KRONIKA – VOCI DI RESISTENZA DALL’EST

Bologna, 6-7 giugno 2026 – KRONIKA – VOCI DI RESISTENZA DALL’EST è il festival organizzato da East Journal e Memorial Italia  presso il Municipio sociale autogestito Làbas. Due giorni di incontri, eventi, dibattiti, film e documentari per raccontare storie di lotta, dissenso e repressione nei paesi dell’Europa orientale. Un festival di riflessione critica e aperto confronto su alcuni dei fenomeni che da anni attraversano l’Europa e ne determinano l’attualità socio-politica. Dalle proteste di piazza di Georgia e Serbia agli esperimenti illiberali in Europa centrale, dagli autoritarismi consolidati di Russia e Belarus ai racconti di una guerra interminabile e della gente che la vive, in Ucraina. Il vostro supporto è fondamentale. Il festival nasce dall’impegno di Làbas e dal lavoro volontario della redazione di East Journal e di Memorial Italia. Non abbiamo sponsor né fondazioni: ogni ospite e ogni incontro è possibile grazie alle risorse che riusciremo a raccogliere. Sostenere Kronika significa rendere possibile un luogo di confronto pubblico: libero, accessibile, gratuito. Cliccando qui potete supportarci su GoFundMe.

Genova, 23 aprile 2026. La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz.

Per lungo tempo non ci fu biancheria di ricambio. Ognuna di noi cercava di procurarsi qualcosa e di lavarlo, ma di norma avevamo soltanto la neve a disposizione. E per di più non c’erano detersivi di sorta, quindi si versava sulla cenere l’acqua ottenuta facendo fondere la neve e si lavava con quello. Ce ne andavamo in giro mal lavate, con gli abiti mal risciacquati e poco asciutti. Ai bagni ci davano poca acqua che – in mancanza di sapone – finiva soltanto con lo spalmare la sporcizia su tutto il corpo. In genere ne uscivamo a strisce, come le zebre. Giovedì 23 aprile 2026 alle 17:30 a Genova la Libreria San Paolo (piazza Matteotti 31-33) ospita la presentazione del volume La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz, ultima pubblicazione della collana Narrare la memoria, curata da Memorial Italia per Guerini e Associati. Karolina Kowalcze (Università degli Studi di Genova) e Cesare Manganelli (ISRAL Carlo Gilardenghi) dialogano con Barbara Grzywacz, figlia dell’autrice e socia fondatrice di Memorial Italia, e Luca Bernardini, traduttore e curatore del volume. L’incontro è aperto al pubblico.

Venezia, 6 maggio 2026. “Dai margini dell’Impero alla laguna aperta”. Azione socio-artistica pubblica durante la Biennale di Venezia.

Russian pavilion for the Venice Biennale (view from the public Park). Participation in 59th biennale Venezia 2022 Milk of dreams suspended because of Putins attack on Ukraine. Stop the war. 2022.04.02

