24 febbraio 2026. Quattro anni dall’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina.

Il 24 febbraio 2022 iniziava l’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina: all’alba di quel giovedì di quattro anni fa veniva annunciato in diretta televisiva l’inizio dell’aggressione militare russa, un evento che avrebbe cambiato le vite di milioni di persone. In primo luogo, quelle delle ucraine e degli ucraini costretti a subirne in prima persona gli orrori. Ma anche quelle di tutti noi. A quattro anni di distanza da quel giorno abbiamo rivolto cinque domande ad alcune persone che sono state toccate, in modi molto diversi, da questa aggressione e da tutto quello che ne è seguito. Scrittrici, giornalisti e registi teatrali: si tratta di persone che nel corso di questi anni non hanno soltanto assistito insieme a noi al susseguirsi degli eventi, ma che tramite gli strumenti a loro disposizione ci hanno aiutato a capire meglio come parlare oggi di questa guerra e del suo impatto drammatico sull’Ucraina. Dov’eri il 24 febbraio 2024? La prima domanda è la più banale e forse la più difficile: dov’eri il 24 febbraio 2022? Le testimonianze di questo video sono molto personali e crediamo che parlino prima di tutto a noi, alle persone che in Italia hanno assistito all’inizio di una catastrofe. E ci aiutano a comprendere l’importanza di non abituarci a questa guerra, ma di sostenere con forza ancora oggi la causa ucraina con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Ringraziamo Enrico Baraldi, Andrea Brashchayko, Helena Janeczek, Francesca Melandri, Anna Zafesova per avere deciso di condividere con noi parte del proprio vissuto e onoriamo la resistenza ucraina messa a durissima prova in questo inverno micidiale. Il sostegno di Memorial Italia all’Ucraina, da dodici anni sotto attacco, non verrà mai meno. Che impatto ha avuto l’invasione su larga scala della Federazione Russa in Ucraina sul tuo lavoro? La seconda domanda è la più intima e personale: che impatto ha avuto questa guerra sul tuo lavoro? Le testimonianze di questo video ci raccontano come l’urgenza di rispondere al dramma vissuto nei giorni successivi all’inizio dell’aggressione militare dell’Ucraina si sia trasformata presto in impegno etico nel proprio lavoro. Nel tentativo di dare forma in parole al senso storico di un dramma che si consumava in quei giorni per milioni di ucraine e di ucraini la scrittrice Francesca Melandri ha iniziato a lavorare al suo romanzo Piedi freddi, pubblicato nel 2024, che ricollega due generazioni diverse di europei in una meditazione sul significato profondo del tempo della guerra (e di quello della pace). In modo simile la giornalista Anna Zafesova ha invece cercato di rispondere all’esigenza di fornire gli strumenti utili per “imparare la guerra”, la sua storia, le sue motivazioni aiutando il pubblico italiano a districarsi nel flusso di informazioni tramite la rubrica Postsovietika su Radio Radicale e i suoi articoli per La Stampa. Qual è stata la sorpresa più grande di questa guerra (in positivo e in negativo)? La terza domanda riguarda la percezione dell’invasione: qual è stata la sorpresa più grande, sia positiva sia negativa, della guerra? Che cosa non ti aspettavi e invece è successo? Le testimonianze di questo video ci raccontano l’ammirazione e lo stupore di fronte alla resistenza dei cittadini e delle cittadine ucraine, la loro abnegazione e la capacità di provare a ricostruire una quotidianità in un contesto bellico, per esempio assistendo a uno spettacolo teatrale nonostante il freddo, i salti di corrente, il pericolo dei droni e dei missili.  Se da una parte l’Unione Europea ha dimostrato una solidità inattesa, è anche vero che il conflitto ha generato nei nostri Paesi polarizzazioni e prese di posizione preconcette che hanno spesso distorto e manipolato il vero andamento del conflitto, mentre l’opposizione russa, anche fuori dai confini della Federazione Russa, si è rivelata più frammentata e inefficace di quanto si sperasse. Cosa serve ora all’Ucraina? La quarta domanda sposta lo sguardo sull’Ucraina: che cosa le serve ora? Le testimonianze di questo video elencano i bisogni essenziali del paese e le risorse, di ogni tipo, che le occorrono per continuare a resistere e, possibilmente, riguadagnare i territori occupati dall’esercito russo. Il tipo di supporto non riguarda soltanto l’aspetto bellico, ma anche l’aiuto umanitario essenziale per fronteggiare l’attacco russo indiscriminato sui civili e sulle infrastrutture. Colpire le centrali termoelettriche, gli ospedali e le scuole è il modo più chiaro per dichiarare i reali obiettivi della Federazione Russa che non riguardano soltanto la conquista di alcuni territori. Cosa possiamo fare noi per l’Ucraina? L’ultima domanda ha una ricaduta concreta sulle nostre vite: cosa possiamo fare per l’Ucraina? Le testimonianze di questo video ci dicono come non solo il sostegno materiale, ma anche la pressione sull’opinione pubblica possano essere d’aiuto. Parlare di Ucraina, e farlo in modo informato, è già un grande atto di sostegno al paese in guerra. Raccontare la storia dell’Ucraina e della Russia, senza ricadere in narrazioni propagandistiche o neo-coloniali, è un importante gesto di supporto. Tenere aperti i contatti con realtà e voci ucraine per comprendere la diversità del mosaico culturale, sociale e politico del paese è un’ambizione che può aiutare molte persone a uscire dagli schemi rigidi creati dal conflitto militare.

