GULag. Il sistema dei lager in URSS.

GULag. Il sistema dei lager in URSS. Catalogo della mostra presso il Castello Sforzesco di Milano, a cura di Marcello Flores, Francesca Gori, Natalija Mazour, Nikita Ochotin. Traduzioni di Patrizia Deotto, Maria Ferretti, Emanuela Guercetti (Mazzotta, 1999). In copertina: processo di Šachty. Gli imputati escono dal furgone, Mosca, 1928.Tutte le immagini appartengono all’archivio di Memorial. “Solo un’istituzione poteva consentire l’organizzazione di una mostra sul GULag grazie a una conoscenza approfondita e sofferta. Questa istituzione si chiama Memorial ed è stata creata a Mosca alla fine degli anni Ottanta da alcuni fra i più noti dissidenti e intellettuali dell’era sovietica. Essa è dedita, da allora, alla raccolta, all’organizzazione e all’interpretazione dei documenti e delle memorie sul GULag.” Avevamo imparato la rassegnazione, avevamo disimparato a stupirci. Non c’erano rimasti né orgoglio, né egoismo, né amor proprio; e gelosia e passione ci sembravano concetti da marziani, futili per giunta. Era molto più importante imparare a riabbottonarsi i pantaloni in inverno, con il gelo: cosa tutt’altro che facile, ho visto uomini adulti piangere per questo. Capivamo che la morte non era per niente peggiore della vita e non temevamo né l’una né l’altra. Varlam Šalamov 

Gulag. Storia e memoria.

Gulag. Storia e memoria. A cura di Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti (Feltrinelli, 2004). Il volume costituisce una riflessione e un confronto, dopo l’apertura degli ex archivi sovietici, sulla storia del sistema repressivo dei Soviet fra il 1918 e gli anni del secondo dopoguerra. Nel quadro dello sviluppo del sistema del Gulag trova posto la storia dell’emigrazione italiana e della sua repressione soprattutto negli anni del terrore staliniano. Nell’Appendice sono contenute le biografie di circa mille italiani emigrati in URSS che finirono nei lager di Stalin, i verbali degli interrogatori e le lettere ai familiari rinvenuti negli archivi della polizia. Un’analisi che illumina alcuni nodi centrali della storia del XX secolo, dal rapporto fra URSS e paesi capitalisti a quelli fra PCI e partito comunista sovietico. Il nostro sito ospita la banca dati delle vittime italiane in URSS, curata da Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti e numerosi materiali dedicati agli italiani emigrati in Unione Sovietica.

Reflections on the Gulag. With a documentary appendix on the italian victims of repression in the USSR.

Reflections on the Gulag. With a documentary appendix on the italian victims of repression in the USSR. A cura di Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2003). Il volume accoglie un primo momento di riflessione e di confronto, dopo l’apertura degli ex archivi sovietici, sulla storia del sistema repressivo dei Soviet fra il 1918 e gli anni del secondo dopoguerra. Nel quadro dello sviluppo del sistema del Gulag trova posto la storia dell’emigrazione italiana e della sua repressione soprattutto negli anni del terrore staliniano. Nell’Appendice in italiano sono contenute le biografie di circa mille italiani emigrati in URSS che finirono nei lager di Stalin, i verbali degli interrogatori e le lettere ai familiari rinvenuti negli archivi della polizia. Il nostro sito ospita la banca dati delle vittime italiane in URSS, curata da Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti e numerosi materiali dedicati agli italiani emigrati in Unione Sovietica.

Manuale del Gulag. Dizionario storico.