A Venezia, mercoledì 6 maggio 2026 dalle 11:00 alle 14.00, durante il primo giorno di preview della 61ª Biennale di Venezia, si svolgerà nello spazio pubblico della città l’evento Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Il progetto Dai margini dell’Impero alla laguna aperta porta l’attenzione sugli artisti provenienti da nazioni colonizzate e sui popoli indigeni all’interno del territorio dell’attuale Federazione Russa – quasi 200 popoli, dalle grandi nazioni alle comunità indigene, per un totale di circa 26 milioni di persone – la cui presenza culturale e politica rimane in gran parte assente sia dalla consapevolezza pubblica sia dai quadri istituzionali. Nel contesto della guerra in corso della Federazione russa contro l’Ucraina, l’azione evidenzia la continuità tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne, tra cui repressione, assimilazione forzata e il sistematico silenziamento – o appropriazione – delle voci indigene. Questo contesto è stato esplicitamente riconosciuto dalle istituzioni europee. Nella risoluzione del 26 febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha affermato che lo Stato russo non tutela l’identità delle comunità etniche e favorisce fenomeni di xenofobia, razzismo e il predominio di una narrazione “grande russa”. Ha inoltre sottolineato che una trasformazione democratica duratura della Federazione Russa richiede processi di de-imperializzazione e decolonizzazione. Allo stesso modo l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), nella Risoluzione 2540 (2024), ha definito la Federazione Russa uno Stato di fatto centralizzato e ha condannato la russificazione forzata, la repressione e la discriminazione nei confronti dei popoli indigeni e delle minoranze etniche. Anche la dichiarata riapertura del padiglione ufficiale russo alla Biennale entra in tensione con la realtà vissuta da queste comunità. Il progetto presentato a Venezia si manifesta come azione performativa. Ha inizio con un gesto simbolico: l’uscita dallo spazio chiuso e “in ombra” dietro il padiglione russo, segnato dalla scritta temporanea Тюрьма народов / GULAG dei popoli che richiama storie di repressione, genocidi e cancellazione. I partecipanti si presentano nello spazio pubblico aperto tra l’ingresso ai Giardini e la laguna, un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura. Ogni partecipante porta con sé e presenta opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunità sottorappresentate. Queste opere non sono esposte all’interno di strutture istituzionali, ma vengono mostrate e attivate nello spazio pubblico. Ogni partecipante diventa così un padiglione vivente, incarnando una cultura e presentando opere in luogo di rappresentanze nazionali assenti. Insieme, danno forma a una mostra temporanea e diffusa – una configurazione pubblica di corpi, voci e opere. La performance si sviluppa attraverso la presenza simultanea delle opere e la pronuncia di nomi e testimonianze in diverse lingue, trasformando la visibilità in un atto di memoria e riconoscimento di una vasta realtà multiculturale ancora in gran parte assente sia dalla conoscenza internazionale sia dalla rappresentazione artistica, a causa di una lunga storia di espansione imperiale, centralizzazione politica, repressione culturale, russificazione forzata, deportazioni di massa, persecuzioni etniche, violenza genocidaria, mobilitazione e reclutamento forzato nella guerra in corso in Ucraina, nonché di altre forme di discriminazione sistemica. Spiegano gli organizzatori: “Questa è una mostra senza muri, dove i corpi portano le opere e la visibilità stessa diventa il lavoro. Si mette in relazione diretta con il titolo della Biennale, In Minor Keys. Il progetto mette in primo piano coloro che sono stati storicamente relegati in una posizione ‘minore’ – marginalizzati politicamente, soppressi culturalmente ed esclusi dalle narrazioni dominanti. Qui il ‘minore’ non è una categoria estetica o gerarchica, ma strutturale: indica la condizione di popoli le cui voci e vite sono state sistematicamente ridotte, silenziate o strumentalizzate. Portando queste voci in uno spazio aperto, il progetto le sposta dai margini e dà loro una visibilità pubblica, fuori dalle gerarchie mentali e dallo stesso concetto di minore”. Il progetto si realizza simbolicamente nello spazio pubblico della città di Venezia, storico crocevia di culture, nel giorno di preapertura di uno dei principali eventi artistici internazionali, per ribadire ancora una volta che i popoli della Russia aspirano alla pace, all’apertura e a un dialogo diretto al di fuori delle mura dell’impero. È uno spazio di diversità, libertà e di un futuro comune e pacifico in un mondo libero e aperto. Il progetto è realizzato con la partecipazione di Arts Against Aggression, Memorial Italia, Free Nations League. Per maggiori informazioni: decolonizart@gmail.com.

19 aprile 2026. Dichiarazioni internazionali a sostegno di Memorial.