Milano, 8 giugno 2025. “I confini dell’impero di Putin” con Oleg Orlov.

Grazie a Radio Popolare siamo onorati e felici di ospitare a Milano Oleg Orlov, cofondatore di Memorial ed ex copresidente del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial. In copertina: Oleg Orlov durante la lettura della sentenza presso il tribunale distrettuale Golovinskij di Mosca. Foto: Svetlana Vidanova / Novaja Gazeta. In occasione della festa di Radio Popolare All you need is love che si svolge a Milano nell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini (via Ippocrate 47) domenica 8 giugno alle 15:30 Oleg Orlov parteciperà all’incontro I confini dell’impero di Putin con Anna Zafesova, giornalista e scrittrice, autrice del recente volume Russia. L’impero che non sa morire, e Lia Quartapelle, vicepresidente della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati. Modera Michele Migone di Radio Popolare. Oleg Orlov è stato scarcerato dal centro di detenzione preventiva SIZO-2 di Syzran’ nella regione di Samara il 1 agosto 2024 nel contesto di un ampio scambio di prigionieri politici tra Russia e Occidente. Il 27 febbraio 2024 Oleg Orlov, copresidente del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial e membro della neoricostituita Associazione Internazionale Memorial, era stato condannato a due anni e mezzo di reclusione in colonia penale a regime ordinario in base all’articolo del codice penale della Federazione Russa che punisce il “vilipendio reiterato delle forze armate”. Orlov è diventato un obiettivo della repressione dopo la pubblicazione dell’articolo Volevano il fascismo in Russia e l’hanno ottenuto. Ricordiamo che nel 2014 l’allora Centro per i diritti diritti umani Memorial e poi nel 2016 Memorial International erano stati dichiarati agenti stranieri e che nel 2021 entrambe le associazioni sono state chiuse in via definitiva con sentenza della Corte suprema della Federazione Russa secondo la quale Memorial avrebbe “diffuso un’immagine falsa dell’Urss come Stato terrorista”. Chi è Oleg Petrovič Orlov? Carattere schivo ma deciso, Oleg Petrovič Orlov è una delle anime del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial, nonché membro del Movimento democratico unitario Solidarnost’. Nato a Mosca nel 1953 e biologo di formazione, tra la fine degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta, mentre lavora all’Istituto di fisiologia vegetale dell’Accademia delle scienze, stampa e diffonde volantini con appelli contro la guerra in Afghanistan e riflessioni sulla situazione polacca e sul sindacato Solidarność. Nel 1988 entra formalmente nel gruppo di iniziativa della nascente associazione Memorial di cui diventa di fatto uno dei fondatori. Continua a leggere. “Ci sono momenti in cui è impossibile tacere”Il documentario Ritorno alle repressioni. Oleg Orlov, pubblicato il 22 aprile 2023, fa parte del progetto Priznaki žizni (Segni di vita) di Radio Free Europe / Radio Liberty. In una lunga intervista, a più di trent’anni di distanza dalla fondazione di Memorial, Orlov ammette che le speranze di allora non si sono concretizzate. La Russia è tornata a una situazione di illibertà ancora più grave di quella della sua gioventù, vissuta negli ultimi anni dell’Urss di Brežnev. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il giro di vite del Cremlino all’interno della Federazione Russa è stato violento. In base ai nuovi articoli di legge sulle fake news e sul vilipendio delle forze armate, le pene detentive per diffusione di informazioni indipendenti sulla guerra sono diventate abnormi. Orlov ritiene che le ragioni del ritorno della Russia a una situazione di illibertà siano il militarismo e il mito dell’impero, l’idea che lo stato sia più importante della vita e dei diritti dei cittadini.

