Besprizornye. Bambini randagi nella Russia sovietica di Luciano Mecacci

Besprizornye è il termine con cui venivano chiamati nella Russia postrivoluzionaria gli innumerevoli bambini e ragazzini rimasti orfani in seguito alla guerra.

Besprizornye. Bambini randagi nella Russia sovietica (1917-1935)
Luciano Mecacci
pp. 274
Adelphi 2019

 

Tra gli orrori di cui la storia del Novecento è stata prodiga, pochi sono paragonabili alla condizione dei besprizornye, come venivano chiamati nella Russia postrivoluzionaria gli innumerevoli bambini e ragazzini rimasti orfani in seguito alla guerra, alla guerra civile o alla carestia. Stimati tra i sei e i sette milioni nel 1922, sporchi, vestiti di stracci, vagavano da soli o in gruppi per le città e le campagne in cerca di cibo, spostandosi nel paese aggrappati alle balestre sotto i vagoni dei treni, trovando riparo dal gelo negli scantinati delle stazioni o dentro i cassonetti, spinti dalla fame a un crescendo di aggressività e violenza che arrivava fino al cannibalismo. Né potevano offrire un’alternativa a quella vita gli orfanotrofi pubblici: strutture, in tutto simili ai lager dove bambini scheletrici giacevano ammassati in condizioni spaventose. E se negli anni Venti il problema viene studiato sul piano sociale, politico, giudiziario, psicologico ed educativo, in seguito saranno imposti il silenzio e la censura da parte di uno Stato che non può certo ammettere un simile sfacelo nel ‘paradiso’ della società sovietica. Negli ultimi trent’anni il fenomeno è tornato oggetto di analisi e rigorose ricerche storiche. Ma solo Luciano Mecacci è riuscito, grazie a testimonianze dirette e documenti dell’epoca spesso trascurati, a offrirne una ricostruzione completa anche dall’interno, calandosi – e calandoci – nell’abisso umano dei protagonisti di vicende che possono sembrare, oggi, semplicemente inverosimili.

La Stampa “Compagni, il comunismo è costruito, ora dobbiamo salvare i nostri figli”

Aiutaci a crescere

Condividi su:

Per sostenere Memorial Italia

Leggi anche:

Quanto vale un uomo

Quanto vale un uomo di Evfrosinija Kersnovskaja. A cura di Elena Kostioukovitch, traduzione di Emanuela Guercetti, postfazione di Valeriu Pasat (Bompiani, 2009). “Il racconto di una vita trascorsa nel GULag

Leggi

Diario di un guardiano del Gulag

Diario di un guardiano del Gulag di Ivan Čistjakov. Introduzione di Marcello Flores, postfazione di Irina Ščerbakova, traduzione e cura di Francesca Gori (Bruno Mondadori, 2012). Nell’estate del 1934 un

Leggi