Il 9 aprile 2026 la Corte Suprema russa ha riconosciuto l’inesistente “Movimento sociale Internazionale Memorial” come organizzazione estremista. L’istanza è stata esaminata in un’udienza a porte chiuse e il caso è stato classificato come “segretissimo”. Al legale di Memorial non è stato consentito di partecipare al processo. Rappresentanti dell’ONU, del Parlamento Europeo, dell’UE e di organizzazioni per i diritti umani internazionali e russe si sono schierati a sostegno di Memorial.Abbiamo raccolto e tradotto le loro dichiarazioni. Volker Türk (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani) Sono sconcertato dalla decisione delle autorità russe di designare Memorial, una delle più antiche e autorevoli organizzazioni per i diritti umani del Paese, come organizzazione “estremista”, criminalizzandone così l’essenziale lavoro di difesa dei diritti civili. La decisione si inserisce in un quadro più ampio e inquietante, in cui le autorità russe utilizzano leggi nate per combattere l’estremismo per perseguire individui o organizzazioni, con il pretesto di una loro presunta affiliazione a pur vaghi movimenti o gruppi “estremisti”. La perquisizione di ieri presso la testata indipendente russa Novaja Gazeta e il fermo del giornalista Oleg Roldugin sono ulteriori segnali di questa continua stretta ai danni dello spazio civico, della libertà di espressione e di associazione, nonché di una repressione mirata contro chiunque sia percepito come oppositore del Governo. Esorto le autorità russe a garantire il rispetto degli obblighi che il diritto internazionale impone in materia di diritti umani. Chiedo l’immediata revoca dell’ultima sentenza su Memorial e la garanzia che nessun individuo sia soggetto a responsabilità penale o amministrativa per aver esercitato i propri diritti fondamentali, inclusi la libertà di espressione e la libera associazione pacifica. Relatori speciali delle Nazioni Unite Dall’inizio della guerra contro l’Ucraina nel 2022, le autorità russe hanno incrementato i loro attacchi alle libertà fondamentali, smantellando sistematicamente ciò che restava della società civile indipendente. Nel proprio arsenale repressivo contro la suddetta società civile, il governo utilizza metodi come la designazione di massa di varie organizzazioni quali “non grate” o “agenti stranieri”, e l’uso strumentale delle leggi sulla sicurezza nazionale e l’ordine pubblico per perseguitare avvocati, giornalisti, attivisti contro la guerra e difensori dei diritti umani. L’abuso delle norme anti-estremismo e antiterrorismo è ormai un elemento chiave: le organizzazioni per i diritti umani vengono dichiarate “estremiste” o “terroriste”, con un seguito di accuse penali contro i loro membri o contro le persone a loro collegate (comprese le vittime di violazioni dei diritti umani). A oggi, oltre 343 organizzazioni sono state riconosciute come “non grate”, più di 1.173 enti e individui sono stati dichiarati “agenti stranieri”, mentre 830 organizzazioni e 20.813 persone sono state inserite nella “lista dei terroristi ed estremisti”. In questa nuova escalation, diverse importanti organizzazioni russe per i diritti umani sono finite nel mirino. Il 9 aprile 2026, durante un’udienza a porte chiuse della Corte Suprema, il Ministero della Giustizia ha chiesto di dichiarare il “Movimento Internazionale Memorial”, premio Nobel per la pace, come “organizzazione estremista”. Ciò riflette una strategia deliberata e consapevole atta a diffondere la paura tra il popolo russo e a privarlo dell’accesso a