Presentazione: "Una giornata di Ivan Denisovič"

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Presentazione: "Una giornata di Ivan Denisovič"

La Biblioteca Sormani è lieta di invitare tutti alla presentazione del volume Una giornata di Ivan Denisovič (con La casa di Matrëna e Accadde alla stazione di Kočetovka) di Aleksandr Solženicyn nella nuova traduzione di Ornella Discacciati per Einaudi

Intervengono
Ornella Discacciati, Università di Viterbo
Anna Zafesova, giornalista de “La Stampa”
Maurizia Calusio, Università Cattolica

Lunedì 16 ottobre, ore 17.30
Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto
Via Francesco Sforza, 7 Milano
Ingresso libero

Pubblicata nel I962 sulla rivista «Novyj Mir» e l’anno successivo in volume (1000.000 copie immediatamente esaurite). Una giornata di Ivan Denisovič è stata la prima opera a raccontare la vita nel gulagh e a farlo dal punto di vista della grande letteratura russa, nel solco di Tolstoj e Dostoevskij ma usando una prosa ellittica e spigolosa, piena di espressioni di registro basso. Un capolavoro stilistico messo a fuoco da questa nuova traduzione, basata sull’edizione definitiva riveduta e corretta dall’autore. Le precedenti derivavano dalla prima edizione del racconto, frutto di compromessi tra l’autore e gli apparati di censura. Non meno importanti gli altri due racconti che Solzenicyn riuscì a pubblicare nella breve finestra degli anni del disgelo: La casa di Matrëna e Accadde alla stazione di Kočetovka, che da sempre si accompagnano all’“Ivan Denisovič”.

Le tre opere qui raccolte rivelano molto del rapportoh complicatoh tra i russi e la loro terra. Una giornata di Ivan Denisovič si occupa della nostalgia per una terra espropriata nella collettivizzazione e dell’amore per il lavoro dei campi al quale il protagonista sostituisce il rispetto per una terra circoscritta da filo spinato, dove, nonostante tutto mani callose e screpolate dal freddo cercano di costruire qualcosa di degno che li riscatti dall’abbrutimento. Accadde alla stazione di Kocetovka affronta il dramma del patriottismo sovietico declinato in una toponomastica intesa come assiologia e usata per distinguere i buoni dai cattivi. La casa di Matrëna sposta invece l’attenzione del lettore sulle campagne: Solženicyn abbandona i kolchoz per tornare al villaggio quale luogo deputato all’ambientazione delle vicende narrate. Da un certo punto di vista, come è stato detto, si tratta del «ritorno dall’Unione Sovietica alla Russia, dalla pianificazione del futuro alla nostalgia del passato».

(dalla prefazione di Ornella Discacciati)

Recensione di Maria Candida Ghidini su “L’Indice” 2 ottobre 2017 [PDF]

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