Memorial Italia partecipa alla raccolta fondi SOS – Riscaldiamo l’Ucraina. Mentre l’inverno avanza la Federazione Russa continua a utilizzare il freddo come arma di guerra. Milioni di ucraini sono rimasti al freddo e al buio senza riscaldamento, acqua ed elettricità. Cosa si può fare? Noi abbiamo partecipato all’iniziativa SOS-Riscaldiamo l’Ucraina. Chiunque lo desideri può effettuare una piccola donazione. La somma raccolta sarà utilizzata per acquistare generatori e accumulatori che significano pasti caldi, riscaldamento ed energia. RISCALDIAMO L’UCRAINA! Mentre l’inverno avanza, la Federazione Russa continua a utilizzare il freddo come arma di guerra contro la popolazione ucraina. Le infrastrutture energetiche restano tra gli obiettivi principali dei droni e dei missili russi. Milioni di persone in Ucraina, tra cui bambini e anziani, sono rimaste senza elettricità, acqua e riscaldamento, mentre fuori le temperature sono ben al di sotto dello zero. L’Ucraina e i suoi cittadini stanno entrando nel quarto anno dell’invasione su vasta scala. Dopo anni di bombardamenti, distruzioni e perdite, la Federazione Russa continua a violare il diritto umanitario, costringendo milioni di civili ucraini a vivere al buio e al gelo, nel tentativo di spezzare la capacità di resilienza e resistenza della popolazione ucraina. Invano. Desideriamo richiamare l’attenzione pubblica sulla situazione drammatica che la popolazione ucraina sta affrontando e condividere l’iniziativa SOS – Riscaldiamo l’Ucraina, promossa dall’Associazione Ucraina-Italia LILEA e patrocinata dall’Ambasciata d’Ucraina in Italia. La raccolta fondi ha l’obiettivo di raggiungere almeno 250.000 euro, destinati all’acquisto di generatori e accumulatori: strumenti essenziali che, nella vita quotidiana, significano pasti caldi, riscaldamento ed energia. Come Memorial Italia abbiamo scelto di aderire all’iniziativa con una donazione e invitiamo chi può a condividere un po’ di calore con la popolazione ucraina tramite un gesto concreto di solidarietà. Ogni piccolo contributo può fare la differenza. Per donare e per maggiori informazioni: Raccolta fondi di ASSOCIAZIONE UCRAINA – ITALIA “LILEA” APS | SOS – RISCALDIAMO L”UCRAINA.
Autore: M
28 gennaio 2025. Lettera aperta e raccolta firme per la liberazione di Jurij Dmitriev.
Oggi, 28 gennaio 2025, Jurij Dmitriev, nostro collega di Memorial Carelia, compie settant’anni e trascorre l’ennesimo compleanno in prigione. In questa occasione Memorial propone una lettera aperta che è possibile sottoscrivere utilizzando il link Liberté pour Iouri Dmitriev ! – Association Mémorial France. La liberazione delle persone perseguitate dai regimi totalitari deve rimanere uno dei compiti più importanti della diplomazia internazionale, anche quando i risultati sono soltanto parziali. Attualmente in Russia più di 4.600 persone sono detenute con accuse di carattere politico. Tutte loro devono essere liberate. In alcuni casi la questione del rilascio immediato è particolarmente urgente: si tratta di salvare vite umane. Questa è la situazione di Jurij Dmitriev, uno dei primi prigionieri politici della recente ondata di repressioni di Vladimir Putin. Arrestato nel dicembre 2016 con false accuse, è in carcere da oltre nove anni. Oggi 28 gennaio 2026 compie 70 anni. Festeggia questa data in un carcere a regime duro in Mordovia. Durante la detenzione, diverse malattie croniche di cui soffre Jurij Dmitriev si sono acutizzate. Invece di ricevere cure, Dmitriev viene regolarmente punito a causa delle sue precarie condizioni di salute: è stato più volte rinchiuso in una cella disciplinare per aver tentato di sedersi sul letto durante il giorno o per non aver svolto gli esercizi mattutini con sufficiente energia. Sospettato di avere un tumore, si vede negare da tre anni qualsiasi diagnosi e cura adeguata. Secondo quanto stabilito dalla sentenza, dovrà rimanere in carcere per altri sei anni. Tuttavia, qualsiasi ritardo nella fornitura di cure mediche