un’informazione indipendente, alla difesa dei diritti umani e all’assistenza legale. Questo passo segue alla chiusura di due rami di Memorial nel dicembre 2021 per la legge sugli “agenti stranieri” e per “riabilitazione del nazismo”, oltre alla designazione dell’”Associazione Internazionale Memorial” come “non grata” il 17 febbraio 2026. Se l’istanza venisse accolta, chiunque sia legato a Memorial rischierebbe la responsabilità penale e il carcere. L’8 aprile 2026, sei attivisti del movimento giovanile Vesna sono stati condannati a pene tra gli 8 e i 12 anni di reclusione per presunta partecipazione a organizzazione estremista. Le accuse sono legate alla loro protesta contro la guerra della Russia in Ucraina. Il movimento Vesna era stato dichiarato “estremista” dal tribunale di San Pietroburgo il 6 dicembre 2022, che faceva seguito allo status di “agente straniero”. La medesima strategia repressiva ha colpito anche la Fondazione Anticorruzione (FBK) del defunto leader dell’opposizione Aleksej Naval’nyj. Il 27 novembre 2025 la Corte Suprema l’ha dichiarata organizzazione “estremista” e l’ha bollata come “terrorista”. Analogamente, il Comitato contro la guerra della Russia è stato dichiarato “terrorista” il 2 marzo 2026. Il sostegno pubblico a una qualsiasi di queste organizzazioni è considerato reato. Già nell’ottobre 2025 l’FSB aveva aperto procedimenti penali contro 23 membri del Comitato contro la guerra con l’accusa di “terrorismo”. Nel mirino sono finiti anche i difensori dei diritti dei popoli indigeni. Il 7 giugno 2024, la Corte Suprema ha dichiarato “estremista” l’inesistente “Movimento separatista anti-russo”, che comprende 55 organizzazioni di popoli indigeni e minoranze. Il 22 novembre 2024, il Forum delle nazioni libere della post-Russia, insieme a 172 presunti affiliati, è stato dichiarato “terrorista”. Tra questi, figura anche l’Aborigen-Forum, una rete informale di difensori dei diritti indigeni proveniente da 14 regioni del Nord, della Siberia e dell’Estremo Oriente. Il 17 dicembre 2025 Dar’ja Egereva e Natal’ja Leongardt sono state detenute arbitrariamente e accusate di partecipazione a organizzazione terroristica a causa della loro attività per l’Aborigen-Forum. Nel caso di Egereva pare si tratti anche di una ritorsione per avere collaborato con l’ONU. Condanniamo questa strategia deliberata che usa bollini come “antiestremismo” e “antiterrorismo” per annientare la società civile e imprigionare i difensori dei diritti umani. Le autorità russe devono interrompere immediatamente qualunque processo contro chi difende i diritti umani e critica la guerra, rilasciando tutti coloro che sono stati detenuti arbitrariamente per attività comunque pacifiche. Siamo profondamente allarmati da un tale palese abuso delle leggi per criminalizzare la libertà di parola, che ha come unnico esito il totale annientamento della società civile in Russia. Tale pratica è inaccettabile e deve finire. Hanno firmato la dichiarazione: Mariana Katzarova, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Russia. Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria: Matthew Gillett (presidente-relatore), Ganna Yudkivska (vicepresidente), Ethan Hee-Seok Shin (vicepresidente), Miriam Estrada-Castillo, Mumba Malila. Ben Saul, relatore speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contesto della lotta al terrorismo. Mary Lawlor, relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani. Irene Khan,… Continua a leggere 19 aprile 2026. Dichiarazioni internazionali a sostegno di Memorial.

