Martin Schulze Wessel: “La Germania e l’Ucraina. E una guerra che si poteva impedire”

Angela Merkel e Vladimir Putin, 2 maggio 2017The Russian Presidential Press and Information Office, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Chi ha ignorato l’Ucraina e perché?​ Questa zona d’ombra attraversa la politica e l’opinione pubblica del XIX e XX secolo. Si va dalla semplice trascuratezza all’ignoranza deliberata fino alla rimozione attiva. Tutto ciò converge nella percezione tedesca dell’Ucraina che era – e in parte è ancora – un luogo invisibile nella mappa mentale dei tedeschi.

Le potenze minori otterranno armi di distruzione di massa?

La guerra russo-ucraina e il conseguente declino dell’ordine mondiale post-1945 potrebbero spingere potenze relativamente minori a dotarsi di armi atomiche, biologiche e/o chimiche per scoraggiare le più grandi.

Nuovi confini della protesta in Russia e come valicarli

Paesaggio in Baschiria (Başqortostan) (foto: Руслан Бурангулов, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons)

Quali sono i mezzi di protesta legali rimasti in Russia oggi? Dove, come e grazie a chi si intrecciano i movimenti ambientalisti, quelli per i diritti umani e quelli di sostegno alle popolazioni locali? Un’analisi dei nuovi problemi da affrontare all’interno dei confini nazionali russi.

Silvia Stöber: “La disinformazione russa fa breccia in Germania. Se AfD guadagna potere è un rischio serio”

Intervista con la giornalista investigativa sulla propaganda e sulle violenze russe in Ue: “Oggi c’è una maggiore sensibilità, ma non è sufficiente per combattere adeguatamente la disinformazione. E gli effetti sulla popolazione tedesca sono percepibili. Lo si nota già ascoltando amici e parenti. Questo vale sia nella Germania orientale che in quella occidentale”.

Armenia-Azerbaijan: se vera pace sarà, non sarà per tutti

Il presidente dell'Azerbaigian İlham Əliyev (Ilham Aliyev) (foto di President.az, CC BY 4.0, Link)

Show mediatico a parte – e pur con tutta la condivisibile cautela espressa da diversi analisti – l’accordo siglato a Washington è un passo importante di un percorso avviato dalla diplomazia dei due stati del Caucaso meridionale già prima dell’arrivo al potere di Trump. Se si rivelerà solo di un pessimo spettacolo, è presto per dirlo. C’è però un primo elemento, certamente negativo.

La fame di espansione della Russia e il malinteso diffuso sulla politica estera di Mosca

Nella foto: Vladimir Putin e Donald Trump a Helsinki nel 2018 (Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons, con modifiche)

L’aggressione russa all’Ucraina non è una reazione al comportamento dell’Occidente, ma ha cause storiche, ideologiche, culturali e politiche interne alla Russia. Affonda le sue radici nelle tradizioni imperiali russe, nei meccanismi di legittimazione politica interna, nelle ambizioni geostrategiche e nelle rivendicazioni irredentiste sui territori dell’Impero zarista e dell’Unione Sovietica.

Recita a soggetto. Trump è un attore nel teatro negoziale di Putin

Donald Trump (foto: Daniel Torok, CC BY 3.0 US, via Wikimedia Commons)

Gli Stati Uniti hanno imparato poco dall’inutilità dei loro intensi negoziati diplomatici con la Russia e dalla continua moderazione politica nei confronti di Mosca. Ma la questione fondamentale sarà fino a che punto Trump condividerà l’interpretazione di Putin delle cause, della natura e del significato della guerra di aggressione di Mosca.

Cosa stiamo difendendo in Ucraina

Kyiv, 11 gennaio 2024. Alcune persone guardano le macerie.

La guerra tra Russia e Ucraina è solo uno dei trend distruttivi nell’ordine internazionale odierno. Tuttavia, l’esito contribuirà a determinare quale direzione prenderà il mondo.

L’arte non è fuori dalla politica. Gergiev, tenace sostenitore di Putin, non dovrebbe esibirsi a Caserta.

La Reggia di Caserta (Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Il direttore d’orchestra torna così su un grande palco europeo, finanziato anche da fondi pubblici, a dispetto delle sanzioni che lo hanno colpito in molti paesi. Se in tempi normali, la separazione tra arte e politica può sembrare un principio nobile e difendibile, in tempi di guerra, come quella della Russia in Ucraina, ogni pretesa di “neutralità culturale” suona ingenua, se non complice.

Sul colonialismo russo

Katia Margolis, Venezia 2024

La sua negazione è un atteggiamento che lega l’ala anti-Putin della società russa all’ala pro-Putin. Lo sciovinismo russo è radicato nella storia e nell’inconscio culturale molto più profondamente del putinismo. Dietro questa retorica si nasconde il rifiuto fondamentale di studiare le radici storiche e i metodi di creazione di questo “contesto culturale comune” con i popoli conquistati, russificati con la forza e in parte sterminati: l’ignoranza della storia dei ceceni, degli ingusci, dei buriati, dei baschiri, dei calmucchi, dei tuvini, degli jakuti, degli adigei, dei vepsi o dei keti.