adeguate potrebbe presto rivelarsi fatale. Il motivo per cui è stato avviato un procedimento penale contro Jurij Dmitriev è chiaro: il suo lavoro di ricerca sulla storia del terrore staliniano in Carelia, nel nord della Russia, e il suo desiderio di preservare la memoria di questi crimini. Jurij Dmitriev era a capo della sezione careliana dell’associazione russa Memorial. Per trent’anni ha cercato i luoghi di sepoltura delle vittime del Grande Terrore e attraverso pazienti ricerche negli archivi ha ricostruito il destino delle persone assassinate. Grazie al suo lavoro, sono stati creati diversi luoghi della memoria dei crimini del regime stalinista, in particolare il sito commemorativo di Sandarmoch, uno dei luoghi oggi più noti dei massacri di massa del Grande Terrore del 1937-1938. Jurij Dmitriev ha ricostruito le biografie di migliaia di persone decedute, tra cui più di un centinaio di personalità – scrittori, poeti e registi teatrali – del cosiddetto Rinascimento fucilato dell’Ucraina. Nel 2014, Jurij Dmitriev ha coraggiosamente condannato le azioni delle autorità russe nell’Ucraina orientale. Il suo lavoro di storia e memoria è stato premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui la Croce d’oro al merito della Repubblica di Polonia (2016), il premio del Gruppo Helsinki di Mosca per la difesa dei diritti umani (2017), il premio Lev Kopelev (2020) e il premio Andrej Sacharov del Comitato Helsinki norvegese (2020). Le autorità russe hanno risposto con un’accusa falsa e montata ad hoc e una condanna a 15 anni di reclusione in un carcere a regime duro. Chiediamo ai responsabili politici degli Stati Uniti, dei paesi europei e del Regno Unito, nonché ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali, di mettere in atto tutti i mezzi diplomatici e giuridici a loro disposizione affinché Jurij Dmitriev sia rilasciato il prima possibile. Il suo settantesimo compleanno, celebrato in carcere, è un’occasione importante per ricordare i suoi meriti e ribadire che solo la sua immediata liberazione consentirebbe a Jurij di rivedere i suoi cari.
Milano, 29 gennaio 2026. “Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso”.
A Milano giovedì 29 gennaio alle 18:00 nella Biblioteca Chiesa rossa (via san Domenico Savio 3) la nostra Elena Kostiuokovitch presenta il volume Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso. “Le storie di Kyiv, la città in cui sono nata, sono storie drammatiche. Se guardo all’indietro per collegare la situazione odierna con il passato, sulla base di libri e documenti, usando le storie della mia famiglia, mi rendo conto che il passaggio da un’epoca all’altra può essere rappresentato in alcuni luoghi di Kyiv come su un palcoscenico teatrale. Sarà sempre illuminato da luci grandiose e fatali. Racconteremo di una zarina che scendeva la scala del suo palazzo, situato su un’alta collina, per organizzare il salvataggio dell’impero russo. Parleremo del geniale scrittore che immaginò di far esplodere una bomba proprio sul belvedere da cui scendeva la zarina. Seguiremo la coraggiosa missione di un’eroina che penetra nel bunker di Putin per convincerlo a fare harakiri”. Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso è un viaggio nell’anima della capitale ucraina, che intreccia la storia della città, incastonata nel cuore d’Europa, e quella dell’autrice, partita da Kyiv seguendo la passione per la letteratura. Le pagine di Gogol e Bulgakov si mescolano ai ricordi di famiglia, i boulevard di Kyiv attraversano i secoli, le guerre di ieri e quella di oggi, le piazze brillano di vita e bruciano sotto le bombe, come a espiare la condanna di una città eternamente assediata. Elena Kostioukovitch firma un libro prezioso che ci pone davanti alla complessità di un paese, alle sue luci come alle sue ombre, alle diverse voci che da secoli ne animano la cultura, alla forza di un popolo che non si è mai arreso.
Palermo, 28 gennaio 2026. Proiezione del film documentario “The Dmitriev Affair”.