Manuale del Gulag. Dizionario storico. Di Jacques Rossi. Traduzione di Francesca Gori ed Emanuela Guercetti (L’ancora del Mediterraneo, 2006). L’autore, giovanissimo, aderisce al partito comunista. Parte per Mosca dove viene assegnato, per via della sua approfondita conoscenza di diverse lingue, alla sezione delle relazioni internazionali del Komintern. Dopo numerose missioni in giro per il mondo (Berlino, Parigi, Roma, Varsavia e la Spagna in guerra civile), nel 1937 viene richiamato d’urgenza a Mosca. Qui è sottoposto a estenuanti interrogatori, accusato di spionaggio e condannato senza alcun processo a “otto anni di lavoro correzionale”. Resterà nel Gulag per diciannove anni, alla fine dei quali dovrà scontare altri cinque anni di confino in Siberia. Il libro contiene il racconto di quell’esperienza.

Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande terrore.

Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande terrore. Di Oleg Chlevnjuk. Traduzione di Emanuela Guercetti (Einuadi, 2006) “Il primo gennaio 1941 nei campi dell’NKVD si trovavano più di un milione e mezzo di detenuti, nelle colonie di lavoro quasi 429.000, nelle carceri quasi 488.000. Negli insediamenti di lavoro e speciali alla vigilia dell’invasione tedesca erano distribuite circa un milione e mezzo di persone. Tenendo conto della crescita del numero dei condannati nella prima metà del 1941, si può calcolare che nelle diverse articolazioni del GULag prima della guerra si contassero circa quattro milioni di persone. Non meno di due milioni di persone scontavano in quel periodo condanne ai lavori correzionali, erano cioè regolarmente private di una parte consistente del loro magro salario a favore dello Stato e vivevano sotto la costante minaccia di nuove repressioni (in caso di un ripetuto ritardo al lavoro i condannati per assenteismo, per esempio, rischiavano già la reclusione in carcere). Molti milioni di cittadini sovietici, pur non trovandosi nel GULag nei mesi prebellici, l’avevano sperimentato negli anni precedenti. Se si calcola che dal 1930 al 1941 furono condannate circa venti milioni di persone, e che circa tre milioni di abitanti furono inviati negli insediamenti speciali, è evidente che negli anni Trenta gli arresti, le fucilazioni, i fermi da parte dei čekisti e della polizia, le condanne condizionali e altre più ‘blande’ forme di discriminazione divennero una realtà quotidiana per la maggioranza delle famiglie sovietiche. Di fatto il paese fu diviso in due parti numericamente confrontabili: le famiglie che non avevano vittime, perlomeno fra i parenti più stretti, e le famiglie in cui qualcuno aveva subito repressioni e persecuzioni”. La macchina dell’orrore staliniano svelata per la prima volta al grande pubblico. Una delle pagine piú tragiche del Novecento nell’imponente ricostruzione del piú brillante storico russo della nuova generazione.

Quanto vale un uomo

Quanto vale un uomo di Evfrosinija Kersnovskaja. A cura di Elena Kostioukovitch, traduzione di Emanuela Guercetti, postfazione di Valeriu Pasat (Bompiani, 2009). “Il racconto di una vita trascorsa nel GULag staliniano ci pone di fronte a una realtà raccapricciante che tutto sommato ci sembra di avere già conosciuto attraverso testimoniante altrettanto drammatiche. Ma Evfrosinija Kersnovskaja riesce a creare quell’impatto che fa tornare in mente, a lettura finita, innumerevoli episodi, volti, voci, con un procedimento che all’inizio del terzo millennio appare di stupefacente novità. Raramente le vittime di un regime totalitario hanno raccontato la loro esperienza con il gusto della narrazione e con una sensibilità estetica che non vengono meno di fronte all’orrore e all’abbrutimento. La lettura di queste pagine, illustrate dai disegni dell’autrice, cattura la nostra attenzione per l’azione in sé e per il ritmo infuso dalla vitalità della protagonista. La formula della Kersnovskaja è quella del romanzo illustrato. È nuovo il ruolo del lettore, che, quasi come in un gioco ipertestuale, entra nelle immagini, ascolta la voce narrante e partecipa alle vicende. Non esistono riprese documentarie del GULag, tanto meno girate dalle vittime. Ma grazie a questo “fumetto”, a distanza di settant’anni dagli eventi, dal permafrost siberiano emergono volti e voci, quasi fossero le parole surgelate di cui parla Rabelais. È nuovissimo il tono della narratrice. Ci si aspetterebbe la voce di una donna che subisce, patisce, che è picchiata, seviziata, sbattuta nelle carceri di rigore. E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale.” Evfrosinija Kersnovskaja (1907-1994) è nata a Odessa da padre russo, di professione giudice, e da madre greca, insegnante di lingue. Nonostante una educazione letteraria e musicale di ottimo livello e la conoscenza di almeno sei lingue, privilegia il lavoro dei campi specie dopo il trasferimento della famiglia in Bessarabia per sfuggire al regime sovietico. Deportata in Siberia come molti suoi compatrioti, è stata condannata alla fucilazione e internata nel GULag, ma ha continuato a scrivere e disegnare per raccontare la sua avventura. Al suo ritorno a casa nei primi anni Sessanta ha iniziato a riscrivere e a disegnare tutto quello che non poteva certo dimenticare.