“Mr Nobody Against Putin”. Dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab.

Dopo la vittoria agli Oscar 2026 come miglior documentario arriva anche nelle sale italiane Mr Nobody Against Putin – il film contro tutte le guerre, diretto da David Borenstein e Pavel Talankin e distribuito in Italia da ZaLab a partire dal 16 aprile. Mentre la guerra riscrive la vita quotidiana di una scuola, un insegnante filma in segreto ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto: il film è una testimonianza urgente su come l’educazione possa trasformarsi durante ogni guerra, e sul coraggio di opporsi al potere anche quando si pensa di non contare nulla. Il tour italiano partirà con una serie di proiezioni accompagnate da ospiti e incontri pubblici. 15 aprile Bologna, Modernissimo ore 21.45 con Andrea Segre e Michele Aiello (anteprima). 16 aprile Roma, Nuovo Sacher ore 20.45 con Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. 17 aprile Milano, Ariosto Anteo spazioCinema ore 21.30 con Andrea Segre e introduzione di Duccio Facchini. 18 aprile Firenze, Cinema Astra ore 18.40 con Andrea Segre. 18 aprile Padova, Fronte del Porto ore 21.00 con Stefano Collizzolli. 21 aprile Palermo, Rouge et Noir ore 19.00 con Andrea Segre. Oltre 100 proiezioni sono già in programma in più di 30 città italiane, con calendario in continuo aggiornamento: a Bologna, Roma, Milano, Firenze, Palermo, Trieste, Gorizia, Cagliari, Pisa, Perugia, L’Aquila, Genova, Padova, Reggio Emilia, Modena, Mantova, Bergamo, Torino, Napoli e tante altre. Per maggiori informazioni: Mr Nobody Against Putin – dal 16 aprile in tour al cinema con ZaLab – zalab.org.