Mercoledì 28 gennaio alle 17:00, presso palazzo Bonocore, Palermo (piazza Pretoria 2), il nostro vicepresidente Andrea Gullotta presenta il film documentario The Dmitriev Affair con la partecipazione in videocollegamento della regista Jessica Gorter. Il film è in lingua russa e inglese con sottotitoli in italiano. L’ingresso è libero e gratuito. Jurij Dmitriev è uno storico e attivista, direttore di Memorial Petrozavodsk. Negli anni Novanta scopre un’enorme fossa comune in cui sono sepolte migliaia di vittime del Grande Terrore. Nella radura boschiva di Sandormoch, in Carelia, inaugura un cimitero commemorativo e riesce a raccogliere persone di varie nazionalità intorno a un passato complesso e conflittuale. Da sempre schierato contro il governo della Federazione Russa, nel 2014 Dmitriev condanna apertamente l’invasione della Crimea. Da allora inizia per lui un calvario giudiziario che lo porta a essere condannato a quindici anni di reclusione. Il documentario di Jessica Gorter, realizzato nel 2023, racconta con passione e precisione la sua tragica vicenda. Ricordiamo che proprio il 28 gennaio Jurij Dmitriev compirà settant’anni in carcere. Memorial propone dunque una raccolta fondi e la possibilità di inviargli lettere e messaggi. I fondi raccolti saranno utilizzati per coprire le spese che Dmitriev deve sostenere in carcere (acquisto di generi alimentari, medicinali e beni di prima necessità), pagare le visite dell’avvocato e ritirare i pacchi. Per maggiori informazioni: 28 gennaio 2026. Lo storico di Memorial Jurij Dmitriev compie settant’anni in carcere. Raccolta fondi. La proiezione si svolge nell’ambito del convegno internazionale Literature of Socialist Trauma: risultati e prospettive che si tiene il 27 e 28 gennaio a Palermo. Il convegno sarà trasmesso su Zoom. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico.
28 gennaio 2026. Lo storico di Memorial Jurij Dmitriev compie settant’anni in carcere. Raccolta fondi.
Il 28 gennaio Jurij Dmitriev compirà settant’anni: il nostro collega di Memorial Carelia trascorrerà l’ennesimo compleanno in prigione. Jurij Dmitriev è in carcere dal 2016 sulla base di accuse infondate e al momento è recluso nel penitenziario di massima sicurezza IK-18 nella località di Pot’ma in Mordovia, condannato a quindici anni di reclusione. Dieci anni in cui non ha potuto ricevere assistenza medica adeguata, nonostante le sue condizioni di salute peggiorino di giorno in giorno: negli ultimi anni è stato spostato in cella di isolamento nove volte e per le ragioni più disparate. Lo scorso anno per non avere eseguito correttamente la ginnastica mattutina, mentre a marzo del 2023 è stato punito per essersi seduto sul letto durante il giorno, quando gli girava la testa per via delle medicine. Al momento non riesce nemmeno a stare in piedi a causa delle vertigini. Memorial propone una raccolta fondi per fare un regalo a Jurij Dmitriev in occasione del suo compleanno e aiutare la sua famiglia. I fondi raccolti saranno utilizzati per coprire le spese che deve sostenere in carcere (acquisto di generi alimentari, medicinali e beni di prima necessità), pagare le visite dell’avvocato e ritirare i pacchi. È possibile partecipare alla raccolta fondi utilizzando il link https://www.helloasso.com/…/memorial-france/formulaires/12. Per scrivere lettere a Jurij Dmitriev si può usare il sito zt.ru (in russo) o l’indirizzo fisico per i messaggi cartacei: 431100, Республика Мордовия, Зубово-Полянский р-н, п. Потьма, ул. Красноармейская, д. 10, ФКУ ИК-18 УФСИН России по Республике Мордовия, Дмитриев Юрий Алексеевич, 1956 г. р. Per chiarimenti è possibile rivolgersi a Memorial Italia. Anche per scrivere una lettera o spedire una cartolina a Jurij Dmitriev è possibile contattare Memorial Italia per aiuto. In caso di dubbio su cosa scrivere e come farlo, la breve guida messa a disposizione da Memorial può essere di aiuto: Letters to political prisoners: why, what and how | memo.site. Dmitriev è un ricercatore, uno storico e un attivista di Memorial che, negli anni Novanta, ha scoperto la fossa comune di Sandormoch dove all’epoca del Grande