Diario di un guardiano del Gulag

Diario di un guardiano del Gulag di Ivan Čistjakov. Introduzione di Marcello Flores, postfazione di Irina Ščerbakova, traduzione e cura di Francesca Gori (Bruno Mondadori, 2012). Nell’estate del 1934 un uomo poco oltre i trent’anni viene arruolato nelle truppe destinate a presidiare il BAMlag, un lager in Siberia dove era compito dei detenuti costruire un tratto della ferrovia Bajkal-Amur. Nei due anni passati al Gulag come comandante di un plotone di sorveglianza, Ivan Čistjakov tiene un diario che, scampato alla distruzione e pubblicato oggi per la prima volta, è un documento storico di eccezionale rilevanza, anche perché unico nel proporre un punto di vista diverso da quello delle vittime. Tipico rappresentante della zona grigia, Čistjakov è un testimone umanissimo e ambiguo, stretto tra insofferenza e paura, pietà e autocommiserazione. Non è un eroe, ma prova simpatia per le miserie dei prigionieri, vede le perversioni del sistema e l’inutilità di molte sofferenze, si irrita per gli ordini insensati. Medita il suicidio, ma desiste; sogna di tornare alla vita modesta di un leale cittadino sovietico, ma non si ribella; subisce collera, tristezza e vergogna protetto solo dalle pagine di questo diario, che diventa il suo sfogo e il suo segreto. E che costituisce oggi l’unica memoria diretta del Gulag capace di restituire la voce di un responsabile (se pur marginale) del suo funzionamento.

Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso.

Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso di Elena Kostioukovitch (La nave di Teseo, 2025). “Le storie di Kyiv, la città in cui sono nata, sono storie drammatiche. Se guardo all’indietro per collegare la situazione odierna con il passato, sulla base di libri e documenti, usando le storie della mia famiglia, mi rendo conto che il passaggio da un’epoca all’altra può essere rappresentato in alcuni luoghi di Kyiv come su un palcoscenico teatrale. Sarà sempre illuminato da luci grandiose e fatali. Racconteremo di una zarina che scendeva la scala del suo palazzo, situato su un’alta collina, per organizzare il salvataggio dell’impero russo. Parleremo del geniale scrittore che immaginò di far esplodere una bomba proprio sul belvedere da cui scendeva la zarina. Seguiremo la coraggiosa missione di un’eroina che penetra nel bunker di Putin per convincerlo a fare harakiri”. Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso è un viaggio nell’anima della capitale ucraina, che intreccia la storia della città, incastonata nel cuore d’Europa, e quella dell’autrice, partita da Kyiv seguendo la passione per la letteratura. Le pagine di Gogol e Bulgakov si mescolano ai ricordi di famiglia, i boulevard di Kyiv attraversano i secoli, le guerre di ieri e quella di oggi, le piazze brillano di vita e bruciano sotto le bombe, come a espiare la condanna di una città eternamente assediata. Elena Kostioukovitch firma un libro prezioso che ci pone davanti alla complessità di un paese, alle sue luci come alle sue ombre, alle diverse voci che da secoli ne animano la cultura, alla forza di un popolo che non si è mai arreso.