Milano, 15 aprile 2026. Festival dei Diritti Umani. Chi ha paura del dissenso?

Mercoledì 15 aprile a Milano nell’ambito del Festival dei Diritti Umani 2026, organizzato da Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo, la nostra presidente Giulia De Florio partecipa all’incontro Chi ha paura del dissenso? con Matteo Pucciarelli, cronista politico di Repubblica, e Simone Ficicchia, responsabile del gruppo di supporto legale di Ultima Generazione. Si discuterà di come il difficile equilibrio tra esercizio del potere e libertà di espressione sia sempre più instabile. Limitare l’attivismo critico mette in discussione la democrazia. Matteo Pucciarelli, Giulia De Florio e Simone Ficicchia offriranno tre testimonianze nel campo del giornalismo, della difesa dei dissidenti, della protesta ambientale, per raccontarne il valore civile. L’incontro inizia alle 9:00 e si svolge al Parco Center di Milano (via Ambrogio Binda 30). L’ingresso è libero senza prenotazione fino a disponibilità di posti. L’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani si svolge dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano. Il tema scelto per il 2026 è “Chi comanda?”: tre giornate di incontri, dialoghi, formazione, proiezioni e spettacoli per interrogarsi su sicurezza, dissenso, questioni di genere ed economia con un programma pensato per le scuole ma aperto al confronto con tutta la cittadinanza. Le sessioni del mattino sono costruite come un percorso: agli interventi individuali degli ospiti e al dialogo con gli studenti segue una seconda parte di workshop e approfondimento. Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per maggiori informazioni sul programma completo: Festival dei diritti umani – Chi comanda?.

Memorial dichiarata organizzazione estremista dalla Corte Suprema della Federazione Russa.

La sentenza emessa a porte chiuse ieri, 9 aprile 2026, a Mosca dalla Corte Suprema della Federazione Russa, ha accolto la richiesta pervenuta al Ministero della Giustizia di dichiarare il “movimento internazionale Memorial” organizzazione estremista. Ricordiamo che non esiste alcuna organizzazione con questo nome. Secondo la logica della “giustizia” della Federazione Russa la sentenza implica che qualunque affiliazione alle attività di Memorial – in altre parole alle molteplici organizzazioni che ne condividono il nome – sia d’ora in poi perseguibile per legge. Memorial, associazione premio Nobel per la pace 2022, fondata alla fine degli anni Ottanta con l’intento di conservare la memoria delle vittime del Terrore sovietico e difendere i diritti umani dei cittadini dell’ex Unione Sovietica, intende proseguire il proprio lavoro fuori dai confini del proprio paese. Come Memorial Italia desideriamo esprimere il nostro ringraziamento a tutti coloro, rappresentanti di istituzioni e associazioni italiane, che hanno voluto esprimere solidarietà e sostegno a Memorial: Federica Onori, Pina Picierno, Giuseppe Provenzano, Lia Quartapelle, Benedetto Della Vedova, Fondazione Gariwo, Nessuno tocchi Caino. Teniamo inoltre a ringraziare tutti i giornalisti che hanno dato spazio alla notizia in Italia. L’Europeista: Memorial dichiarata organizzazione estremista in Russia: diritti umani sotto processo – L’Europeista. Huffington Post: Messi al bando in Russia. Per la Corte suprema Memorial è una “organizzazione estremista” – HuffPost Italia. Memorial, il Nobel fuorilegge. Putin completa oltre un decennio di persecuzione – HuffPost Italia. Sky TG24: Russia, Memorial dichiarata organizzazione estremista dalla Corte Suprema | Video Sky TG24. Il Manifesto: La Russia condanna Memorial, ora ricordare i gulag è un reato | il manifesto. Il Dubbio: Putin sputa sulla tomba di Navalny e dichiara Memorial «fuorilegge» – Il Dubbio. Il Post: L’ong per i diritti umani Memorial è stata dichiarata «estremista» dalla Corte Suprema russa: nel 2022 vinse il Nobel per la Pace. Adnkronos: Russia, Corte suprema dichiara Memorial organizzazione estremista. L’Unità: Memorial “organizzazione estremista”, la Corte Suprema russa mette al bando l’ong premiata col Nobel per la pace nel 2022. L’Unione Sarda: Russia, Corte Suprema esamina accusa di estremismo contro Memorial – L’Unione Sarda.it.