terrore era stata sepolta un’intera tradotta di detenuti proveniente dal lager sovietico delle isole Solovki. Tre decenni della sua vita sono stati impiegati nella ricerca delle persone scomparse per mano dello Stato. Dmitriev ha lavorato sia negli archivi sia sul posto e proprio in questo modo, combinando fonti frammentarie e ricerche sul campo, è riuscito a individuare la fossa comune di Sandormoch. Lì, nella radura boschiva della Carelia, ha voluto inaugurare un cimitero commemorativo, raccogliendo persone di diverse nazionalità attorno a un’eredità storica complessa e difficile. Da sempre contrario alla deriva autoritaria del governo della Federazione Russa, nel 2014 Dmitriev ha condannato pubblicamente l’invasione della Crimea. Questa presa di posizione segna l’inizio di un vero e proprio calvario giudiziario che lo porta a essere condannato a quindici anni di reclusione. Numerose figure e personalità si sono spese per raccontare la storia del nostro collega. Il documentario The Dmitriev Affair, realizzato dalla regista olandese Jessica Gorter nel 2023, ripercorre la tragica vicenda del ricercatore, restituendo un’immagine scioccante di come lo Stato russo distorca la storia, minacciando e perseguendo i propri cittadini. Nel 2023 Gabriele Nissim ha letto per Memorial Italia l’ultima dichiarazione di Dmitriev, pronunciata l’otto luglio del 2020, come parte del progetto 30 ottobre. Proteggi le mie parole. Infine, Irina Flige, storica collaboratrice di Memorial San Pietroburgo, ha raccontato le vicende della radura di Sandormoch nel volume Il caso Sandormoch. La Russia e la persecuzione della memoria, pubblicato da Stilo Editrice e curato dai nostri Andrea Gullotta e Giulia De Florio.
GULag. Il sistema dei lager in URSS.
GULag. Il sistema dei lager in URSS. Catalogo della mostra presso il Castello Sforzesco di Milano, a cura di Marcello Flores, Francesca Gori, Natalija Mazour, Nikita Ochotin. Traduzioni di Patrizia Deotto, Maria Ferretti, Emanuela Guercetti (Mazzotta, 1999). In copertina: processo di Šachty. Gli imputati escono dal furgone, Mosca, 1928.Tutte le immagini appartengono all’archivio di Memorial. “Solo un’istituzione poteva consentire l’organizzazione di una mostra sul GULag grazie a una conoscenza approfondita e sofferta. Questa istituzione si chiama Memorial ed è stata creata a Mosca alla fine degli anni Ottanta da alcuni fra i più noti dissidenti e intellettuali dell’era sovietica. Essa è dedita, da allora, alla raccolta, all’organizzazione e all’interpretazione dei documenti e delle memorie sul GULag.” Avevamo imparato la rassegnazione, avevamo disimparato a stupirci. Non c’erano rimasti né orgoglio, né egoismo, né amor proprio; e gelosia e passione ci sembravano concetti da marziani, futili per giunta. Era molto più importante imparare a riabbottonarsi i pantaloni in inverno, con il gelo: cosa tutt’altro che facile, ho visto uomini adulti piangere per questo. Capivamo che la morte non era per niente peggiore della vita e non temevamo né l’una né l’altra. Varlam Šalamov
Gulag. Storia e memoria.
Gulag. Storia e memoria. A cura di Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti (Feltrinelli, 2004). Il volume costituisce una riflessione e un confronto, dopo l’apertura degli ex archivi sovietici, sulla storia del sistema repressivo dei Soviet fra il 1918 e gli anni del secondo dopoguerra. Nel quadro dello sviluppo del sistema del Gulag trova posto la storia dell’emigrazione italiana e della sua repressione soprattutto negli anni del terrore staliniano. Nell’Appendice sono contenute le biografie di circa mille italiani emigrati in URSS che finirono nei lager di Stalin, i verbali degli interrogatori e le lettere ai familiari rinvenuti negli archivi della polizia. Un’analisi che illumina alcuni nodi centrali della storia del XX secolo, dal rapporto fra URSS e paesi capitalisti a quelli fra PCI e partito comunista sovietico. Il nostro sito ospita la banca dati delle vittime italiane in URSS, curata da Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti e numerosi materiali dedicati agli italiani emigrati in Unione Sovietica.