La Guerra d’indipendenza ucraina. Come il conflitto ha cambiato il Paese (2014-2024).

La Guerra d’indipendenza ucraina. Come il conflitto ha cambiato il Paese (2014-2024). A cura di Simone A. Bellezza, Oleksiy Bondarenko, Marco Puleri, Matteo Zola (Editrice Morcelliana, 2025). Dal marzo 2014, quando i soldati russi invasero la Crimea e, poco più tardi, le ragioni orientali del Donbas, all’aggressione iniziata il 24 febbraio 2022, l’Ucraina si è trovata a dover combattere una guerra per difendere la propria indipendenza. Il confronto bellico ha profondamente influenzato e trasformato la società, la cultura e la politica ucraine. Dodici studiose e studiosi italiani e ucraini raccontano questa evoluzione in diversi ambiti, dalla violenza al fronte alla lotta dei movimenti femministi e LGBTQIA+, dalle migrazioni alle appartenenze religiose, dalle dinamiche del potere politico e culturale alle relazioni internazionali. Un tentativo unico di interpretare la guerra nel medio-lungo periodo per provare a comprendere quale sarà il futuro dell’Ucraina. Il volume contiene saggi di Alessandro Ajres, Alberto Basciani, Simone A. Bellezza, Oleksiy Bondarenko, Giulia De Florio, Marta Havryshko, Iuliia Lashchuk, Francesco Magno, Marianna Napolitano, Marco Puleri, Viktoriya Sereda, Matteo Zola.

Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024)

Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024). A cura di Giulia De Florio con prefazione di Marcello Flores (Editrice Morcelliana, 2025). Arthur Vakarov è riconosciuto come uno dei designer più influenti della Belarus e ha conquistato diversi premi internazionali nel campo del design. Il progetto 30 anni di dittatura in 30 manifesti è stato esposto a Vilnius, Varsavia, Danzica, Stoccolma e Tallinn. Nel 2024 ricorreva il trentennale dall’insediamento di Aljaksandr Lukašenka (più noto in Italia come Aleksandr Lukašenko) nella carica di presidente della Bielorussia. Da quel luglio del 1994 l’ex repubblica sovietica ha conosciuto una costante e drammatica discesa agli inferi non solo in ambito economico e produttivo, ma anche sul piano dei diritti civili e dell’identità culturale. La dittatura di Lukašenka ha, infatti, modellato il paese sull’esempio dell’ingombrante alleato russo, tanto da adottarne cultura e lingua. Non mancarono proteste, soffocate nel sangue, animate da intellettuali, scrittori, artisti che rivendicarono con orgoglio l’identità bielorussa controbattendo con coraggio al despota russofilo. Tra queste figure di dissidenti spicca Arthur Vakarov, costretto all’esilio per sfuggire a un’ingiusta detenzione. Tramite le creazioni per il progetto 30 anni di dittatura in 30 manifesti, e la sua arte acuta, cruda, dissacrante, il designer ha stigmatizzato le atrocità della dittatura di Lukašenka. Tutt’altro che commiserazione della patria, è un inno alla vita evocata nell’ultimo dei suoi manifesti: La fine è più vicina di quanto ti immagini. Il volume contiene i trenta manifesti di Arthur Vakarov per la prima volta pubblicati in Italia e scritti di Marcello Flores, Francesco Brusa, Giulia De Florio, Filippo Perrini. Claudia Bettiol ha voluto parlare di Arthur Vakarov e del volume a lui dedicato per Meridiano 13: Una Belarus che vive tra dittatura e resistenza. La dissidenza bielorussa nei 30 manifesti di Arthur Vakarov.