9 aprile 2026. Sul riconoscimento di Memorial come organizzazione estremista.

Oggi, 9 aprile 2026, inizia il dibattimento presso la Corte suprema russa dell’istanza avanzata dal Ministero della Giustizia poco prima di Pasqua e mirata a dichiarare Memorial un’organizzazione estremista. Con questo provvedimento si chiude il cerchio: Memorial verrà ufficialmente vietata in tutta la Russia. La sola colpa degli attivisti di Memorial, definiti dal governo russo estremisti e quindi equiparati a criminali pericolosi, è quella di occuparsi di diritti umani e della memoria storica. Nella Russia di Putin basta questo. Il provvedimento, che in passato ha colpito altri movimenti (come quello LGBT e il Fondo anticorruzione di Naval’nyj), con ogni probabilità sarà reso effettivo oggi stesso. Questo ennesimo atto giudiziario viene alla fine di un lungo processo di repressione, operato tra arresti e leggi speciali dalle autorità russe nei confronti di Memorial, associazione insignita del Premio Nobel per la pace nel 2022. Dopo la chiusura forzata a cavallo tra 2021 e 2022 delle due principali organizzazioni di Memorial, Memorial internazionale e il Centro per i diritti umani Memorial, l’associazione si era riorganizzata all’estero tenendo aperte soltanto piccole sezioni locali, attive in Russia e capaci di portare avanti il lavoro di Memorial negli strettissimi limiti imposti dalle leggi liberticide introdotte dal governo russo dopo l’inizio della guerra su larga scala all’Ucraina. Tra novembre e dicembre 2025 alcune associazioni di Memorial attive all’estero, tra cui Memorial Ucraina, erano state dichiarate “indesiderate”, stesso destino toccato all’erede di Memorial internazionale, l’”Associazione internazionale Memorial”, fondata a Ginevra nel maggio 2023. Dopo questo provvedimento, che portava a conseguenze penali e lunghe pene detentive per chiunque avesse a che fare in Russia con le sezioni di Memorial dichiarate indesiderate, giunge ora la richiesta di “estremismo”, che porterà con ogni probabilità alla chiusura forzata di tutte le sezioni di Memorial, alla requisizione degli archivi e alla persecuzione penale dei suoi esponenti, di fatto eliminando Memorial in Russia. Memorial Italia si unisce al comunicato dell’Associazione internazionale Memorial di seguito riportato e chiede a istituzioni e associazioni della società civile di ribellarsi nei confronti di questo provvedimento, che colpisce mortalmente un’organizzazione che ha fatto della difesa dei diritti umani e della memoria storica la sua bandiera. Lotte che non si estingueranno con il provvedimento odierno, ma che richiedono la levata di scudi di tutte le persone che hanno a cuore la democrazia e che sono pronte a difendere chi, in Russia, combatte per un futuro diverso. Sul riconoscimento di Memorial come organizzazione estremista Oggi, 9 aprile 2026, la Corte suprema della Federazione Russa procederà all’esame dell’istanza con cui il Ministero della Giustizia chiede di dichiarare organizzazione estremista il “movimento internazionale Memorial”. Non esiste alcuna organizzazione con quel nome. Tuttavia, conoscendo le pratiche repressive del regime putiniano, di una cosa possiamo essere certi: il “convenuto” è stato indicato in modo vago e fumoso non per negligenza, ma con piena consapevolezza. Ciò consentirà di creare i presupposti per future repressioni contro qualunque organizzazione che contenga il nome Memorial, così come contro i loro membri e sostenitori. L’accusa di “estremismo” è ormai una prassi consolidata delle autorità russe per reprimere le iniziative civili, politiche, culturali e sociali sgradite al governo. Difficile pensare a qualcosa di più assurdo di un’accusa di estremismo rivolta a Memorial, associazione di fama mondiale che per il suo lavoro ha ricevuto nel 2022 il Nobel per la pace. Da quasi quarant’anni Memorial indaga e studia la storia del terrore di Stato sovietico e le persecuzioni politiche, si oppone all’odio interetnico, religioso e sociale e difende i diritti e le libertà dell’uomo. Il fascicolo ai danni del “movimento Memorial” è classificato come “segretissimo”. Il processo si svolgerà a porte chiuse. Non c’è da stupirsi se, in base alla “giustizia” russa dei nostri giorni, il “movimento Memorial” – qualunque cosa intenda il Ministero della giustizia con questa dizione – verrà cancellato come da miglior tradizione di quel Grande terrore staliniano che i ricercatori e le ricercatrici di Memorial hanno largamente contributo a studiare. *** Nessuno di noi si fa illusioni, l’esito sarà uno e uno soltanto: Memorial verrà riconosciuto “movimento estremista”. Nessuno di noi ne dubita: il processo contro Memorial è l’ennesimo tentativo di terrorizzare chiunque la pensi diversamente nel Paese e di costringere al silenzio la società civile. Ma noi tutti siamo certi: non ci riusciranno. Memorial e le altre iniziative civili cancellate in Russia continueranno il lavoro fuori dal Paese. Memorial sopravvivrà al regime putiniano e tornerà a testa alta in Russia. Associazione internazionale Memorial

