Perché la guerra russo-ucraina è iniziata nel febbraio 2014

Truppe senza segni di riconoscimento in Crimea nel 2014 (Foto di Ilya Varlamov - varlamov.ru, CC BY-SA 4.0, Link)

Tre fraintendimenti internazionali sulle origini del conflitto. Quei fatidici eventi in Crimea del 2014 non sono stati né una rivolta locale, né la cessione pacifica di una parte di territorio, né la reazione inevitabile di Mosca a una provocazione ucraina. Sono figli del nazionalismo e dell’espansionismo imperialista russo.

La diplomazia disarmata. Sei ostacoli a una pace negoziata tra Ucraina e Russia

Stipula degli accordi di Minsk II nel 2015: Aleksandr Lukašenka, Vladimir Putin, Angela Merkel, François Hollande, Petro Porošenko (Foto di Kremlin.ru, CC BY 4.0, Collegamento)

Le Costituzioni, i fronti interni, le peculiari esigenze della Crimea e il suo ruolo per la Russia, nonché la memoria storica dell’Europa centro-orientale. Ognuno di queste barriere a una tregua rapida è di per sé significativo e il loro impatto combinato sui decisori a Kyiv e a Mosca è notevoleю

Per la libertà di Kara Murza. Per la loro libertà, che è anche la nostra

L’intero regime lavora duramente per sterminare tutto ciò che ancora equivale alla coscienza, l’onore e il senso civico. Per sterminare tutto ciò che è ancora vivo in Russia.

La diplomazia culturale di Putin. Nadiia Koval: “La cultura russa come strumento di influenza e dominio”

(Foto di A.Savin - Own work, CC BY-SA 3.0, Link)

Intervista alla sociologa dell’Ukrainian Institute sul ruolo dell’agenzia Russotrudničestvo e delle fondazioni Russkij Mir e Gorčakov prima e dopo l’invasione russa in Ucraina, molto attive, anche in occidente, nella promozione di una particolare immagine della Russia e nei progetti di russificazione.

Grigorij Sinčenko, detenuto ucraino in Russia: “Non ho cercato di uccidermi, mi sono tagliato le vene per protesta”

Foto di engin akyurt su Unsplash

Il racconto dal carcere di Rostov sul Don, in cui è in detenzione preventiva: “Ho usato il mio sangue come inchiostro per descrivere le torture sulle pareti della cella”. Il Tribunale militare del distretto meridionale lo accusa di “spionaggio e sabotaggio” e di 40 altri reati commessi sul territorio della cosiddetta Repubblica popolare di Donec’k..

Ai confini della guerra, tra i 22 milioni di ucraini in fuga. Conversazione con Francesco Vietti

Moldova (foto di Foto di Vlad Gregurco su Unsplash ridimensionata)

L’antropologo parla di quello che è stato il più grande spostamento di popolazione in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, con uno sguardo particolare a quanto avvenuto in Moldavia: “Fermarsi lì per queste persone significa anche rimanere vicino a casa, pensare il ritorno come possibile”… “La guerra non insegna mai niente, ma sui migranti qualcosa dovrebbe insegnarcela”.

In arte Joker James. Aleksej Ponomarëv: “Con podcast e hip hop vogliamo aprire qualche spiraglio in Russia”

Raccontare l’attualità (e riflettere sul passato) con il giornalista e rapper. “Forse in molti si aspettano da me dei brani ancora più radicali e univoci, in cui invito a rovesciare il regime di Putin e infiammo gli animi. Ma non ci riesco, perché comunque le mie canzoni non sono propaganda politica: sono solo dei piccoli frammenti di me e della mia coscienza, a cui voglio dare voce”.

Emorragia cerebrale. Gli scienziati stanno lasciando di nuovo la Russia

Quanti hanno abbandonato il paese di Putin. Come si trasforma un professore in “agente del Mossad”. Quali libri spariscono dalle biblioteche. Chi viene finanziato oggi.

L’Ungheria e Putin. Storia di un amore improbabile

(EU2017EE Estonian Presidency, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons)

L’interrogativo sui motivi che stanno spingendo Orbán a trasformare un paese dalle tradizioni antirusse nella testa di ponte dell’influenza russa in Europa appare irrisolvibile. In questo momento, non possiamo che limitarci a esplorare il fenomeno, segnalandone la gravità.

Il Kazakistan all’ombra della guerra: come Toqaev è uscito dal gennaio di sangue

Putin e Qataev nel 2019 (foto: Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons, con modifiche)

La guerra in Ucraina ha polarizzato notevolmente una società kazaca già divisa. La leadership politica kazaca è stata in grado di sfruttare le opportunità che si sono aperte e di assumere una posizione accettabile per tutte le parti interessate, risolvendo al contempo i propri problemi politici interni e di immagine all’estero.