liberazione delle persone incarcerate o deportate dall’inizio del conflitto russo-ucraino: evento | WebTV. Quindi alle 15.00 animeranno l’incontro, aperto al pubblico, Putin’s Russia and the war against Ukraine: Insights from Human Rights Activists presso l’Istituto Affari Internazionali (via dei Montecatini 17), coordinato dalla direttrice Nathalie Tocci. Per partecipare è necessario registrarsi: Putin’s Russia and the war against Ukraine: Insights from Nobel Prize winning Human Rights Activists | IAI Istituto Affari Internazionali. Infine mercoledì 11 giugno alle 10:30 la delegazione parteciperà all’Udienza generale del Santo Padre Papa Leone XIV in piazza San Pietro e alle 14:30 terrà un’audizione presso le Commissioni riunite Affari esteri e difesa e Diritti umani del Senato della Repubblica: Audizione informali in Commissioni riunite 3a e Diritti umani | Senato della Repubblica.