Palermo, 9 aprile 2026. Documentare la guerra in Ucraina.

Ripiegata nella memoria, incisa sulla pelle, sospesa sulla punta della lingua. Documentare la guerra in Ucraina. L’iniziativa, organizzata da Giornate della Cultura Ucraina di Palermo, Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo, Amnesty International e Memorial Italia si svolge a Palermo giovedì 9 aprile alle 17:00 presso Palazzo Bonocore (piazza Pretoria 2). L’incontro intende esplorare le molteplici modalità in cui la guerra russa in corso contro l’Ucraina è documentata e ricordata. I progressi tecnologici hanno trasformato i comuni cittadini in produttori di contenuti, capaci di registrare audio e video, scattare fotografie, trasmettere eventi in diretta e condividere impressioni immediate. Pertanto questa guerra è spesso definita la più documentata della storia. Se da un lato la diffusione capillare può avere un valore terapeutico ed essere fondamentale per la raccolta di prove, dall’altro solleva importanti interrogativi e sfide per storici, giornalisti, giuristi, artisti e per il pubblico in generale. Come si valuta la credibilità? Che cosa deve essere conservato e che cosa invece scartato? Il panel prende come punto di partenza il recente fotolibro 100 Days of War del fotografo ucraino Igor Chekachkov che offre approcci alternativi alla documentazione della guerra. La discussione si propone di affrontare le questioni cruciali legate alla documentazione contemporanea della guerra. Relatori: Igor Chekachkov, fotografo; Iryna Klymenko, storica dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, direttrice del Research Centre Ukraine Max Weber Foundation; Oleg Rumyantsev, professore associato di ucraino, russo e filologia slava presso l’Università degli Studi di Palermo. Moderatori: Kateryna Filyuk, ricercatrice, curatrice Izolyatsia; Olena Moskalenko, ricercatrice. Saluti iniziali a cura della professoressa Concetta Giliberto (direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo), del professor Andrea Gullotta (Università degli Studi di Palermo e Memorial Italia) e Giuseppe Provenza (Amnesty International). Igor Chekachkov ha avviato la sua carriera nel 2008 come fotoreporter, documentando numerosi eventi culturali, pubblici e sportivi. Questa esperienza lo ha poi condotto alla fotografia artistica, ambito in cui continua a esplorare i confini tra spazio pubblico e privato, nonché l’incidenza delle tecnologie digitali e degli algoritmi sull’immagine. Chekachkov ha conseguito la laurea in Informatica presso l’Università Statale di Radioelettronica di Charkiv e un master in Storia dell’Arte presso l’Accademia Statale di Arte e Design di Charkiv. Nel 2022 gli è stata conferita una borsa di studio Chevening per conseguire un master in Fotografia, immagine e arti elettroniche presso la Goldsmiths University di Londra, dove attualmente risiede. Iryna Klymenko è una storica attiva presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, nonché direttrice del Centro di ricerca Ucraina della Fondazione Max Weber a Lviv/Leopoli. Le sue ricerche sono incentrate sulle storie intrecciate dell’Europa orientale e occidentale nella prima età moderna. Il suo primo, pluripremiato libro esplora la storia intellettuale dell’idea di cambiamento sociale. Ha recentemente completato una seconda monografia sulla storia religiosa del cibo e dell’abbigliamento per la quale ha ricevuto il Premio Max Weber dall’Accademia bavarese delle scienze. Oleg Rumyantsev, PhD, è professore associato presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo, dove insegna lingua russa, lingua ucraina e filologia slava. Le sue pubblicazioni riguardano la storia e la questione identitaria degli ucraini/rusyny nella ex Jugoslavia, le minoranze in Ucraina e temi di linguistica e sociolinguistica. È autore di manuali di lingua ucraina per gli italiani tra cui Lingua ucraina: corso teorico-pratico (2017) e Traduzione didattica dal russo all’ucraino (2025).

Berlino, 27-28 marzo 2026. Roginskie čtenija. Conferenza internazionale.

Venerdì 27 e sabato 28 marzo 2026 si svolge a Berlino la sesta edizione delle Roginskie čtenija, conferenza internazionale dedicata al ricordo di Arsenij Roginskij. Tema dell’edizione è L’archivio come luogo di memoria e forma di resistenza. Organizzata da Zukunft Memorial, Memorial Italia, Memorial Polonia, Memorial Repubblica Ceca, Memorial Svizzera, la conferenza è disponibile on line, previa registrazione, in tedesco, inglese e russo. Per Memorial Italia partecipa Simone Bellezza, membro del comitato scientifico. Per maggiori informazioni sul programma e per registrarsi e collegarsi: Arseny Roginsky Conference. Ricordiamo che il 30 marzo Arsenij Roginskij, scomparso nel 2017, avrebbe compiuto ottanta anni. Il documentario Il diritto alla memoria di Ljudmila Gordon è un ritratto cinematografico, un monologo-confessione nel quale Arsenij Roginskij parla di sé, del proprio paese, del suo passato, presente e futuro. Tra i fondatori di Memorial e per molti anni presidente dell’associazione, storico di altissimo profilo, dissidente e prigioniero politico, Roginskij era un formidabile narratore. Un anno prima di morire riflette, per la prima volta davanti a una telecamera, su questioni intime ed essenziali: la sua nascita in un lager sovietico e la morte del padre in una prigione staliniana, l’essenza del Terrore di massa, il dovere dello storico e le ragioni per cui i russi respingono la memoria del passato totalitario del proprio paese. Di Arsenij Roginskij ha voluto parlare anche la nostra Elda Garetto e al ricordo della sua figura è dedicata la lectio Lo storico e il giudice del nostro Carlo Ginzburg.