Orio Giorgio Stirpe: “I quattro disastri dell’armata di Putin e la tenuta ucraina”

Le previsioni dell’ufficiale dell’esercito, analista militare e scrittore: “Esiste una consapevolezza documentata da parte occidentale e ucraina che il potenziale militare offensivo della Russia si esaurirà entro il 2025″… “il sostegno armato all’Ucraina rimane l’unica soluzione possibile per porre fine alla guerra. La buona notizia, però, è che questo sostegno non dovrà essere interminabile”.

In arte Joker James. Aleksej Ponomarëv: “Con podcast e hip hop vogliamo aprire qualche spiraglio in Russia”

Raccontare l’attualità (e riflettere sul passato) con il giornalista e rapper. “Forse in molti si aspettano da me dei brani ancora più radicali e univoci, in cui invito a rovesciare il regime di Putin e infiammo gli animi. Ma non ci riesco, perché comunque le mie canzoni non sono propaganda politica: sono solo dei piccoli frammenti di me e della mia coscienza, a cui voglio dare voce”.

Con la sua guerra d’indipendenza l’Ucraina si è guadagnata un posto come nazione europea

Foto di Max Kukurudziak su Unsplash

Il fatto di essere stata attaccata da uno dei più sanguinosi dittatori del mondo contemporaneo non poteva che aiutare Kyiv a ergersi a baluardo della democrazia e della difesa dei diritti umani nell’arena internazionale.

La maledizione della storia russa nell’ideologia ossessiva di Putin

Il presidente russo è uno storico dilettante, ma le sue azioni dimostrano tutti i rischi di un simile hobby.

Dostoevskij non c’entra. C’entriamo noi 

Se le opere dei grandi artisti del passato e del presente vengono strumentalizzate dal regime per giustificare la sua barbarie, alzare la voce è il nostro dovere di eredi viventi di quegli stessi artisti. Se nella letteratura russa del passato o del presente ci sono correnti di sciovinismo e di pregiudizio sgradevoli e avvilenti, è nostro dovere segnalarle e affrontarle per quello che sono. A questo siamo chiamati.

Il regime, la follia, il dissenso, il futuro. Conversazione sulla Russia con Anna Zafesova

La giornalista Anna Zafesova: “Il giorno in cui, non sappiamo come e quando, cadrà il regime di Putin, bisognerà evitare che si ripeta la situazione di trent’anni fa, quando è stata proclamata la fine della storia e poi si è invece scoperto che i russi si sono rivelati più sovietici dei sovietici. Stavolta bisognerà seguire questa transizione molto da vicino”.