Reflections on the Gulag. With a documentary appendix on the italian victims of repression in the USSR.
Reflections on the Gulag. With a documentary appendix on the italian victims of repression in the USSR. A cura di Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2003). Il volume accoglie un primo momento di riflessione e di confronto, dopo l’apertura degli ex archivi sovietici, sulla storia del sistema repressivo dei Soviet fra il 1918 e gli anni del secondo dopoguerra. Nel quadro dello sviluppo del sistema del Gulag trova posto la storia dell’emigrazione italiana e della sua repressione soprattutto negli anni del terrore staliniano. Nell’Appendice in italiano sono contenute le biografie di circa mille italiani emigrati in URSS che finirono nei lager di Stalin, i verbali degli interrogatori e le lettere ai familiari rinvenuti negli archivi della polizia. Il nostro sito ospita la banca dati delle vittime italiane in URSS, curata da Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti e numerosi materiali dedicati agli italiani emigrati in Unione Sovietica.
Manuale del Gulag. Dizionario storico.
Manuale del Gulag. Dizionario storico. Di Jacques Rossi. Traduzione di Francesca Gori ed Emanuela Guercetti (L’ancora del Mediterraneo, 2006). L’autore, giovanissimo, aderisce al partito comunista. Parte per Mosca dove viene assegnato, per via della sua approfondita conoscenza di diverse lingue, alla sezione delle relazioni internazionali del Komintern. Dopo numerose missioni in giro per il mondo (Berlino, Parigi, Roma, Varsavia e la Spagna in guerra civile), nel 1937 viene richiamato d’urgenza a Mosca. Qui è sottoposto a estenuanti interrogatori, accusato di spionaggio e condannato senza alcun processo a “otto anni di lavoro correzionale”. Resterà nel Gulag per diciannove anni, alla fine dei quali dovrà scontare altri cinque anni di confino in Siberia. Il libro contiene il racconto di quell’esperienza.
Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande terrore.
Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande terrore. Di Oleg Chlevnjuk. Traduzione di Emanuela Guercetti (Einuadi, 2006) “Il primo gennaio 1941 nei campi dell’NKVD si trovavano più di un milione e mezzo di detenuti, nelle colonie di lavoro quasi 429.000, nelle carceri quasi 488.000. Negli insediamenti di lavoro e speciali alla vigilia dell’invasione tedesca erano distribuite circa un milione e mezzo di persone. Tenendo conto della crescita del numero dei condannati nella prima metà del 1941, si può calcolare che nelle diverse articolazioni del GULag prima della guerra si contassero circa quattro milioni di persone. Non meno di due milioni di persone scontavano in quel periodo condanne ai lavori correzionali, erano cioè regolarmente private di una parte consistente del loro magro salario a favore dello Stato e vivevano sotto la costante minaccia di nuove repressioni (in caso di un ripetuto ritardo al lavoro i condannati per assenteismo, per esempio, rischiavano già la reclusione in carcere). Molti milioni di cittadini sovietici, pur non trovandosi nel GULag nei mesi prebellici, l’avevano sperimentato negli anni precedenti. Se si calcola che dal 1930 al 1941 furono condannate circa venti milioni di persone, e che circa tre milioni di abitanti furono inviati negli insediamenti speciali, è evidente che negli anni Trenta gli arresti, le fucilazioni, i fermi da parte dei čekisti e della polizia, le condanne condizionali e altre più ‘blande’ forme di discriminazione divennero una realtà quotidiana per la maggioranza delle famiglie sovietiche. Di fatto il paese fu diviso in due parti numericamente confrontabili: le famiglie che non avevano vittime, perlomeno fra i parenti più stretti, e le famiglie in cui qualcuno aveva subito repressioni e persecuzioni”. La macchina dell’orrore staliniano svelata per la prima volta al grande pubblico. Una delle pagine piú tragiche del Novecento nell’imponente ricostruzione del piú brillante storico russo della nuova generazione.

